COMMISSO: “Abbiamo immesso nel club 300 milioni di euro per il futuro. La politica italiana non permette investimenti negli stadi”

Queste alcune delle dichiarazioni più importanti rilasciate dal patron viola Rocco Commisso nel corso di una live sul profilo social della Reggina:

Sul sogno da coronare con la Fiorentina: “Da quando ho comprato la Fiorentina, in pochi mesi abbiamo fatto l’investimento per il più grande centro sportivo d’Italia oltre ad aver investito 70 milioni di euro nel mercato di gennaio. In totale sono stati immessi nel club 300 milioni per il futuro. Dal primo giorno ho sempre detto che se non si riesce ad aumentare i ricavi non si possono comprare buoni giocatori per competere in competizioni internazionali. Dieci anni fa la Fiorentina aveva 100 milioni di incassi, la media europea dei top club era di 170 ed eravamo al 21° posto. Ora la media dei primi 20 è di 470, mentre la Fiorentina ne ha 93. Gli altri club hanno continuato la crescita mentre noi siamo tornati indietro. Bisogna vincere sul campo ma le squadre più  avanti sono la Juventus, l’Atletico Madrid, il Tottenham e il Manchester City che grazie al nuovo stadio hanno progredito. Non si può andare avanti con stadi di 90 anni fa, i monumenti sono i tifosi, non il cemento. Spero venga fatta una legge che ci faccia investire”.

Se è differente fare impresa in Italia rispetto agli USA: “È  diverso e non poco, ho lasciato la Calabria da giovane e ho fatto fortuna in America, ma non credo di essere stato il più intelligente né di Italia né del mio paese. Il fatto è che negli Stati Uniti ti danno le opportunità di fare quello per cui sei capace. Io ho un’azienda che fattura 2 miliardi l’anno e negli ultimi 20 anni abbiamo messo 1 milione di chilometri di fibra ottica in 22 stati, con oltre 9 miliardi di dollari di investimenti, e non ho mai dovuto chiedere il permesso a nessun politico. Qui in Italia invece devi chiedere il permesso ai politici per fare investimenti, negli USA decidi in completa autonomia. L’Italia è un grande paese e non può andare avanti con la politica di 50 anni fa, è l’economia a chiedere più velocità”

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