CASTELLACCI: “Il protocollo deve essere applicabile”

Enrico Castellacci, ex responsabile medico della Nazionale e oggi presidente Lamica, l’associazione medici italiani di calcio, si augura che la serie A possa ripartire ma perche’ succeda bisogna mettere in conto che, piu’ che giocare in sicurezza, “si potra’ giocare cercando di rischiare il meno possibile – sottolinea ai microfoni di ‘Radio Anch’io Sport’ su RadioUno – Debbono pero’ essere proposte delle linee guida che ancora non escono fuori in maniera concreta, e devono poter essere applicate altrimenti sono carta straccia”.

Castellacci insiste su questo punto: “Finora il protocollo non e’ applicabile, tanto che c’e’ stata la ribellione di club, medici sociali e addetti ai lavori. Sarebbe stato auspicabile un tavolo unico”. C’e’ poi un punto che sta particolarmente a cuore del presidente di Lamica, ovvero la questione della responsabilita’ attribuita ai medici sociali.

“E’ inconcepibile che sia data esclusivamente al medico, che gia’ di per se’ e’ carico di responsabilita’ civili e penali”.

“Manderemo attraverso i nostri legali una lettera al ministro Spadafora e al presidente federale Gravina, e per conoscenza a Malago’, per far chiarezza su questo aspetto dal punto di vista giuridico – annuncia Castellacci – La circolare Inail? Riguarda la responsabilita’ del datore di lavoro, non dei medici sociali, che sono l’anello debole del calcio: e’ l’unica figura non istituzionalizzata, non ha il contratto depositato in Lega e Lamica non e’ stata mai invitata al tavolo della trattativa”.

Per Castellacci, insomma, le linee guida possono essere si’ rigide “ma fatte in modo tale da essere onorate” e si dice contrario sia ai maxi-ritiri (“si esce fuori da un lockdown di due mesi, rimettere in ‘quarantena’ dei giocatori non e’ facile”), sia alla quarantena obbligatoria per tutta la squadra se c’e’ un positivo: “Non possiamo rientrare in questa logica se vogliamo ricominciare e soprattutto finire il campionato, bisogna essere piu’ flessibili”.

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