Francesco Franchi a F1: “Ripartire rischio troppo alto. Le società sportive devono collaborare”

Francesco Franchi, presidente della Fondazione Artemio Franchi e delegato della Lega Nazionale Dilettanti per il Centro Italia, è intervenuto a FiorentinaUno.

Il calcio non abbandona l’idea di ricominciare. “Sono dell’avviso che riprendere quest’anno sia impossibile. Stiamo ancora pensando a uscire da un’emergenza sanitaria che, se non avessimo interrotto tutte le attività, avrebbe potuto essere ancor più grave. Ma quale ripresa dei campionati! La situazione è complessa e bisogna tutelare la salute anche degli atleti, dei dirigenti, dei massaggiatori. Il calcio è il calcio ed è difficile paragonarlo visto volume di affari, numero di tifosi e atleti. Dovremmo però guardare anche altri sport. Guardiamo a cosa hanno fatto rugby e basket!Continuare un campionato senza garantire la sicurezza sarebbe senza senso. Il mondo ha deciso di posticipare Europeo e Olimpiadi, appuntamenti che mobilitano milioni di persone: non possiamo fermare il campionato?”

Al di là della Serie A e senza guardare solo al calcio, lo sport di base è in affanno. “Dobbiamo far capire a tutti che siamo socialmente indispensabili. Bisogna che lo stato si faccia carico delle situazioni più problematiche. Questo mondo si sorregge sul volontariato e sulla passione. Abbiamo una funzione sociale ed etica importante. Se non ci fossero le società sportive dove farebbero sport i ragazzi? Fino ad oggi questo mondo se l’è cavata, più o meno bene, con le sue forze: adesso serve uno sforzo a cominciare da un taglio deciso dei costi”. 

Un consiglio alle società sportive. “Scordiamoci amicizie e inimicizie, siamo tutti insieme in questa partita. Devono unire le forze perché, come ha ricordato il presidente Sibilia, il rischio che molte falliscano è alto. Penso innanzitutto alla gestione degli impianti sul territorio. In tal senso stanno nascendo anche interessanti iniziative, di privati e non solo, per aiutare il settore. Il Coronavirus è stato un trauma per tutto il nostro Paese, e non solo, e ci impone di ripensare le nostre vite. Dal modo di produrre ai consumi. A caduta anche lo sport. Come sarà. Dico inoltre che il ruolo dello sport non può più essere in secondo piano nella nostra società e che merita un pieno riconoscimento”.

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