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TERRACCIANO, “Che ricordi l’esordio in viola. A Firenze…”

Pietro Terracciano, portiere della Fiorentina, è intervenuto in diretta con il profilo Instagram dei viola. Queste le sue dichiarazioni: “Ci auguriamo tutti di tornare presto alla normalità, già adesso si sta meglio di un mese fa. Ricevere notizie quasi sempre negative, stare chiusi in casa non ti aiutava ad essere al 100%. Questo è il momento più delicato, serve responsabilità per se stessi e per gli altri”.
Che effetto le ha fatto tornare al centro sportivo?
“All’inizio un po’ strano perché non poter rientrare dopo due mesi come vorresti, non poter abbracciare persone ha fatto uno strano effetto… E’ comunque bello perché è la nostra passione e, seppur in modo diverso, siamo fortunati a poterla svolgere. Ci voleva dopo questi mesi trascorsi in modo complicato”.
Che differenze ci sono tra prima e adesso nel modo di allenarsi?
“Sicuramente devi stare attento negli atteggiamenti. Io sono abbastanza carnale nelle mie manifestazioni, mi devo un po’ trattenere e dispiace, ma non si può fare altrimenti. Siamo tornati a fare la cosa che ci piace, anche se ci sono le differenze sarà graduale tornare alla normalità anche negli allenamenti. Ti fa un effetto come se tornassi bambino ritoccare la palla”.
La Fiorentina è stata la prima a prendere precauzioni.
“Lo vediamo anche nell’attuazione del protocollo adesso. Il dottore sta facendo un gran lavoro, siamo ipercontrollati, quando abbiamo un atteggiamento un po’ sbagliato il dottore ci rimette in riga… Ci sentiamo tutelati anche se il rischio zero non esiste, in campo ci lasciamo andare e non è semplice. Dal punto di vista medico, anche se non si sa mai, ci sentiamo comunque tutelati. La differenza la faranno gli atteggiamenti fuori dal campo, dovremmo stare attenti noi e le nostre famiglie”.
Tutta la Fiorentina vi è sempre stata vicina, anche in questo periodo.
“Abbiamo sentito telefonicamente tutti, non accade sempre. Ho vissuto con altre dirigenze ed avvertire questa vicinanza da parte del presidente e dello staff dirigenziale ti fa avvertire vicinanza anche quando non puoi averla fisicamente ed è importante”.
Quando è stato il momento in cui ha avuto più paura?
“All’inizio sì, appena ho avvertito il pericolo ho fatto andar via la mia famiglia. Stare tutto questo tempo lontani non è mai stato previsto, i bambini ne soffrono però penso di aver fatto la cosa giusta, consapevole a quello che sarei andato incontro. La prima cosa che ho detto alle maestre d’asilo è che mi avrebbero dovuto chiamare ‘papà’. Al sud significa scemo e quindi non è il massimo (ride, ndr)”.
Quanto le mancava il campo?
“Noi non lo calpestiamo solamente, abbiamo un rapporto speciale con il campo, ti manca, non c’è niente da fare. Il primo mese erano tante le preoccupazioni e non ho mai pensato al voler tornare in campo, ma man mano che arrivavano notizie positive questa voglia cresceva”.
Siete ripartiti subito con tanta intensità.
“Non avevamo dubbi conoscendo il mister. Bene o male lo sapevamo e quindi anche a casa abbiamo lavorato duramente, non siamo al top, ma a livello fisico già stiamo bene”.
Franck Ribery è tornato sul manto erboso.
“Si è sentita tanto la sua mancanza, in spogliatoio è sempre stato presente e non gli si può dire niente. Rivederlo con la palla fa piacere perché se ti fermi a pensare alla sua storia fa effetto. Quando si parla di campioni lo si è da ogni punto di vista, l’impatto che ha avuto lui sin dal primo giorno in spogliatoio te la porti dentro perché sembrava che fossimo noi a doversi adattare che lui a noi. E’ una persona che ti dà tanto e ti spinge a migliorare ed è la qualità più importante”.
Perché ha scelto di fare il portiere?
“Il ruolo del portiere perché forse ho qualche problema (ride, ndr). Mi ha spinto mio fratello maggiore… Il più sfigato lo mettono in porta, io ero il più piccolino e avevamo un cortile in cemento e mio fratello calciava con il vicino di casa. Non ho mai pensato a fare altro, è nata una scintilla: chi nasce portiere muore portiere non è come gli altri ruoli”.
Dove ha mosso i primi passi da calciatore?
“Nella scuola calcio del mio paese, sono stato lì fino all’adolescenza poi grazie anche alla testardaggine di mio padre che mi portava a fare provino ho fatto settore giovanile e Primavera all’Avellino anche se eravamo scarsi. Sono andato in Serie D e da lì ho vinto campionati e fatto tutte le categorie, ma la gavetta mi è servita perché sono stato in piazze abbastanza difficili”.
Un tifoso scrive: “Pietro vieni a Napoli”.
“In vacanza, a trovare i miei (ride, ndr). Bella città. L’ultima volta che siamo stati là però non erano così contenti (ride, ndr)”.
Ad Empoli ha giocato anche con Manuel Pasqual.
“Siamo amici, penso di poterlo dire tranquillamente. Ci vediamo, sentiamo spesso, pure le famiglie. Quello che colpisce è la persona, incontriamo tanti giocatori, ma sono pochi quelli che ti rimangono dentro. Ha aiutato, dal primo momento, me ed altri ragazzi ad ambientarsi, si espone sempre per te… Se diventi capitano della Fiorentina per tanti anni hai qualità importanti. Poi lo sai come sono fatto fuori dal campo lo prendevo sempre in giro (ride, ndr)”.
Lei è anche un tifoso della Fiorentina.
“A questo punto sì. La cosa anomala è che lo avessi in casa un tifoso, perché mio fratello negli anni di Batistuta che i viola si giocavano lo scudetto con i bianconeri, era arrabbiato nero con Edmundo che andò al Carnevale… Mi ricordo tutto, non c’era un motivo particolare per cui la tifasse, ma era l’unico al sud.
Ci racconti il passaggio in viola.
“Sono successe alcune cose e non ero più contento di stare lì, volevo andare via. Poi è arrivata la Fiorentina e ho pensato: ‘Chiudiamo tutto’. Per me è stato un passaggio sul quale non ho avuto dubbi, città bellissima che piace a me e alla mia famiglia, ma mi è dispiaciuto come sono andato via da Empoli”.
Qual è stato il momento più difficile della sua carriera?
“Ho sempre avuto la sfortuna di farmi male nei momenti migliori: ad Avellino, a Catania… Mi hanno segnato parecchio, ho passato un momento negativo anche nell’ultimo anno a Salerno. Però ho lavorato molto sulla testa, mi sono accompagnato anche con una figura che mi potesse aiutare perché dai momenti negativi devi sempre portare fuori un insegnamento. Ormai ho smesso di pensare alla sfiga, alla sfortuna e mi concentro sulle cose che posso controllare. Sono contento di quello che sono e di quello che riesco a trasmettere agli altri”.
Invece quello più significativo?
“Ti dico la verità, l’esordio con la Lazio l’ho vissuto in modo intenso. Ho fatto tanta gavetta ed arrivare alla Fiorentina e sapere che me lo sono guadagnato è stato speciale così come l’accoglienza del pubblico. Queste cose qua potrò raccontarle tra qualche anno, per me sono motivo di orgoglio, non devo nascondermi. Ero sereno, nel riscaldamento ridevo e scherzavo come se non dovessi affrontare niente: è la forza del posto in cui ti trovi. Ho avvertito da subito un legame con l’ambiente, mi sono sentito a mio agio immediatamente, più passi tempo qua e più vuoi restarci”.
Il ruolo del portiere si è evoluto.
“E’ cambiato anche tanto negli anni, è un ruolo fondamentale, è un giocatore che ha poco a che fare con il resto della squadra a livello di pressione, di gestione dei nervi. Sei solo, è difficile che qualcuno possa salvarti da un errore. E’ ciò che attrae del portiere, può essere un peso, ma può anche darti qualcosa in più. Ultimamente sei più partecipe con la squadra sia in allenamento che in partita. Sono state cambiate le regole, ti coinvolge molto di più e devi dare sicurezza anche da quel punto di vista. Il portiere ha un margine di errore minimo, un attimo di distrazione lo paghi caro, ma a me piace ed è sempre piaciuto”.
E’ difficile giocare contro la squadra per cui tifi?
“Non mi è mai fregato, quando vai in campo vai in campo, non ci pensi”.
Quest’anno ha avuto spazio in Coppa Italia.
“Sono contento ovviamente poi è un merito sia mio che di Alejandro (preparatore dei portieri, ndr) perché non è facile tenere sulla corda tutti i giocatori. Io mi alleno come se dovessi giocare sempre, mentalmente l’approccio deve essere quello, far sentire poco la mancanza di un titolare. Se già sono poche le occasioni, se non sfrutti neanche quelle che hai… Sto sul pezzo tutta la settimana, affronto ogni giorno come se dovessi giocare”.
Lei ha dichiarato che quando gioca con questa maglia vorrebbe la partita non finisse mai.
“E’ la verità, sto bene e sono orgoglioso di stare qua. Anche se avevo i crampi, non so quanto mi convenisse che la partita non finisse mai (ride, ndr)”.
Qual è il rapporto tra voi portieri?
“I giovani li massacriamo (ride, ndr), almeno crescono anche loro. Comunque ci rispettiamo, non sono il tipo che gioisce degli errori degli altri, neanche Drago lo è e ciò si riflette anche in campo, l’ambiente che ti circonda ti fa rendere al meglio, c’è merito di tutti nelle prestazioni nostre. Stiamo bene, ci alleniamo con il sorriso. Il preparatore ci chiede concentrazione sempre, affrontare gli allenamenti con serietà, ma penso che comunque lo facciamo. Affrontare la fatica con il sorriso ti spinge a migliorare e soffrire di meno. Il merito non è solo tecnico di Alejandro, ma anche l’empatia che c’è tra di noi è frutto del suo lavoro”.
Lei è anche un uomo spogliatoio.
“Siamo fortunati perché ce ne sono tanti che comunque ti danno qualcosa, quando sei più grande senti anche qualche responsabilità in più verso i più giovani. Io ho vissuto spogliatoi diversi, da piccolo non riuscivo ad essere me stesso da subito, era complicato adesso talvolta si esagera e riuscire a far capire ai giovani dove sbagliano è importante. E’ facile dare giudizi su un ragazzo, ma dobbiamo essere bravi ad aiutarli”.
Qual è il suo sogno nel cassetto?
“Vedere la Fiorentina lottare per qualcosa di più importante rispetto alle ultime stagioni perché Firenze merita altri obiettivi. Sono stati due anni complicati per vari motivi, la società va lasciata lavorare perché i grandi traguardi si costruiscono gradualmente. Il sogno è quello, ma a breve termine è quello di riabbracciare mio fratello”.
Chi era il suo idolo da piccolo?
“Buffon ha fatto la storia ed è impossibile non metterlo nell’elenco. Toldone (Toldo, ndr) mi piaceva perché vedevo la Fiorentina e l’Inter essendo fan di Ronaldo il fenomeno. Non ho mai però avuto in testa l’imitare gli altri anche perché sono un puntino rispetto a questi grandi”.
Un messaggio per i tifosi viola.
“Un abbraccio a tutti, la speranza è che tutti possiate stare bene insieme alle vostre famiglie. Ci sarà tempo per tornare a gioire al Franchi”.

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