FIORENTINA, Alla scoperta del “Tecatito” Corona, l’esterno che manca alla viola


Era una notte di mezza estate dell’anno 2010 quando Víctor Manuel Vucetich, conosciuto anche come ‘il Re Mida’ in patria, decise senza remore di lanciare dal primo minuto alla terza giornata di campionato il diciottenne Jesús Manuel Corona, funambolo della fascia destra che aveva ben figurato nelle giovanili, fin da quando il Monterrey l’aveva messo sotto contratto all’età di 14 anni. Giocate da fuoriclasse nelle categorie a limite d’età, ma ancora tutto da dimostrare tra i grandi. Quei primi 60 minuti di professionismo lasciarono intravedere un futuro radioso per ‘El Coronita’, soprannome affibbiatogli dai coetanei: il talento mostrato in appena un’ora di gioco fu sufficiente per risaltare l’estro e la qualità del giocatore, brevilineo, agile, spettacolare nelle movenze, dotato di ottima visione e di un’innata capacità di mandare i compagni in porta. Col tempo Corona si guadagnò la fiducia del tecnico e dei tifosi, finché anche la nazionale iniziò ad accorgersi delle sue potenzialità e quel soprannome che si portava dietro da anni rischiava di diventare una seria “minaccia” di marketing per uno degli sponsor del club dei “rayados”: la birra Tecate è infatti l’antagonista principale della Corona nel marcato messicano e latino oltre il confine con gli Usa. Sulla maglia nel giro di qualche settimana “Coronita” venne quindi sostituito da “Tecatito” in una stravagante quanto azzeccata mossa pubblicitaria. A contribuire alla già crescente nomea del giocatore in patria e non  anche il mondiale per club del 2012, nel quale l’esterno si rese protagonista di 2 gol in 3 partite, una delle quali memorabile contro il Chelsea di Hazard. Le sirene europee non tardano così ad arrivare. L’addio al Monterrey non fu però affatto facile: il procuratore argentino Matías Bunge ed il giocatore dovettero forzare la mano per rompere il contratto che lo legava al club d’appartenenza, al quale comunque il Twente, più lesto di tutti ad accaparrarsi il 20enne, fece corrispondere una cifra valida come “premio di valorizzazione”. Con le buone o con le cattive, dipende dai punti di vista, il messicano aveva coronato il suo sogno di giocare in Europa, partendo da un campionato di livello minore ma in un club piuttosto ambizioso. Sebbene l’adattamento ad un paese (e ad un calcio) molto diverso dalla sua terra d’origine, nel giro di due anni Corona si prese la scena, concludendo la sua seconda stagione in Olanda con 33 presenze e 13 gol. A 22 anni, con due anni di esperienza in Eredivisie e 14 presenze in nazionale maggiore, el Tecatito era pronto al grande salto. Il Porto chiuse velocemente la trattativa per anticipare l’agguerrita concorrenza: 12 milioni al Twente e un quadriennale al giocatore, che senza pensarci vola in Portogallo. Nel corso della prima stagione dimostra già di poter diventare un punto fermo della squadra del presente e del futuro, collezionando in totale 34 presenze e mettendo a referto 8 gol. Per i successivi 5 anni Corona regalerà tante soddisfazioni ai dragoes, vincendo 2 volte il campionato, 1 volta coppa nazionale, e 2 la supercoppa, tra grandi prestazioni, numeri da fuoriclasse e una continuità disarmante; partite rimaste nel cuore dei tifosi, come quella dell’Olimpico in cui El Tecatito umiliò i giallorossi nel doloroso 3 a 0 patito a domicilio dalla squadra di Luciano Spalletti nei preliminari di Champions. Carriera pressoché perfetta nel Porto, impreziosita dal titolo di miglior giocatore del campionato al termine della stagione 19/20, nella quale l’esterno collezionò la bellezza di 21 assist in Primeira Liga: nessuno come lui in tutta Europa. Ora, dopo 6 anni e 270 presenze totali con i portoghesi, Corona è alla ricerca di una nuova sfida in un campionato più competitivo di quello portoghese in cui da anni si contende lo scettro di giocatore più forte. In aiuto alla Fiorentina, fortemente interessata all’acquisto del messicano, ci sarebbe la scadenza del contratto, con data fissata a Giugno 2022: la clausola rescissoria da 30 milioni ora non ha alcun valore ed il Porto sa che se vuole monetizzare questa potrebbe essere l’ultima occasione.

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