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ESCLUSIVA F1, La storia di Romizi, il centrocampista che doveva arrivare: “La Fiorentina mi ha cambiato la vita, ma Corvino mi ha bloccato la carriera. Sogno di vincere qualcosa”

Era una delle grandi speranze della Fiorentina, una carriera che aspettava solo di decollare. Ma qualcosa è andato storto, d’altronde si sa, il calcio è tanto bello quanto crudele. Marco Romizi porta nel bagaglio della vita calcistica un po’ di tutto: orgoglio, grinta, rabbia, sfortuna e speranza. Le qualità dell’ex centrocampista della Fiorentina saltavano spesso all’occhio, uno di quei centrocampisti verticali che vede calcio a 360 gradi: rapido di pensiero, equilibratore ed interditore allo stesso tempo. Arriva da piccolo alla Fiorentina, si fa tutta la trafila delle giovanili in Nazionale arrivando all’U21, l’esperienza dove lascia il cuore invece è quella quinquennale a Bari dove diventa uno dei perni dei pugliesi. “Nelle giovanili azzurre ho giocato con compagni come Santon e Poli, non ho avuto la loro stessa fortuna, magari anche nel giocare quei 20 minuti che possono voler dire tanto – ci spiega Marco in esclusiva. A Firenze è vittima di un burrascoso rapporto con Corvino: Sicuramente posso dire che mi ha frenato la carriera”.

Marco, eri uno di quei giocatori che nei videogiochi cresceva rapidamente ed arrivava in club come Barcellona, Real. Ma la vita non sempre va come nei giochi…

“Ci sono sempre state molte aspettative su di me, infortuni e qualche divergenza mi hanno bloccato. Così ho perso lo slancio per partire da un livello alto che poteva rappresentare una squadra come la Fiorentina. Mi sono rimboccato le maniche ripartendo da Bari”.

Cosa porti dentro dell’esperienza alla Fiorentina?

“Mi fai una domanda particolare, proprio ieri passavo davanti al vecchio campo de “La Trave”, mi sono ricordato un po’ degli inizi e di quando arrivai a Firenze che ero un bambino di 10-11 anni. Quello è il più bel ricordo che porto fino ad aver toccato un po’ la prima squadra”.

Ti sentiresti di dire che in qualche modo la Fiorentina ti ha cambiato la vita?

“Alla Fiorentina ho passato una decina di anni, di sicuro in certi momenti me l’ha cambiata. Quando arrivava l’opportunità di spiccare il volo però non svoltavo, un po’ per colpa mia, un po’ per stagioni complicate del club e un po’ per divergenze con Corvino e siamo arrivati alla separazione. Però ho un ricordo piacevole dell’esperienza in viola”.

Proprio con Corvino il rapporto non è stato dei migliori…

“E’ sempre stato uno molto sicuro delle sue idee, con me non ha mai avuto un buon rapporto, questo è ovvio. Però non posso nascondere che sia un direttore valido. A me ha frenato la carriera, il suo non ben vedermi come giocatore non ha aiutato. Non mi valutava come un giocatore importante nonostante avessi avuto già esperienze con le Nazionali giovanili e raccolto buone prestazioni”.

Nel ritiro passato in prima squadra con chi avevi legato in particolare?

“Da subito mi misero in camera con Felipe, lui insieme a Marchionni era un po’ fuori dal progetto. Spesso mi rapportavo con loro, ma ricordo volentieri anche tanti giocatori come Natali, Gilardino, Montolivo, Pasqual. Sono rimasto amico con Pazzagli, diciamo un po’ di più con quelli della mia età”.

Ti viene in mente qualche aneddoto da raccontarci del periodo passato alla Fiorentina?

“Ricordo un episodio non bellissimo, causato sempre dal complicato rapporto con Corvino. A causa di un litigio tra procuratori e direttore sono rimasto in prima squadra con un contratto al minimo federale, io rientravo da un infortunio e mi sono ritrovato con la paura di aver perso la possibilità di giocare a certi livelli. Furono mesi difficili, fortunatamente a gennaio arrivò l’occasione di andare a Bari. Diciamo che in quel periodo non mi capitarono molte belle cose”.

Nei tuoi anni a Bari dalle giovanili pugliesi passava Castrovilli…

“Su di lui avevo puntato la mano e non solo tanti anni fa. Vedevo questo ragazzo che pesava 20 kg in meno rispetto ad ora ma aveva caratteristiche tecniche importanti. Tra me e me dicevo: “Se avrà le possibilità arriverà”. Così è stato, credo che tutte le mattine si debba svegliare e ringraziare Montella che ha puntato su di lui. Era ad un passo da un nuovo prestito, in quel caso probabilmente avrebbe dovuto vincere un campionato in B per ricevere una nuova occasione. Io ci ho provato tanti anni a Bari e non ce l’ho fatta”.

Tra i tuoi ex compagni di giovanili a Firenze avresti puntato su qualcuno in particolare?

“C’erano giocatori come Bernardeschi, faceva parte di quella piccola parte di ragazzi in cui la Fiorentina in quegli anni faticava a puntare. Penso anche a giocatori come Camporese, Di Carmine, Piccini. Berna ha delle ottime qualità, è andato alla Juve sapendo che non sarebbe stato uno dei pilastri. Dovrà essere bravo a capire se diventare importante altrove o aspettare di farlo in bianconero”.

A Chiesa cosa consiglieresti invece?

“Consigli di campo non credo di potergliene dare, però gli consiglierei di stare sempre al massimo fisicamente vista la sua forza straripante. Magari gli direi anche di giocare un po’ di più con la squadra, però è uno che sa decidere le partite da solo, è giusto anche concedergli qualcosa”.

Ci fai qualche nome di centrocampisti gigliati che hai apprezzato in questi anni? Vale anche dire nomi come Pizarro, Borja e Badelj…

“Esattamente, proprio loro tre. Sono stati i centrocampisti che ho più apprezzato negli anni passati, giocatori con visione di gioco, che sanno dare geometrie e la palla con i tempi giusti”.

Hai ancora un sogno da realizzare nella tua carriera?
“Sfortunatamente sono passato in mezzo a due fallimenti, Bari e Vicenza. Da lì la mia carriera è andata sempre in salita. Io oggi ho 30 anni, spero di giocare ancora 10 anni e vorrei fare un campionato di vertice e vincere”.

 

di Vincenzo Pennisi

 

 

 

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