ESCLUSIVA F1, Parla il primo presidente di Vlahovic, Nebojša Pejović: “Vi svelo come abbiamo cresciuto Vlahovic qui a Belgrado. Partizan? Non era l’unico club ad essere interessato a Dusan… Fiorentina? Mio figlio Nikola è stato determinante”


E’ sicuramente l’uomo del momento in quel di Firenze. Quest’anno Dusan Vlahovic (21 anni) ha letteralmente trascinato la Fiorentina a suon di gol verso una sofferta salvezza: in una stagione molto complicata. E la società gigliata farà di tutto pur di trattenerlo in riva all’Arno: grazie ad un giusto adeguamento di contratto. In attesa di quel momento, abbiamo parlato con chi ha fatto sì che Vlahovic potesse giungere al livello in cui è arrivato tutt’ora: Nebojša Pejović. Costui è il presidente dell’FK Altina Zemun, football academy di Belgrado nella quale Vlahovic ha mosso i suoi primi passi nel mondo del calcio: all’effimera età di soli sei anni. In esclusiva ai nostri microfoni di F1, Pejović ha raccontato di come il centravanti viola avesse già cominciato a far parlare di sé a quell’epoca in Serbia:

Si ricorda della prima volta in cui conobbe Dusan?

“Certamente. I suoi genitori lo hanno portato direttamente nella nostra academy quando aveva solo 6 anni. Poi è rimasto con noi fino a quando ne ha compiuti 14. Immagino che credessero che l’FK Altina fosse l’ambiente giusto per il proprio bambino, con le giuste condizioni d’allenamento e con il giusto sistema di lavoro”

Com’è stata la sua crescita calcistica in quegli anni?

“Devo ammettere che all’epoca Dusan aveva mostrato molto presto il suo talento. Sin dai primi calci. E noi siamo felici di avere contribuito al suo sviluppo. D’altronde, la nostra academy possiede un sistema di lavoro basato in primis sullo sviluppo delle capacità motorie e di coordinamento. Poi arriva anche quella basata sulla formazione tecnica e tattica dei bambini. Monitoriamo giorno dopo giorno lo sviluppo dei bambini. Tutti i nostri allenatori sono molto coinvolti in questo lavoro e lo sviluppano con attenzione a seconda dell’età dei bambini”

Anni di formazione calcistica per il talento Vlahovic. Poi è arrivato anche il Partizan…

“Sì, ma loro non sono stati gli unici a bussare alla nostra porta per lui. A quel tempo Vlahovic aveva ricevuto offerte da parte di tutti i più grandi club serbi in circolazione. Anche prima che arrivasse a compiere 14 anni. E tra tutte le proposte di trasferimento arrivate, penso che quella di andare all’FK Partizan sia stata la decisione migliore. In quel periodo, uno dei migliori esperti di calcio giovanile, Milan Ristić, che ha guidato un’intera generazione di classe 2000 al Partizan, già conosceva tutti i punti di forza e di debolezza di Vlahovic. Questo perché a quel tempo Dušan aveva giocato come ospite dell’FK Altina in molti tornei. Dopo il suo trasferimento dall’FK Altina all’FK Partizan, hanno lavorato subito insieme ed in poco tempo è riuscito a portarlo nella prima squadra del Partizan”

Se lo sarebbe mai aspettato che sarebbe arrivato poi a questi livelli?

“Decisamente. Me lo aspettavo che Dusan sarebbe arrivato a questo livello dov’è attualmente. Il talento che ha dimostrato qui da noi sin dall’infanzia, la volontà e la voglia di allenarsi che ha avuto, hanno garantito il successo che avrebbe avuto da lì a poco tempo. E così è stato”

Dusan Vlahovic con indosso una medaglia e la divisa dell’FK Altina

Vlahovic ha dichiarato più volte che la sua massima ispirazione sin da giovane sia stata quella di Ibrahimovic. Conferma?

“Me lo ricordo. Sia in quanto presidente del club dove è cresciuto sia come qualcuno che ha semplicemente trascorso molto tempo con lui, posso affermare che i suoi idoli a quel tempo fossero proprio Zlatan Ibrahimović e Gabriel Batistuta

Dato che ha trascorso tanto tempo con lui, sa anche quali passioni avesse fuori dal campo a quel tempo?

“Questo di preciso non lo posso sapere. Era un ragazzo come tanti altri. So soltanto che Dusan aveva molti talenti per lo sport in generale. Dopo tanti anni passati insieme, posso affermare che se avesse iniziato a praticare qualunque tipo sport, sarebbe diventato a prescindere un atleta di alto livello. Ce l’aveva nel sangue”

A proposito di “sangue”, si ricorda di quanto supporto aveva avuto dai suoi genitori in quel periodo?

“La sua è una famiglia amorevole. Suo padre e sua madre sono stati sicuramente un grande sostegno per lui. Mi ricordo che lo portavano regolarmente agli allenamenti, alle partite ed ai tornei. Sempre. Sono stati di grande aiuto e supporto sia per lui stesso che per tutta la sua generazione: ed ovviamente per il nostro club”

Oltre a Vlahovic, dalla vostra academy sono mai usciti fuori altri talenti?

“Fortunatamente sì. Insieme a Vlahovic, della nostra academy parecchi calciatori sono arrivati a giocare nei più grandi club serbi ed europei. Come Luka Adžić all’Anderlecht, Uroš Račić al Valencia, Vladan Djekić all’Inter e anche mio figlio Nikola Pejović all’Empoli. Senza dimenticare Stefan Kovač al Čukarički che ha giocato anche nella Nazionale della Bosnia-Erzegovina

Com’è andata l’avventura di suo figlio qui in Italia all’Empoli? 

“Purtroppo è stata molto sfortunata. Nikola è arrivato all’Empoli un anno prima che Dusan arrivasse alla Fiorentina. Ha avuto tanti bei momenti ad Empoli, conserva con sé bei ricordi. Ha vinto la Serie B con loro nel 2018. Ha giocato anche delle finali del Trofeo di Viareggio. Poi, però, si è gravemente infortunato ai legamenti crociati del ginocchio e per via di una lunga guarigione questo avvenimento lo ha separato da Firenze. Ciononostante, ancora oggi Nikola e Dusan sono amici inseparabili. Mio figlio è stato molto importante per Vlahovic, specialmente nelle prime settimane che Dusan era arrivato a Firenze. Gli ha reso le cose molto più facili a quel tempo”

Quindi vi sentite ancora con Vlahovic? Cosa gli direbbe se lo avesse di fronte in questo preciso istante?

“Certo. Siamo in costante contatto con Dusan. Se lo avessi di fronte a me in questo momento, gli direi che tutti i sacrifici, gli sforzi e l’immensa voglia di allenarsi lo hanno portato a questo livello. Se continua così, la sua carriera diverrà sempre più importante: ne sono certo”

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