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Il nuovo corso: punti di forza e debolezze della Nazionale di Mancini. Cosa manca per puntare in alto

Sei reti al Liechtenstein e primato nel raggruppamento J per gli azzurri di Mancini.

La nuova Italia prende forma a partire da alcuni prospetti che si stanno facendo strada in Serie A e non solo.

Qualcosa sta cambiando. Anni bui per i colori azzurri dopo la gioia di Berlino. Eliminazione ai quarti all’Europeo 2008. Eliminazione ai gironi nei mondiali del Sudafrica e del Brasile. Un Europeo perso in finale con la Spagna e uno dignitoso sotto la guida Conte. Quindi il disastro della mancata qualificazione sotto Ventura. Adesso la gestione Mancini sembra un toccasana.

La meglio gioventù

Un nerbo giovane su cui costruire il cammino verso l’Europeo. Donnarumma (classe ’99), Romagnoli (’95), Mancini (’96), Zaniolo (’99), Chiesa (’97), Bernardeschi (’94) e Kean (2000). Giovani sì ma già certezze per le rispettive squadre.

Giovani ma già inseriti in squadre di prima fascia. È il caso dell’ex viola Federico Bernardeschi, esploso in bianconero, dopo un grave infortunio, e consacrato dalla prova sontuosa contro l’Atletico nella quale non ha dato punti di riferimento alla difesa dei Colchoneros prima confezionando un cross al bacio poi conquistando il rigore decisivo. Il fresco venticinquenne sta diventando una pedina inamovibile nello scacchiere tattico di Allegri: lui dal canto suo dimostra una duttilità invidiabile. Ed è il caso anche di Moise Kean (in rete anche stasera), divenuto intoccabile per Mancini. Un ragazzo maturato tantissimo grazie alla permanenza in casa Juventus. Stare gomito a gomito con Cristiano Ronaldo e gli altri.

Al di là dell’assenza forzata per infortunio Federico Chiesa è un punto fermo della Nazionale di Mancini. Le parole del ct hanno sortito l’effetto sperato sul ragazzo che sta trovando la continuità realizzativa che prima gli mancava. Il suo acciacco non sembra essere nulla di grave: dopo alcuni giorni di lavoro personalizzato, a partire da oggi Fede ha iniziato l’attività sul campo.

Il dopo-Pirlo

Accanto alle pianticelle si affiancano profili oramai di caratura internazionale. Promette bene il duo Verratti (1992) e Jorginho (1991). Negli anni passati mai si era riusciti a trovare dei sostituti nella cabina di regia tali da non far rimpiangere le geometrie di Andrea Pirlo.

Spazio nella mediana a tre disegnata da Mancini ad uno tra Sensi (1995), Cristante (1995) Barella (1997), Zaniolo (1999), tutti e quattro prospetti di livello assoluto.

Dove migliorare

Ad oggi le uniche lacune sono l’assenza di un solito centravanti e le incognite sulla successione alla coppia Bonucci-Chiellini.

La porta è ben protetta dal giovane Donnarumma, titolare in uno dei maggiori club d’Italia; in alternativa c’è l’esperienza di Sirigu. Oppure Cragno e ancora Perin. Insomma lì c’è fin troppa abbondanza.

Per quanto riguarda le corsie laterali Biraghi viene, grazie alla rinascita in riva d’Arno, da due stagioni di crescita: buon tiro, buoni cross, qualche pecca in copertura. Sulla corsia opposta una vecchia conoscenza di casa viola: Piccini. Al centro Mancini e Romagnoli non sono e non possono essere al livello di Bonucci e Chiellini ma anche grazie a queste partite possono accumulare minuti preziosi. Opportunità anche per Armando Izzo: una stagione di grazia per lui al Torino con 4 reti all’attivo.

Discorso differente per l’attacco. Ciro Immobile latita in azzurro; in passato fu scavalcato nelle gerarchie da Éder e Pellè. Le 10 reti realizzate durante la gestione Mancini sono arrivate tutte da calciatori differenti: sintomo della difficoltà di trovare un riferimento offensivo affidabile. Nel tridente c’è posto per altri che hanno dimestichezza con il goal, Chiesa e Bernardeschi su tutti, ma il bomber sarebbe il coronamento.

Tuttavia il sogno nel cassetto di tanti tifosi azzurri è rivedere con la maglia della Nazionale Supermario. Balotelli è il centravanti che serve: nessuno ha il suo tiro, la sua esplosività, l’estro che lo contraddistinguono. Gli scettici rivedano le sue reti all’Europeo. Mario ha avuto le sue occasioni, sprecandole spesso ed ora è giusto che anche altri abbiano spazio ma tutto è possibile, ma la strada è ancora lunga e se Mario decide di fare Mario quella maglia è sua. Le 5 reti in 7 partite con la maglia del Marsiglia lasciano ben sperare e per il Mancio una coppia Kean-Balotelli è possibile.

Nonostante la classe indiscussa, il cuore che ci mette sempre Quagliarella ha un’età. Anche se finché dura, Quaglia è una delizia.

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