I tifosi tornano. I calciatori e il calcio restano sempre quelli che sono


Nella trattativa tra la Fiorentina e Vlahovic il problema fondamentale non è lo stipendio, ma la clausola rescissoria da apporre sul rinnovato contratto. Quando Commisso ha detto di voler accontentare le richieste del giocatore, si è fregato. I procuratori, questo dobbiamo affermarlo, hanno ben presente la realtà economica europea. Infatti, Ristic e assistito chiedono una clausola inferiore ai 60 mln. Perché? Perché posso scappare appena vogliono e, non solo, nel frattempo guadagnare quelli che ora sarebbero tre anni in uno.

Che lo si voglia o no gli stadi chiusi hanno colpito le tasche dei club. Senza alcuna distinzione. La Super Lega è una sparata a salve che vuole accelerare un qualche passaggio. Passaggio, nel quale la UEFA potrebbe tranquillamente essere invischiata. Comunque, in un modo o in un altro, ci dovrà essere un capro espiatorio. Funziona così. Anche se, oggigiorno, le distrazioni spacciate alla gente sono tante da annullare princìpi perpetrati da millenni. Nel senso che subiamo davanti ai nostri occhi, ce ne accorgiamo e siamo talmente intorpiditi che ne rimandiamo la vendetta al giorno seguente. Se vendetta si può chiamare (recriminazione forse). Alla fine, rimanda, rimanda, ce ne scordiamo. Perché le “tante” informazioni a cui siamo esposti, ci sovraccaricano e ci bloccano abbastanza da renderci attivi a senso unico.

Insomma: Viva la riapertura degli stadi! Ma, attenzione, questo non toglie il fatto che il calcio resti sempre quel medesimo oggetto economico, o vizio (se volessimo riprendere i filosofi) che distrae la gente dalla coscienza di sé. Anzi, rafforza lo stato di dipendenza. Porta a spendere e, dunque, ad incassare. Questo gioco, perché il calcio è un gioco, è un po’ come nel poker o nella roulette russa: esistono Fortuna, Sfortuna, Bene, Male, Dio, Diavolo, Santi e Peccatori. Niente di meglio dell’inspiegabile, dell’incontrollabile, del grande, dell’immenso e del manifesto per far chinare le persone.

Tornare a prima e non cambiare niente, se non il rapporto di forze che c’è tra pastore e gregge.

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