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SSC: tre lettere, tre giocatori, tripla sorpresa nell’uovo di Pasqua

SSC. Tre iniziali per un tridente d’attacco che finalmente funziona, e i risultati si sono visti. Saponara, Simeone e Chiesa: tre giocatori completamente diversi per caratteristiche tecniche e ruoli. Il primo un rifinitore dal tocco calibrato, il secondo meno dotato con gli scarpini, ma con una garra infinita. Il terzo è un mix delle peculiarità dei precedenti: corsa, precisione, forza fisica e cattiveria agonistica.

Eppure, fino a qualche mese fa, mai il pubblico viola si sarebbe aspettato di festeggiare la quarta vittoria consecutiva. Infatti, ognuno per problemi diversi, i ragazzi non rendevano quanto potevano. Un evento in particolare sembra aver rifocillato le capacità di questi tre ragazzi. Quindi proviamo ad analizzare la situazione:

CHIESA: Un gioiellino, su questo non ci piove. Esploso l’anno scorso sotto la gestione Sousa, ha dato alla squadra quello che serviva, ovvero carattere, entusiasmo, fiato e velocità nelle ripartenze. A poco a poco è passato da semplice ragazzino della primavera in prima squadra a punto fermo della Fiorentina di Pioli. Tuttavia quest’anno, dopo un buon inizio di campionato, il figlio d’arte risultava un po’ spento. L’ultimo gol lo aveva segnato a Bologna, una bella imbucata in area di rigore e tre punti per i viola, ma nelle partite successive non è stato il solito Chiesa, un po’ annebbiato e meno cinico del solito. Può essere che la drammatica perdita di Capitan Astori lo abbia rinvigorito (si fa per dire), fatto sta che dalla partita in casa contro il Benevento Federico Chiesa è tornato il gioiello che tutti conosciamo e ieri ha dato l’ennesima prova del suo talento.

SAPONARA: Arrivato tra i molti dubbi nel gennaio 2017 dopo un buon inizio di stagione con l’Empoli, Riccardo non ha trovato molto spazio nella Fiorentina. Pochi minuti giocati, tanti problemi fisici e mai decisivo. Poi due infortuni, una caviglia che non lo lasciva giocare come avrebbe voluto. Ad ottobre scorso la caviglia fa di nuovo crack e panchina fissa. Poi arriva una mattina in quel di Udine in cui la sua luce scompare. Quella luce era il suo amato Capitano. Saponara reagisce da grande uomo: riesce a convertire tutto il dolore, tutta la tristezza per la perdita del suo amico in energia. Da lì corsa, cattiveria, sane “pedate” e assist sopraffini. Tutto questo grazie a un uomo che in questo caos è riuscito a gestire un gruppo a pezzi dal dolore: parliamo di Stefano Pioli, così bravo nel rialzare una squadra in ginocchio da venirgli dedicato da parte di Gazzetta il soprannome di “Stefano il Trasformista”. Ieri Saponara ha seminato il panico nella difesa calabrese, bene così, il figlio perso è ritornato.

SIMEONE: Arrivato in estate per 18 milioni di €, il Cholito ha subito destato nei fiorentini il ricordo di un vecchio numero 9 argentino, un giocatore che davanti alla porta non sbagliava praticamente mai, parliamo di Gabriel Omar Batistuta. Prima di diventare come il Re Leone, Giovanni dovrà mangiare tante bistecche e si è visto. Infatti, sebbene abbia sempre messo in campo tanta rabbia, polmoni e muscoli, Simeone non ha mai centrato la porta in maniera continuativa fino ad ora, pur rimanendo il capocannoniere della squadra. 8 gol in campionato con quello di ieri, di cui tre contro tre big: Roma, Milan e Inter. Sarà stata la visita di Batistuta a “benedire” il futuro del Cholito? Sicuramente da numeri 9 quali sono, qualche parola se la saranno scambiata e qualche consiglio Gabriel lo avrà dato.  Un gol da vero attaccante quello segnato ieri da Simeone.

La Fiorentina ora ha un obiettivo e uno soltanto: vincere per l’Europa, vincere per il Capitano, vincere per riportare Firenze dove merita di stare. Se quei tre davanti entreranno mercoledì a Udine e nelle prossime partite come hanno fatto ieri, allora c’è solo da sperare in bene.

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