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Sostituzione per i viola: esce Iachini, entra Prandelli.

E vediamo se si riesce a rimontarla questa stagione. Ma prima di allora, facciamo un balzo nel passato e cerchiamo di capire quando tutto questo ebbe inizio. Il 5 ottobre 2008 andava in scena allo stadio “Marcantonio Bentengodi” di Verona Chievo-Fiorentina. Un match che aveva visto gli ospiti gigliati vincenti per 0-2 grazie ai gol di Zdravko Kuzmanovic ed Alberto Gilardino. Quella era una Fiorentina d’altri tempi: con Frey, Gilardino, Montolivo, Felipe Melo e Jovetic tra gli altri. Alla lettura di questi nomi sono sicuro possa scendere la lacrimuccia a più di qualche tifoso: perdonatemi. Tuttavia, per analizzare appieno l’ecatombe fiorentina scatenatasi poco dopo le 20 di ieri sera, bisogna che si cominci dagli antipodi.

Alla guida dei clivensi c’era uno sbarazzino Giuseppe Iachini, fresco fresco di promozione in A con i gialloblù ma sempre con l’iconico berretto in testa. La stagione 2008/2009, tuttavia, per il tecnico ascolano non è particolarmente felice da ricordare: quell’anno Iachini era stato esonerato verso i primi di novembre (guarda tu che caso), poco dopo la sconfitta di misura di cui discutevamo qualche riga fa. Alla guida dei fautori di quella disfatta dalla parte viola, invece, c’era un sempre verde e pluri-amato Cesare Prandelli: bresciano di nascita, fiorentino d’adozione.

Quello era il suo terzo anno alla guida dei ragazzi viola e tutta Firenze godeva del bel calcio espresso dal tecnico d’Orzinuovi. La vittoria poc’anzi citata contro i clivensi è solo una tra le tante che l’ex c.t. della Nazionale italiana era riuscito ad agguantare con il giglio stampato sul cuore. Ed ora, per un’irriverente ironia della sorte, Prandelli andrà a sostituire proprio quel tecnico che aveva contribuito a far esonerare dalla panchina veronese.

Ma d’altronde, ci sarà il suo motivo se Cesare sia così ben voluto in quel di Firenze. Ce ne sarebbero 119, a dire il vero: le vittorie che Prandelli era riuscito a raggiungere con la Fiorentina in 240 partite dal 2005 al 2010. Ed a cui vanno aggiunte, ad onor di cronaca, 54 pareggi e 67 sconfitte. Un bilancio più che positivo che, ora come ora, rappresenta una fresca boccata d’aria per i tifosi viola. E poi Cesare, Firenze, ce l’ha nel cuore. Talmente tanto che, sembra, abbia accettato di condurla sino a giugno 2021 e salvare il salvabile.

Un’amore sconfinato che nell’estate del 2010 aveva interrotto esclusivamente per motivi patriottici: dopo Firenze, era arrivato il turno della Nazionale italiana. Un’avventura della quale saremmo qui disposti a disquisire per ore. Una parentesi che, come tutte, ha avuto i suoi alti ed i suoi bassi e che l’ha resa, tutto sommato, indimenticabile: per noi e per lui. Ciononostante, quell’Europeo sfiorato nel 2012 contro la Spagna brucia ancora. Ma bisogna andare avanti. Bisogna che si chiudano i paragrafi, si terminino i capitoli e si scriva tutt’altra storia. E Firenze, ora più che mai, ne ha veramente bisogno.

A Giuseppe Iachini andrebbero fatti pervenire, tutto sommato, i doverosi ringraziamenti del popolo viola. Il caro Beppe, entrato in corsa, ha salvato un disastro annunciato come quello cominciato dall’aeroplanino Montella nel dicembre del 2019. Senza battere ciglio e con la dovuta professionalità del caso, aveva preso in mano le redini della squadra ed era riuscito, con un pandemia mondiale di mezzo, a salvarla dal mare aperto nella quale stava affogando: conducendola nella parte sinistra della classifica in religioso rispetto.

Proprio per questo motivo, forse, non si sarebbe prospettato un finale del genere, il nostro caro Beppe. Forse, con meno stravolgimenti di ruolo e maggiore flessibilità nei moduli, quest’oggi staremmo a celebrare una spettacolare vittoria arrivata in casa del Parma. Ma d’altronde, come più volte ci ha ricordato Beppe, “con i se e con i ma, non si va da nessuna parte”.

 

 

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