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IL PAGELLONE DI FIORENTINAUNO, Scusate il ritardo: dall’anno zero con zero trofei… a quel 10 viola appena accennato

Scusate il ritardo… sono passati sette giorni da quando abbiamo realizzato che anche il campionato 2018/2019 era finito. Ma non è stato un finale come gli altri e proprio per questo forse meritava un’attenzione maggiore. Ci sono stati sviluppi poco edificanti e sorprese inattese ma dopo una settimana di assestamento siamo riusciti a raccogliere per voi 10/11 spunti per raccontare in pillole questa stagione viola. Prendetevi qualche minuto di tempo e tuffatevi in questo viaggio fatto di cifre, spesso fuorvianti e noiose ma che possono descrivere meglio scorci di calcio e di Fiorentina…

ZERO – Come i trofei vinti nell’era Della Valle da quando, in quel primo agosto 2002, dopo il fragoroso fallimento, i due fratelli marchigiani decisero di ereditare il glorioso club ridotto a brandelli in quegli anni. Ad oggi, finale di stagione 2018/2019, la peggiore della gestione Diego e Andrea a Firenze, la bacheca del Franchi è rimasta uguale a diciassette anni fa… vuota. Un percorso fatto anche di picchi importanti ma che, ad oggi, lascia una sensazione amara: l’idea non essere stati all’altezza. Ed ecco che forse è arrivato il momento dell’anno zero, numero che ritorna puntuale, a segnare, si spera, un nuovo corso, una nuova strada… forse un punto di partenza per nuovi trofei.

UNO – Come quel numero Uno che, probabilmente, alla Fiorentina è mancato soprattutto negli ultimi anni. Quella guida centrale e presente, quel proprietario pronto a prendersi i meriti di piccoli ma importanti successi e, allo stesso tempo, di caricarsi sulle spalle tutte le responsabilità di momenti meno buoni, facendo da paracadute ad una piazza, spesso troppo critica, è vero, ma mai distante dalla sua squadra. Un numero Uno che oggi tanti fiorentini si augurano di avere già dalla prossima stagione, e poco importa se parla un americano con l’accento reggino o ha una pronuncia enfatica, quasi recitata, tipica dell’arabo… serve un nuovo modo di gestire gioie e dolori che a Firenze siamo ormai abituati a vivere con quotidianità.

DUE – Come i due volti di questa stagione viola. Non servono troppe parole per spiegare il trend di questa paradossale annata, basta tenere impresse due prestazioni chiave che danno più senso al quadro completo. Milan-Fiorentina e Fiorentina-Genoa, ultima di campionato. Da un lato convinzione, sudore e sogno Champions a soli 3 punti (con l’unica vittoria contro una big del nostro campionato) e, dall’altro lato, la paura e la delusione in quel match mai giocato che ha racchiuso tutti i fallimenti del campionato viola. Insomma una Fiorentina poco “Jekyll” e tanto “Hyde” senza una personalità delineata ma come diceva Robert Louis Stevenson: “ambedue le mie nature erano assolutamente spontanee”.

TRE – Come, più o meno, i tre quarti del campionato sotto la guida di Stefano Pioli. La seconda stagione del tecnico emiliano in riva all’Arno è durata 34 partite ufficiali con 10 vittorie, 16 pareggi e 8 sconfitte (sono comprese le 3 sfide in Coppa Italia con Torino, Roma e la prima con l’Atalanta). Trentanove punti nel torneo in 31 match disputati sotto la guida Pioli. Un percorso difficile partito forse con una preparazione estiva leggera ma che comunque meritava un epilogo diverso. L’ex Lazio e inter è letteralmente scoppiato, dopo la sconfitta contro il Frosinone ma soprattutto dopo un comunicato tanto duro come tanto fuori luogo in quel momento. Il cambio tecnico, però, ha dimostrato forse che quei limiti non erano riconducibili alla linea del tecnico e alla sua indiscussa professionalità… un’ulteriore conferma, in questo percorso, della poca chiarezza che aleggiava quest’anno all’interno della Fiorentina.

QUATTRO – Come quel giorno di Marzo che, anche qualche mese fa, ha riportato alla memoria, se proprio doveva, la tragedia dell’anno prima. In campo purtroppo non è stata confermata quella grinta che aveva spinto Chiesa e compagni, solo dodici mesi prima, ad avere un motivo in più per lottare. Ma poco cambia, a Firenze ne passeranno ancora tanti di quattro marzo ma questo giorno non sarà mai più lo stesso. C’è un prima e un dopo. C’è la consapevolezza che anche nei momenti più bui qualcuno ci darà una spinta in più. C’è lo scroscio di applausi ad ogni tredicesimo minuto di ogni “maledetta” domenica che ci ricorda come si può essere semplicemente uomini ma eternamente leggende. Sì! Perché quella fu una “maledetta domenica” e come invocava Al Pacino nell’omonimo film: “Col tempo, con l’età, tante cose ci vengono tolte, ma questo fa parte della vita. Però tu lo impari solo quando quelle cose le cominci a perdere…”.

CINQUE – Come la media voto di Vincenzo Montella in questo breve e complicato ritorno a Firenze dopo anni di disavventure in giro per l’Europa. Non era facile inserirsi in un contesto così frastornato nonostante la sua precedente esperienza in riva all’Arno e quindi la sua conoscenza dell’ambiente. Il tecnico napoletano ha provato a dare un suo gioco senza stravolgere dei meccanismi già ben consolidati ma non è bastato ad uscire da una situazione che da complicata si è fatta drammatica. I risultati giocano a suo sfavore (0 vittorie in 8 partite, compresa l’eliminazione nel ritorno di Coppa Italia) ma non si è tirato indietro alla chiamata di Firenze e gliene va dato atto. Molti fiorentini lo vorrebbero riconfermato, altri meno… non sappiamo come andrà a finire ma anche l’aeroplanino ha fatto parte nel bene e nel male di questa stagione viola.

SEI – Come i gol di Federico Chiesa in questo campionato che poi sono gli stessi degli altri attaccanti: Muriel e Simeone. E’ lui l’uomo più forte di questa Fiorentina, il figlio d’arte che può ambire a superare un grande papà. Ne parlano bene in ogni dove del globo terrestre e questo ha attirato le attenzioni di tante pretendenti. Il suo futuro è sempre più ombroso, la sua permanenza in bilico ma, probabilmente, il suo destino è già segnato. Ne sentiremo ancora parlare per molto e ci auguriamo che possa dipingere ancora di viola le sue giocate, i suoi gol e le sue esultanze… ma in questo momento è difficile tarpare le ali ad una rondine che vola così forte. Fin qui ce lo siamo goduto e coccolato e ogni fiorentino si augura di poterlo fare ancora. Forse qui non troverai tanti soldi e tanti successi ma l’amore quello no… non lo ritroverai così puro e bello! Sarà un arrivederci o un addio? Ora tocca a te…

SETTE – Come le sette meraviglie rifilate alla Roma in Coppa Italia al Franchi in un tripudio di gioco e spettacolo. Solo dopo purtroppo abbiamo capito che quella meravigliosa serata era maturata più per demeriti dei giallorossi che per lo strapotere viola ma non si può dimenticare. La viola correva dritto verso la semifinale del torneo mandando un messaggio chiaro: siamo forti e cattivi! Giovani sicuramente, inesperti sicuramente… ma anche belli da vedere e concreti. Probabilmente l’unica serata di gioia al Franchi di questa stagione, quelle partite che per gli avversari sono uno schiaffo troppo forte da cancellare e per i tuoi tifosi euforia ed eccitazione. La Fiorentina deve ripartire da quel 30 gennaio. Lo deve alla sua gente, desiderosa di emozioni forti.

OTTO – Come il numero di maglia di Gerson Santos Da Silva, incognita di questa Fiorentina che non ha quasi mai inciso quest’anno nonostante le indubbie qualità. Il discorso si allarga, nemmeno tanto sul calciatore, ma bensì sulla filosofia societaria che ha inciso nel formare questa rosa: tanti prestiti, tanti eventuali riscatti che poi quelli reali saranno probabilmente pochi… forse solo Muriel a questo punto. Puntare sui giovani è doveroso per un club come quello gigliato ma non dare appartenenza a questi giovani può essere controproducente… Chiesa, Benassi e Milenkovic, i migliori di questa stagione sono di proprietà viola e, a prescindere dal loro eventuale futuro, creano un valore inestimabile in gruppo. Questa strategia dei prestiti a breve termine non ha dato i frutti sperati e, quasi sicuramente, chi l’ha adottata (con tutti i limiti economici che ha dovuto fronteggiare) sarà allontanato. Un contemporaneo Murakami scrive: “Ognuno lascia la sua impronta nel luogo che sente appartenergli di più”.

NOVE – Come il mio voto alla stagione dei sostenitori viola. E’ difficile per una piazza come Firenze ritrovarsi in situazioni così complicate. E’ un popolo che vive di forte agonismo, competizione che, a tratti, sembra non essere mai esistita in campionato. La tifoseria ha comunque risposto presente ma soprattutto si è distinta (quasi sempre) per un comportamento esemplare: contestazione dura ma civile, ordinata e seria. Guardandoci attorno non sempre è così, in un’altra stagione macchiata da tantissimi fatti di cronaca legati al calcio e purtroppo alla scomparsa di un altro ultras, un altro figlio. Un plauso va a che vive di sport nel modo giusto, corretto… “Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti dei «goal». Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità”. Ascoltiamo le parole di Pasolini sul calcio e lasciamo che a sovvertire i codici sia un gol e mai l’inciviltà.

DIECI – Come quel numero che nel calcio esprime fantasia, creatività. Quel numero che tutti i bambini sognano di avere sulle spalle ma che, a Firenze, sembra non avere più lo stesso splendore di un tempo. Il dieci viola che è stato dei vari Antognoni, Baggio e Rui Costa non riesce più a trovare una collocazione forte, giusta. Quest’anno forse, come per tutto il resto, è stata l’annata peggiore anche per il 10 gigliato. E’ apparso in campo per 744’minuti sui 3780 totali tra campionato e Coppa Italia, ha gioito una sola volta per una rete e recava sopra la scritta Pjaca. Ad inizio stagione i presupposti erano tanti, infranti tra brutte prestazioni e infortuni per chi ha già l’onere di arrivare dai rivali di sempre. Marko tornerà a casa senza aver lasciato il segno ma probabilmente è ancora più pesante non vedere quel 10 viola ergersi su tutti ormai da troppo tempo. Sarà l’ennesima sfida di un nuovo ciclo: riportare a Firenze qualcuno meritevole di quella maglia perché se è vero che tutto può cambiare, tutto può rinnovarsi e tutto può finire, è anche vero che ci sono cose che non finiranno mai… la maglia, quella maglia. La viola… quella viola!

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