Commisso contro. Rocco e la Firenze del non fare: intellettuali e tifosi si schierano con il tycoon

Bonini: “Con un’intervista spazza via decenni di dibattiti vuoti. Firenze si è seduta sulla rendita”. Fallai: “Ha sparigliato il panorama della Firenze del non fare. Tifosi viola sono con lui”. Mazza: “Rocco, benvenuto nella piccola Italia”. Pieri: “Auspicabile rifacimento Franchi e riqualificazione di Campo di Marte”. Calamai: “Solo rispetto per cosa ha costruito Commisso”. Nardi: “Giusto che Commisso intervenga sul Franchi senza lacci e lacciuoli”.

Fermarsi alla sola stoccata contro il “ragazzino” Federico Chiesa sarebbe oltremodo riduttivo. È una summa del pensiero di Rocco Commisso l’intervista concessa a La Nazione sabato 17 ottobre. “All’inizio ero il dio della città, ora c’è chi ha deciso di chiamarmi Attila” confessa il tycoon. Duro sul Franchi e sulla Mercafir, Commisso è sferzante su quella Firenze che vive di rendita, l’esatto contrario della sua filosofia di vita in cui tutti sono sempre sotto esame, Rocco compreso.

Un’intervista che alimenta dibattito e stimola reazioni. FiorentinaUno ne ha raccolte alcune contattando personalità del mondo della cultura, del giornalismo, della politica, dello sport e non solo.

Gianni Bonini, chairman di ARS ed esponente storico del riformismo socialista fiorentino, dichiara: “Ha detto proprio tutto. Ci voleva Rocco Commisso per spazzare via con un’intervista anni di saccenti e vacui dibattiti. Firenze, dopo i rutilanti anni 80 che l’avevano rilanciata anche a livello internazionale, è diventata vecchia, con la sua classe dirigente esausta seduta sopra la rendita di una Disneyland rinascimentale che il Covid sta buttando all’aria. E quando per un colpo inaspettato della Dea Fortuna arriva dall’America un self made man che ha voglia di investire, non si trova niente di meglio che forzarlo con la puzza al naso dentro le compatibilità anacronistiche di regime, che non c’entrano niente con il rispetto per il genio ingegneristico di Nervi e le sue scale elicoidali. Il suo progetto mediatico-sportivo – aggiunge l’ex presidente della Fondazione  Craxi – può diventare una leva per fuoriuscire dall’immobilismo e dinamizzare lo stesso sterile mercato del lavoro. Dovrebbe sostenerlo semmai una visione urbanistica che non siano i mercatini di quartiere oppure la Gotham city di Novoli. I tifosi viola come me sono con lui e speriamo che una volta tanto il cuore e la pancia, i nostri, riescano a pesare più dei quattrini fatti dai nonni e che adesso però, e qui Rocco si sbaglia per sopravvalutazione, non ci sono più”.

“Rocco Commisso ha sparigliato il malmostoso panorama della Firenze del non fare” spiega Fabio Fallai, giornalista e presidente del Viola Club Franco Nannotti. “È entrato a gamba tesa nel mondo della politica raggiungendo un obiettivo importante – nonostante le accuse di incompetenza e superficialità che l’hanno spesso assimilato al ricco italo-americano sprovveduto – ovverosia l’esautorazione della Soprintendenza da ogni veto autorizzativo. Impensabile prima del suo arrivo. Ha scompigliato il panorama del coté estetico-progettuale, svelando la natura dell’architetto di alto bordo, asservita al regime dei vincoli, di pronunciamenti politicamente corretti, di progetti faraonici finanziati con i soldi degli altri. Commisso ha portato il pane e le formiche hanno provato a sottrarglielo ma l’anziano tycoon calabrese ha resistito e ha mostrato il re nudo. I tifosi viola sono tutti con lui. Rimane tuttavia un dubbio” precisa Fallai. “La pandemia ha cambiato il modo di vivere di tutti e stravolto il calcio mettendo in panchina un protagonista assoluto: il pubblico. Ha senso investire in uno stadio in questo momento? Paradossalmente basterebbe il nuovo impianto a Bagno a Ripoli da 3000 posti… In ogni caso, Rocco Commisso può contare sul sostegno della maggioranza dei tifosi viola che sono al suo fianco in questa battaglia. Sicuramente sul mio e su quello del Viola Club Franco Nannotti”.

“Caro Rocco Commisso, benvenuto in Italia nella piccola Italia, che non è la Little Italy che tu conosci e che ha fatto grande l’America” aggiunge Massimo Mazza di MTM Comunicazione. “Firenze è purtroppo l’emblema di un Paese che oggi vive di sogni, anche di grandi sogni, ma passati, senza capire che le cose per restare vive, importanti e produttive, devono essere continuamente rinnovate, con saggezza e qualità. Questa regola vale per gli amori tra le persone, per i musei, per le città, esattamente come per la skyline di New York. La paura del nuovo a Firenze è particolarmente forte perché l’economia della città vive ancora oggi grazie ad un progetto rivoluzionario inventato da un grande finanziere, Cosimo de’ Medici, più di 500 anni fa. Certamente lo saprai, le grandi architetture fiorentine famose nel mondo, erano talmente rivoluzionarie che, come la cupola del Duomo, non erano neanche certi che sarebbero restate in piedi. Eppure quei padri lungimiranti investivano sulla bellezza e l’architettura grandi somme, certi che il loro investimento, per strutture mai viste prima, avrebbe contribuito alla fama di Firenze, alla sua economia ed ai loro affari. Così è stato, Firenze deve la sua economia del presente in buona parte a questo. Ma Firenze ha paura a gestire questa sua ricchezza scordandosi l’impegno di vivere la contemporaneità, impegno che dovrebbe avere ogni classe dirigente. E la paura fa diventare rapidamente vecchi e deboli. Creare quindi un nuovo stadio, conservando alcuni elementi creativi della genialità di Nervi, sarebbe quindi una magnifica occasione di sport, di business, ma soprattutto di esempio per la città e per i giovani, facendo capire che rinnovare vuol dire cogliere le occasioni del futuro amando e rispettando la nostra fantastica storia. Ti faccio grandi auguri caro italiano venuto dal Nuovo Mondo”.

Impiegato e tifoso viola abbonato in Maratona, Marco Pieri dichiara: “Commisso con la sua intervista dimostra di aver finalmente capito in che specie di verminaio si è venuto a cacciare venendo a Firenze non solo per acquisire una squadra di calcio ma anche per fare business sportivo dotando la società di quelle infrastrutture e di quegli asset che ritiene necessari per dare nuova linfa alla gestione sportiva e raggiungere i risultati che i tifosi attendono (su questo, spero di sbagliarmi, ho qualche dubbio). Dopo la farsa Mercafir, sulla quale il sipario è rimasto alzato sin troppo a lungo, non si fida più degli amministratori e pretende giustamente di essere l’unico manovratore dell’operazione” aggiunge Pieri. “Atteggiamento questo che complica ulteriormente le cose perché sarebbe la prima volta che rispetto ad un intervento tanto importante per la città, e mi riferisco alla soluzione auspicabile ovvero al rifacimento del Franchi ed alla riqualificazione del Campo di Marte, la politica resterebbe ai margini costretta in un ruolo di comprimario. Vedremo cosa verrà fuori dall’incontro al Ministero anche se dubito che le riserve siano sciolte a breve e che si sappia presto di che morte moriremo: nuovo stadio al Campo di Marte, Campi Bisenzio oppure niente e restarcene col vecchio Franchi, ipotesi quest’ultima che sino a qualche settimana fa non era sul tavolo e che dimostra come l’iniziale granitica volontà di Commisso abbia nel frattempo subito qualche scossa. Sul piano sportivo nell’intervista il Presidente tende a giustificare certe decisioni ora discusse (mi riferisco alla scelte degli allenatori) in nome di un pragmatismo che dovrebbe sempre ispirare un buon imprenditore ma che forse non è del tutto applicabile al calcio “c’era Montella con uno stipendio netto di 1,8 milioni” – “non posso tenere a libro paga tre allenatori”. L’impressione è che la società non sia ancora ben strutturata sul piano della gestione sportiva e tecnica con profili adeguati. E questo sorprende ben sapendo che l’acquisizione della Fiorentina nel maggio 2019 non è stata cosa estemporanea, ma che l’idea di entrare nel calcio italiano esisteva da qualche anno (lo stesso Rocco ha ammesso di essere stato seriamente interessato al Milan). In ogni caso l’entusiasmo, l’impegno, gli investimenti già fatti e quelli promessi dalla nuova proprietà, per non parlare dell’emergenza Covid che apre scenari foschi anche sul pianeta calcio, pianeta che tanto amiamo, impongono un’apertura di credito anche sulle sorti sportive della squadra almeno per tutta la corrente stagione”.

Un altro acuto osservatore, che ha scelto lo pseudonimo de “Il Conte Luna”, aggiunge: “Firenze è la città nel mondo dove esiste la maggior parte di palazzi di epoca abitati dagli eredi di coloro che li hanno costruiti. Vivono nei palazzi aviti e sono convinti che la città sia solo una loro riserva. Tanto non scappa niente, dicono e pensano loro. I personaggi del ceto politico del dopoguerra, tutti, hanno imparato che certi territori e interessi non si calpestano senza saltare per aria. Non è un problema (che sarebbe gravissimo) di subalternità. È peggio. È una rimozione interessata del problema. Queste persone costituiscono un elemento ostativo alle grandi scelte strategiche della città. Non è un caso che siano sempre naufragate le grandi occasioni di sviluppo. Oggi si riparla di stadio. Non dimentichiamo che per fare l’allora Berta ci volle Pavolini che comandò una serie di interventi e smembramenti. E con lui c’era un gruppo di giovani pieni di idee. Per quanto riguarda Commisso, ci rimane da capire come mai gli yenkees abbiano deciso di investire sul calcio italiano. Hanno scelto Roma e Firenze, due città non casuali e Bologna. Ricordiamoci sempre che il calcio ci cattura, in quanto metafora della vita e che può guidarci in valutazioni interessanti”.

Anche Cesare Calamai, presidente AIAC Firenze, elogia Commisso: “Un uomo che si è costruito da solo, che sa cosa vuol dire soffrire e che ha costruito un impero come Mediacom. Solo per questo meriterebbe rispetto massimo. Proprio per questo Firenze non dovrebbe farselo scappare. Con i soldi suoi può fare ciò che vuole, sebbene non sia certo di sua proprietà. Forse ha fatto qualche entrata a gamba tesa”. Dello stesso avviso Renzo Nardi, sindacalista ed ex assessore: “Commisso è un uomo d’affari d’oltreoceano abituato a concretizzare subito i progetti e gli investimenti, cosa impossibile nel nostro paese e nella nostra città.  Sinceramente concordo con lui sul fatto che la manutenzione dello stadio Franchi è un problema che nel breve tempo ricadrà sul Comune e quindi, se si dovrà accollare le spese vorrà decidere lui, nel rispetto delle norme, ma senza lacci o lacciuoli, soprattutto della politica. Tutto questo però non fa bene né alla Fiorentina né a Firenze”.

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