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ESCLUSIVA F1, Delio Rossi: “Che brava la Fiorentina con Montella. Penso ancora all’episodio con Ljajic”

Ha allenato entrambe le squadre, anche se in momenti completamente opposti. La sua era la Lazio di Oddo, Pandev e Rocchi. A Firenze è stata un’altra storia, più triste e complicata. Mister Delio Rossi ha ancora voglia di mettersi in gioco, senza dimenticare le esperienze passate. Ecco la nostra intervista esclusiva al doppio ex allenatore di Viola e biancocelesti:

Mister, le è rimasto un po’ di amaro in bocca per come è andata la sua esperienza a Firenze?

“Certamente, soprattutto per l’epilogo. Eravamo in una situazione complicata e siamo riusciti a tirarci fuori, poi è successo quel triste episodio con Ljajic del quale mi scuso tuttora”.

Cosa è successo quella sera?

“E’ stata una serata particolare, parlarne oggi non ha più senso. Ma mi capita spesso di ripensarci”.

Lei che ha allenato Simone Inzaghi alla Lazio cosa pensa delle voci sul suo futuro?

“Conosco bene Simone, l’ho allenato e gli voglio bene. In questa situazione è l’anello più debole, io sono dell’idea che un allenatore vada cambiato solo se perde di mano il gruppo. Non so che tipo di valutazioni stia facendo il presidente, però se devo patteggiare lo faccio per Simone”.

Se oggi potesse scegliere di allenare tra la Fiorentina e la Lazio a chi darebbe la priorità?

“Oggi non ho la fortuna di avere questo dubbio visto che non mi chiama nessuna delle due, però sarebbe comunque una scelta complicata che mi metterebbe in difficoltà. Certamente sono molto legato alla Lazio, lì mi vogliono ancora bene. In questo momento però posso solamente parlare da fuori”.

Che squadre sono Fiorentina e Lazio?

“La Fiorentina è una squadra in divenire, la società è stata bravissima a dare fiducia a Montella dopo i primi risultati complicati, l’anno scorso sarebbe sicuramente stato esonerato. Hanno permesso a Vincenzo di trovare una soluzione. La Lazio è una squadra più avanti rispetto ai viola, è partita prima e negli 11 la vedo più forte della Fiorentina”.

Che progetto servirebbe per farla tornare in panchina?

“Al giorno d’oggi progetto è una parola probabilmente troppo grande, però mi metterei in gioco in una società che mi permetta di dimostrare le mie capacità. Vorrei essere d’aiuto alla mia futura società”.

Domenica prevede una partita tattica o pù aperta?

“Potrà andare in entrambi i modi, sono due squadre che giocano a specchio e quindi se la partita si incanala su quei binari servirà la giocata del singolo per sbloccarla. Nell’altro caso può venir fuori una partita in cui le due squadre provano a superarsi. Se allenassi io una delle due mi verrebbe più facile capire che tipo di partita sarà. Sono due formazioni imprevedibili, in classifica potrebbero arrivare entrambe dal quarto posto all’ottavo”.

Continuano a tenere banco i discorsi legati al modulo, in particolare il 3-5-2 della Fiorentina che divide i tifosi. Ma nel calcio d’oggi è ancora così importante parlare di moduli?

“Sono più che altro delle rappresentazioni grafiche, danno ordine magari in fasi di possesso e non possesso, aiutano i giocatori a capire meglio come comportarsi in campo. In una partita se capitano 10 duelli, una squadra ne vince 7 e l’altra ne vince 3 la partita la porta a casa chi si aggiudica più duelli. Il modulo è importante, ma non più dell’interpretazione della partita da parte di un calciatore”.

Per lo scudetto invece sarà ancora Juventus?

“Le squadre dietro si sono avvicinate molto, dipenderà dalla classifica che vedremo a marzo. La Juve ha il pallino della Champions e questo potrebbe un po’ribaltare le carte in tavola per il campionato. Poi che sia ancora favorita è fuori discussione, ma non sono escluse sorprese”.

 

 

Articolo di Vincenzo Pennisi

 

 

 

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