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Conferenza stampa pradè commisso barone

Filiera corta

Giovani e italiani, provenienti da Firenze o dalla Toscana. Il nuovo corso della Fiorentina intende partire da questi capisaldi.

Una mano tesa verso le società sportive del territorio per individuare, far crescere talenti e lanciarli nel professionismo.

“In futuro punteremo – anche a partire dal territorio toscano e fiorentino – sui giovani italiani” dichiara il direttore sportivo Pradè. “La Toscana” continua “è la regione con più squadre dilettantistiche in Italia. Dal settore giovanile, dove lavoreremo sul territorio riseminando e rinforzando la tua identità in Toscana. Qui ci sono tantissime società dilettantistiche che lavorano bene ma noi vogliamo essere i primi”. E più avanti: “Prenderemo una persona dedicata solo del calcio giovanile sul territorio, non solo di Firenze ma toscano. Vogliamo costruire un buon rapporto con queste realtà”.

In mezzo a numeri e nomi, Pradè ha dato una notizia rilevante ma che rischia di passare inosservata. La Fiorentina intende costruire una rete insieme alle società sportive dilettantistiche. Non solo di Firenze ma di tutta la Toscana. Per farlo intende ricorrere ad una persona espressamente dedicata.

Firenze ha tantissime realtà: la Rondinella, l’Affrico, il Belmonte a Bagno a Ripoli che ha strappato una promozione in prima categoria. Per non parlare di altre province: per tutte il Tau di Altopascio, nave ammiraglia nel settore.

Non è niente di superlativo. Niente di rivoluzionario. Dovrebbe altresì essere la normalità. Una filiera corta tra centro e periferie (periferie per modo di dire) del calcio. Aveva tentato un’operazione non dissimile la proprietà Della Valle insieme all’Empoli. Dragowski nella provincia per crescere, Bennacer e Traoré in città. Alla fine solo Terracciano è arrivato ma questa è un’altra storia.

Un metodo che nel calcio femminile da tempo è in uso e i risultati parlano chiaro. Luciana Pedio, responsabile calcio femminile Toscana, ne parlò in questi termini a FiorentinaUno: “Guagni e Linari, per fare solo due esempi, sono venute fuori dal Comitato Toscano. Erano nostre ragazze, hanno fatto tutta la gavetta, al tempo giocavano nelle squadre regionali. Le abbiamo avute poi nelle rappresentative giovanili. La Toscana è stata ed è un’ottima fucina per i talenti. Adesso si stanno formando nuove ragazze che sono in giro con le Nazionali dell’U21 e U19. Per tutte Marta Morreale o Valery Vgilucci: sono ragazze di cui si parlerà nel prosieguo. Stiamo lavorando bene e siamo soddisfatti dei risultati ottenuti fino ad oggi” (Leggi l’intervista completa). Una filiera che parte dal dilettantismo, dalle asd e termina con le nazionali.

Per far tornare grande la Fiorentina – allo stesso modo il movimento calcio italiano – non si possono più abbandonare tutte queste svariate realtà locali. Centri di aggregazione per le comunità, fucine di talenti che senza un canale certo verso il professionismo rischiano di sparire.

Spesso i Paesi dove anche le italiane vanno a far spesa lavorano in questo modo: dai settori giovanili e dalle squadre affiliate ai club nascono i talenti che fanno le fortune delle nazionali di Belgio, Spagna, Francia. Costi minori, minori rischi di sbagliare negli investimenti. Smistare in provincia i giocatori che hanno bisogno di giocare, attrarre i talenti affinché completino la maturazione è uno schema vincente.

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