CESARE PRANDELLI: “Ho incontrato Beppe. Qui per ripagare l’amore datomi. Ribery…”

Cesare Prandelli atto secondo. Il mister di Orzinuovi torna sulla panchina viola al posto dell’esonerato Beppe Iachini.

Un po’ revival, un po’ déjà vu. È ancora una volta una Fiorentina mesta e spaesata quella che riabbraccia il suo Cesare Prandelli che della sua grande cavalcata in campionato e in Europa fu il condottiero. Dopo una serie di esperienze deludenti, Prandelli cerca il riscatto. Qui, dove tutto è cominciato. Queste le parole da nuovo tecnico della Fiorentina di Prandelli.

Apre Daniele Pradè, direttore sportivo: “Buongiorno a tutti. Grazie Beppe da parte del presidente, di Joe Barone, da parte mia. Un onore lavorare con te. Purtroppo il calcio è anche questo e ci ha portato a prendere Cesare Prandelli, una scelta voluta e condivisa da tutta la società. Benvenuto Cesare!”.

Cesare Prandelli saluta così: “Mi piace molto l’aspetto umano. Ci siamo trovati. Mai mi sarei aspettato di trovarmi qui. Ho trovato una dirigenza molto coesa, che è la base per un buon lavoro. Penso a cosa avrebbe detto Ciccio Rialti se fosse stato qui… avrebbe fatto un discorso per tutti voi, per tutti noi. Ciao Ciccio. Mi ha chiamato una settimana fa Preziosi che mi diceva che ha parlato molto bene di me alla Fiorentina”.

Domande e risposte con il nuovo mister

Cosa dare alla Fiorentina. “C’è stato sempre un pensiero per la Viola. Ho comprato per due anni l’abbonamento per vederla. Mi ha accolto, mi ha voluto bene”.

Modulo. “Qualche idea ce l’ho ma devo confrontarmi con i giocatori. Kouamé ha delle caratteristiche per essere anche una seconda punta. Amrabat? Dipende da cosa pensiamo sia un regista… lui ha delle qualità straordinarie. Come tanti altri ha un grande motore”.

C’è un po’ di romanticismo in questa scelta. “L’amore che provo per questa squadra, per questa città è davvero profondo. Voglio ripagarlo”.

Perché tornare qui. “Me lo ha fatto fare il cuore. L’istinto. Molti tifosi chiedevano di tornare. La potenzialità della piazza è grande. C’è una società ambiziosa. C’è una sfida importante che mi permette di rimettermi in gioco. So che non sarò mai solo. Commisso? Difficile trovare nel calcio chi ha una tale sensibilità umana…”.

I ricordi della prima esperienza. “Il rapporto per quattro anni e mezzo è stato improntato a fare sempre il meglio. Negli ultimi mesi è cambiata l’idea di progetto tecnico – ci può stare – però il ricordo è sempre ottimo. Avevamo sempre la maglia della Fiorentina sulle spalle”.

Un messaggio alle persone. “Alla gente non devi chiedere molto. Devi solo ascoltare, che è una virtù. Devi avere rispetto per tutti. In questo momento viviamo in una bolla, facciamo un lavoro che ci piace, siamo dei privilegiati”.

Il centro sportivo e gli obiettivi. “Gli stimoli e le motivazioni servono. La parte sinistra della classifica può essere solo l’inizio. Mi auguro di tirare fuori il buono di questa squadra. Ora ci serve una praticità importante”.

Batistuta. “Lo sentirò dopo per il fuso orario. Può essere un valore aggiunto per la squadra, soprattutto per gli attaccanti. Un discorso che possiamo riaprire”.

Ribery. “Lo sentirò, gli voglio chiedere cosa si ricorda della serata di Champions. Gli dirò che è un mariuolo…”.

Calcio post-Covid. “Noto che le squadre con minor tecnica sembra che stiano giocando con minor tenacia. Chi è penalizzato è chi ha una personalità sfacciata. Dobbiamo arrivare sfacciati”.

La mentalità. “Penso che le squadre che hanno corsa ma non hanno uno sviluppo tecnico preciso vadano poco lontano. Devi saper trovare un grande equilibrio. Non possiamo certo solo puntare su Ribéry. Può fare la differenza ma non può risolvere tutto lui sempre”.

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