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ESCLUSIVA F1, Riccardo Bertini: “Bene che la Fiorentina voglia aprirsi ai giovani del territorio. A Messina due anni speciali. Ferrarini? Un campionato di C meglio che uno in Primavera. Sottil…”

U-19 Fiorentina, Monsummano, Pistoiese, Arezzo e Messina le tappe della sua carriera. Riccardo Bertini, ex calciatore ora opinionista sportivo, ha parlato a FiorentinaUno affrontando i temi dell’attualità viola e non solo.

Hai giocato nell’U19 della Fiorentina. Oggi alla guida c’è Alberto Aquilani. Come lo vedi in un nuovo ruolo del tutto nuovo per lui? “Prima di tutto c’è sempre da imparare. Anche quando si è stati grandi giocatori. Essere stati grandi giocatori – è successo a campioni di livello assoluto – non equivale ad essere grandi allenatori. Ad Aquilani auguro tutto il bene. È indubbio che debba fare la gavetta: è indispensabile. Come in tutto, ci vuole una dose di fortuna ovviamente. Fortuna che si racchiude nel materiale umano a disposizione e nelle qualità della stessa. Purtroppo in Italia – si tratti della Serie A come delle squadre dilettantistiche – non viene dato il tempo di lavorare. Una ricerca spasmodica del risultato che spesso penalizza la crescita degli allenatori e degli stessi ragazzi”.

La tua esperienza nell’U-19 viola? Ripercorriamo alcune tappe della tua carriera. “Dovevo andare in ritiro con la prima squadra. Avevo l’illusione di andare in ritiro – allora potevano essere aggregati 3 fuori quota – invece al mio posto fu scelto un altro. Dopo ho proseguito nell’Unione Valdinievole (oggi Intercomunale Monsummano, ndr). Mi ci portò Giuliano Sarti, che sapeva che il presidente puntava la Serie A. Di lì poi ad Arezzo dove fui premiato come miglior giocatore e ottenni anche la fascia di capitano. Purtroppo iniziarono gli infortuni che mi penalizzarono molto. L’allenatore di allora dell’Arezzo, Ballacci, un vero uomo e vero tecnico, mi chiamò da parte e mi disse: ‘Riccardo, sei stato richiesto dal Messina. Starai bene e noi avremo modo con il ricavato di pagare gli stipendi agli altri’. Io risposi: ‘Mister, io ho sempre giocato in Toscana. Messina non penso di andare’. Alla fine mi convinsi e a Messina sono stati due anni meravigliosi. Anche lì fui premiato come miglior giocatore, il secondo anno ero capitano. Avevo una casa stupenda sul mare. Con la soddisfazione di essere applaudito da un pubblico meraviglioso quando giocavamo in casa”.

Contro una squadra del tuo passato, la Pistoiese, a inizio ottobre ha giocato la Fiorentina in amichevole. In prestito c’è Ferrarini (19 anni). È una piazza importante per la sua crescita? Come è stata per te? “Io ero nella Pistoiese quando c’era il presidente Melani, detto il Faraone. Uomo ambizioso e intelligente che aveva creato una squadra puntando la Serie A. Alla Pistoiese ho passato due anni. Purtroppo non ho proseguito perché ero soggetto a continui infortuni, al menisco e al legamento che richiedevano operazioni lunghe e difficili. Allora le operazioni non erano come oggi. Ferrarini? Andare a giocare lì, fare un buon campionato di C serva di più di un campionato Primavera. Nel campionato di Serie C si farà le ossa”.

Il direttore Daniele Pradè ha parlato di aprirsi alle società del territorio, anche alle società sportive dilettantistiche, toscane e fiorentine. Pensi sia una scelta corretta? Quanto è importante fare la trafila per un giovane? “Secondo me un errore della Fiorentina negli anni passati è stato non riuscire a unirsi alla Rondinella, la seconda squadra di Firenze. Un gemellaggio sarebbe stato un modo per tenere d’occhio i giovani del territorio e non farseli soffiare dalle altre società, come invece non di rado è successo. La Fiorentina dovrebbe avere una sorta di primato sulle società della città e della provincia. Negli ultimi mesi della gestione Della Valle, Corvino aveva provato a costruire un legame stabile con l’Empoli ma non è andata così come si è visto nel caso Traoré”.

Alcuni giocatori, frutto del vivaio viola, non sono riusciti ad emergere. Quali potrebbero essere i motivi? “Qualche volta dipende anche dal carattere dello stesso giocatore. Un po’ perché si illudono di emergere subito. Bisogna vedere anche se la vita privata è consona a quella del giocatore e anche capire come si comportano i genitori e gli amici o pseudo-amici”.

Oltre al già quotato Chiesa, la Fiorentina manda in campo tanti prodotti delle giovanili. Castrovilli (anche lui ha fatto l’U19 della Fiorentina), Sottil seppur non al massimo. È una scelta giusta? “In questo momento Castrovilli è il portabandiera del giovanile gigliato. Lo stesso Chiesa è venuto fuori dal settore giovanile. Per quanto riguarda Sottil spero che con il tempo riesca a venire fuori. Le doti le ha tutto. Il ruolo di Sottil? Nella partita con il Brescia è entrato e ha movimentato il gioco come è nelle sue corde. Meno bene nelle apparizioni successive, con il Sassuolo c’è da dire che è stato impiegato in un ruolo non suo e non si è espresso al meglio anche se ovviamente si è sacrificato. Dal punto di vista fisico ho notato che è cresciuto molto. Se riesce – magari con qualche altro spezzone di partita o anche di più – a prendere fiducia, può davvero migliorare”.

Articolo di Lorenzo Somigli.

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