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VERSO L’ATALANTA: OCCORRE RIACQUISIRE LA NOMEA DELLA FIORENTINA CHE CONTA

Come non ricordarsi la stagione della rinascita, partita dalla fulminea campagna acquisti dell’estate 2012? Borja Valero, Gonzalo Rodriguez, Emiliano Viviano, David Pizarro, Alberto Aquilani, il ritorno di Luca Toni e la scommessa di Vincenzo Montella. La Fiorentina del tempo venne amata da tutti, forse anche dai più acerrimi nemici, per il calcio che sapeva esprimere. Era un continuo sentire “i viola giocano il più bel calcio d’Italia”, non c’era commentatore che non sposasse almeno in parte questa tesi, e c’era anche chi sosteneva che giocasse anche meglio dei campioni in carica… Discorsi a parte, quella Fiorentina Je-Je era forse l’unica squadra emergente e sconvolgente di tutta la Serie A, uno dei pochi cgruppi che riusciva a mettere i bastoni tra le ruote alle senatrici (Juventus, Milan ed Inter). Chi non ricorda la vittoria per 3-1 in casa del Milan durante il primo anno di Montella, così come era accaduto l’anno prima con i gol di Jovetic e Amauri e così come accadde l’anno dopo coi gol di Vargas e Borja Valero. La goleada in casa contro l’Inter con rispettive doppiette di Jovetic e Ljajic, fino allo storico 4-2 in casa contro la Juventus. Nonostante tutta questa bellezza, Firenze non è riuscita ad alzare più un trofeo e col passare del tempo l’entusiasmo della piazza e il prestigio della squadra sono andati via via scemando. Da squadra rivelazione a squadra ordinaria. Ora il club Je-Je del momento è un altro, proprio quello che la Fiorentina incontrerà a Bergamo il prossimo giovedì. Si tratta dell’Atalanta di Gasperini, la squadra che al momento mette in mostra forse il miglior gioco del campionato, frutto del lavoro di un tecnico capace (anche se non tanto simpatico) e di giocatori volenterosi. Che lo si voglia o no, i viola non hanno più la nomea di qualche anno fa, e ora i nerazzurri sembrano essersene impossessati. E’ opportuno ricordare, tuttavia, che l’Atalanta per ora non ha raggiunto gli stessi traguardi dei viola. Speriamo dunque, che il 25 aprile la Fiorentina vada in parte a riprendersi ciò che è proprio: l’identità di una squadra che si diverte e insegna calcio.

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