ROCCO AGENTE DEL CAOS

Gli studenti del liceo, spesso, odiano la storia. E non perché sia poco interessante o noiosa, almeno non per forza. La odiano perché nel corso del tempo ci sono gocce che fanno traboccare il vaso e che creano, di conseguenza, il caos. Si prenda come esempio l’assassinio di Francesco Ferdinando perpetrato da Gavrilo Princip agli albori del primo conflitto mondiale. Da qui tante date da studiare, continue guerre e battaglie da imparare, dinamiche politiche da capire. Ma del resto, se a Sarajevo non fosse accaduto quel che è accaduto, l’Italia, forse, non sarebbe tale. Torniamo agli studenti, questi ancora oggi stramaledicono Gavrilo Princip, non tanto per il gesto estremo, ma per le conseguenze che ha portato: pagine e pagine di storia da studiare. In misura assolutamente non paragonabile, è accaduta la stessa cosa con Rocco Commisso alla Fiorentina. Il presidente viola si è ribellato ad un sistema con parole dure, forti, decise. Ha subito critiche da persone che neanche si rendono conto di evidenti ingiustizie che regnano nel calcio italiano e che forse, per pigrizia, avrebbero preferito che tutto rimanesse intatto. Ha subito una normale repressione ricaduta su dirigenti sotto di lui (Antognoni, Barone e Pradè) e ha udito la risposta dalla dubbia utilità del presidente dell’AIA Marcello Nicchi. Dopo il numero uno gigliato, un altro numero uno di diversi anni più giovane compie un fatto simile. Si tratta di Steven Zhang, presidente dell’Inter, questa volta però l’attacco è diretto a Dal Pino, presidente della Lega Calcio. Per lui la Lega starebbe pensando ad un provvedimento esemplare. Insomma, qui è tutto un attaccare, direte. Che presidenti strafottenti, penserete. Ma è davvero così? Dipende dal punto di vista. Posto che le parole hanno un peso, la storia non di fa con i “se” e con i “ma”. Se il presidente è chiamato a fare il Presidente, deve farlo. Il fine non giustifica i mezzi, ma una reazione è sacrosanta. E le reazioni, si sa, non sono mai pacate e ordinarie, altrimenti non sarebbero tali. Torniamo a Commisso: lo zio d’America è stato tempestato di accuse da parte di addetti ai lavori, giornalisti, ex calciatori, ex arbitri (Gervasoni), ma se n’è altamente fregato. Ha fatto il suo dovere, ha ingoiato il boccone amaro, ha pagato la multa. E ora i risultati si vedono. Nel bene e nel male, il mondo del calcio italiano ha reagito e le istituzioni sono state messe in forte dubbio. ed ora sono proprio queste a dover scegliere se perdere di credibilità, o lavorare nel modo più trasparente ed efficiente possibile, a partire dalla riunione di domattina alle 12:00, quando si decideranno le sorti della prossima giornata di Serie A. Questo non vuole essere un pensiero sovversivo, tutt’altro. L’intento è far capire che se si è arrivati ad una situazione di caos come questa, la colpa non può essere di un presidente, arrivato da poco in Italia, che alza i toni dopo soli 6 mesi di lavoro e neanche di un altro presidente che dà del “pagliaccio” ad un’istituzione. Potrebbe anche essere semplice strafottenza, ma che motivo ci sarebbe? Ciò significa che uno o più ingranaggi del calcio italiano funzionano male. E per far funzionare le cose, alle volte, bisogna improvvisarsi agenti del caos.

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