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Malù Mpasinkatu

ESCLUSIVA F1, Malù Mpasinkatu: “Due squadre su Traoré. Zeffane? In quel ruolo non se ne trovano molti. Corvino? Il mercato è come i rigori. Commisso ha capito subito come ragionano i tifosi. Lafont…”

Chi va, chi viene. Sarà un mercato di cambiamento per la Fiorentina, il primo dell’era Commisso. Obiettivo: ricostruire una squadra competitiva facendo dimenticare una stagione tormentata.

Per fare il punto su alcune trattative che interessano la Fiorentina in questi giorni, Malù Mpasinkatu, esperto di mercato africano e direttore sportivo ha parlato ai microfoni di FiorentinaUno.

Traoré, grande prospetto, grande finale di stagione. Come ha potuto la Fiorentina lasciarselo sfuggire? “Non posso dire nulla su questa trattativa. Corvino lo aveva bloccato, la mancata chiusura può darsi si deva anche per il passaggio di proprietà. È normale che senza il deposito non ci sia nulla di ufficiale. Le altre squadre quindi hanno tutto il diritto di inserirsi. Adesso c’è la Juve che però non lo ha preso, dovrebbe ma ancora non lo ha fatto. Dunque ad oggi rimane un calciatore dell’Empoli. Su di lui ci sono due squadre: una che aveva un Gentlemen’s agreement con l’Empoli e una che vedendolo ancora disponibile cerca di non farselo sfuggire. Difficile dare un giudizio quindi sull’operazione: quando cambia proprietà può succedere”.

Nelle ultime ore si fa il nome di Zeffane. “È un esterno basso del Rennes, squadra che quest’anno ha fatto bene e ha vinto la Coppa di Francia. Il Rennes è riuscito anche a rilanciare Niang che sembrava perso. È un ruolo dove non si trovano buoni interpreti. Potrebbe essere un ottimo affare anche perché a scadenza”.

Bennacer in ottica Fiorentina? “Quando fai bene nel campionato è chiaro che diverse squadre di prima fascia ti seguano. Sappiamo che l’Empoli è una fucina di talenti. Ogni anno lanciano giocatori importanti. Lui, Traoré sono i migliori in casa Corsi, cui si aggiungeva Krunic che adesso è approdato al Milan. Vi posso dire che il Napoli ha seguito attentamente Bennacer”.

Giorni caldi per Veretout. “Stesso discorso di Traoré. Veretout è attenzionato da diverse squadre di prima fascia ma è attualmente un giocatore della Fiorentina. Essere attenzionati è importante poi bisogna vedere quanto realmente ti vogliano le squadre che ti seguono. C’è chi ti vuole al 50%, chi ti vuole all’80%. Chi come prima, chi come seconda scelta. Sta all’entourage del giocatore scegliere la soluzione migliore”.

Durante il mercato di riparazione la Fiorentina ha seguito Diawara del Napoli. Pensi che si tratti di un nome che può tornare d’attualità? “Parliamo di un giocatore che nelle ultime stagioni non ha espresso le sue potenzialità che sono importanti. Una realtà come Firenze sarebbe positiva per lui. Potrebbe arrivare da protagonista. Il Diawara di Bologna lo abbiamo visto a sprazzi a Napoli ma essendo un giocatore giovane con margini di crescita potrebbe far bene in una squadra che lo mette al centro del suo progetto. Il Milan avanti? Normale che con la gestione Maldini, Boban, Massara, una gestione a forti tinte rossonere, si seguano giocatori che hanno bisogno di rilanciarsi ma con indubbie doti”.

Positivo il ritorno di Pradè? “Innanzitutto devo dire che sono legato a Corvino e Pradè. Ho sempre reputato Corvino un maestro per me e la sua carriera parla per sé. Resta un’espressione di quella generazione di direttori sportivi che hanno fatto le fortune di alcune squadre di Serie A. Penso a Marino all’Udinese o Perinetti al Genoa. Quella generazione che non è la nostra. Gli errori? Il mercato è come i rigori: non sbaglia chi non li tira. Nel mercato succede che un calciatore seguito attentamente poi non renda, mentre chi prendi come seconda scelta diventi titolare. Prendiamo il caso di Milenkovic. A Firenze è esploso e nessuno sapeva chi fosse. Come in qualsiasi lavoro si prendono abbagli: è parte del nostro lavoro. Il nostro lavoro ha un inizio e una fine e l’esperienza di Corvino si è conclusa. Rientra Daniele che è un ottimo professionista, ha un’età in cui è maturo e ha già esperienze significative, Roma, Udinese, Firenze. Si sa che quando c’è un cambio di gestione il direttore può mettere tutto il suo know-how a disposizione senza limiti. Penso proprio che Pradè tornerà con il gruppo di lavoro, i suoi uomini di fiducia – come giusti che sia – di cui fa parte Ripa, un nome importante come collante tra società staff tecnico e panchina. Ci sono tutte le condizioni per fare bene”.

Commisso? “Mi è piaciuto molto da subito. Incarna un po’ l’italiano che ha realizzato il suo sogno ma al contempo sa che l’America gli è servita per tornare in Italia. Il suo trasporto, il suo modo di essere è quello di un uomo che si è fatto da solo con la gavetta, partendo dal basso. Adesso vuole condividere il successo con la gente, essendo umile, stringendo mani, facendo selfie con tutti. Il tifoso ama questo atteggiamento. È presidente di una squadra a New York e dà lavoro a quattromila persone ma, come dice lui, non lo fermano per strada, l’opposto di ciò che gli succede a Firenze. In Italia e in piazze viscerali come Firenze succede questo. In questo suo modo di essere è scattata la scintilla con l’ambiente. Forse i Della Valle erano più schivi, ma questo dipende dal carattere di ognuno. Comunque i Della Valle hanno dato tante soddisfazioni alla piazza. Ricordiamoci che presero la Fiorentina quando si chiamava Florentia Viola. Poi è normale – ma non dovrebbe esserlo – che si giudicano solo gli ultimi anni. Bisogna vedere da dove si è partiti e i risultati ottenuti – penso per esempio a tre quarti posti consecutivi – che non sono stati negativi. Adesso però c’è Commisso, questo entusiasmo dev’essere trasformato in risultati perché nel calcio, amo dire, il giudice estremo è il campo. Montella ha l’occasione di rilanciarsi nella piazza in cui è emerso perché sia alla Samp, al Milan o al Siviglia. Anche lui si gioca tanto della sua pur giovane carriera”.

Un mercato nel quale si potrebbero fare affari importanti nella sessione estiva che sta per iniziare? “Dico sempre una cosa. Oggi il mercato francese ha i migliori talenti in Europa. Per certi versi superiore al Belgio, alla Spagna che pure sfornano talenti ma quello francese li forma tutti di un livello generalmente buono. Non ci sono solo Mbappé, ma ci sono tanti altri giocatori di medio buon livello che possono fare bene. Faccio l’esempio di Veretout. Quando è arrivato a Firenze quello con più blasone era Eysseric, che era venuto fuori dal Nizza dove aveva fatto grandi cose. Tutti aspettavano Eysseric e invece si è scoperto Veretout. Oggi Eysseric può puntare a un prestito mentre Veretout ha molto mercato. Nel calcio ci sono queste situazioni. Quando si ha possibilità di pescare in Francia bisogna farlo ma con attenzione. Un altro francese: Lafont è un portiere affidabile che ha margini di miglioramenti. Gli errori? Anche Donnarumma fa errori. Gli erorri ci stanno ma il valore non si discute, in un ruolo in cui più si va avanti migliora. Molti portieri esplodono ad una certa età. Pensiamo che Sirigu che sta vivendo una seconda giovinezza. È un ruolo particolare in cui si cresce anche facendo errori”.

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