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SPECIALE F1 – L’Amore per la famiglia, le partite in strada e la promessa fatta al nonno: “Un giorno giocherò con il Bari”. Alla scoperta di Castrovilli, il talento viola del futuro

Oh Puglia mia, ti porto sempre nel cuore quando vado via e subito penso di morire senza te”. A cantarlo era il buon Caparezza nell’ormai lontano 2008. Una canzone, questa, che non ci mise molto a diventare un tormentone, anche se a dire il vero era nata come una denuncia contro tutte le problematiche che infettano tutt’ora la regione. Tuttavia, ciò che appare fin da subito evidente, è l’amore che il rapper di Molfetta nutre nei confronti della sua terra. La Puglia, la regione delle canzoni di Al Bano, delle battute di Checco Zalone, della bontà della Burrata, del sole e del mare. Ma, chissà, un giorno verrà ricordata anche come la terra di Gaetano Castrovilli, un ragazzo nato nel febbraio del 1997 a Canosa di Puglia, un paesino di appena 30 000 abitanti ad un ottantina di chilometri da Bari. A differenza di Caparezza, Gaetano ha dovuto fare le valigie, destinazione Firenze, laddove sta incantando tutti con i suoi colpi da fenomeno vero nella speranza di esordire un giorno in Serie A: “Vederlo andare via è stata una sofferenza – Ammette Domenico, suo inseparabile cugino – Ma è stata molto dura soprattutto per lui. Sa, prova grande affetto per la famiglia e ritrovarsela improvvisamente a più di settecento chilometri di distanza è stato un colpo duro da digerire. Però a Firenze si trova benissimo eh, ama la città. E poi ci sentiamo tutti i giorni con messaggi e videochiamate varie”. Insomma, siamo davanti ad un ragazzo attaccato alle proprie radici, alla famiglia e al luogo che lo ha visto nascere, un giovane talento che: “Si è innamorato del calcio giocando per strada – ci racconta sempre Domenico – cercando di imitare i suoi idoli, Kakà e Ronaldinho. Gaetano, oltre al calcio, ha un’altra grande passione, ovvero il ballo. Per questo è sempre stato attratto dallo stile e dai festeggiamenti dei brasiliani. Come la maggior parte di noi, non è nato nella ricchezza. Ha sempre dovuto fare dei sacrifici, ma questo lo ha aiutato a crescere in modo pulito, con valori sani. Non pensa alla bella vita, in testa ha un sogno da realizzare per i propri cari e per tutte quelle persone che gli vogliono bene”. Ma se Gaetano ha messo da parte il ballo per tuffarsi nel mondo del calcio, c’è una ragione ben precisa, di quelle che solo chi ama profondamente la famiglia può avere. A raccontarcelo è Luca: “Ci conosciamo da tanto e la nostra amicizia parte da lontano, proprio da un campo di calcio. Si giocava Virtus calcio Bari-Bari, categoria giovanissimi. Gaetano non stava attraversando un buon momento, non giocava molto, mentre io ero il pilastro della difesa avversaria. Bene, quando entrò mi fece impazzire, non lo prendevo mai. A fine partita ci facemmo i complimenti a vicenda. Da lì poi giocammo ancora qualche partita contro, per poi condividere un paio di settimane al Bari”. Ma in realtà i due condivideranno qualcosa di ben più grande: “Eh sì, quello che ci ha sempre accumunati è l’amore per questo sport ma, soprattutto, ciò che ci ha spinto a praticarlo. Gaetano smise con la danza per accontentare il nonno, volato via con un grande desiderio: vederlo esordire un giorno con la maglia del Bari. Quando me lo raccontò, mio nonno era ancora vivo. Ci salutò un paio di anni dopo e io smisi di giocare. Poi ripresi in suo onore, anche se io adesso sono in eccellenza mentre il mio amico alla Fiorentina… c’è un po’ di differenza (Ride n.d.r)”. Un’amicizia nata sul campo, dunque, per di più da avversari. Una grande passione che li accomuna e quell’affetto verso il proprio nonno che li ha spinti a prendere decisioni drastiche e a reagire alle difficoltà. Il calcio non è solo un gioco, ragazzi, e voi lo avete dimostrato. Ma quando vedremo Gaetano danzare palla al piede sul rettangolo verde del Franchi? “Eh, lui ci spera sempre – ci confida Domenico – Credo che per giocare a quei livelli non gli manchi niente, se non l’opportunità da parte del Mister. Si sente pronto, non ha paure o ansie, ma è consapevole che ogni cosa ha il suo tempo. Non dirà mai di essere il più forte. Che giochi in un campetto davanti a quaranta persone o in uno stadio da 40 000 spettatori poco cambia”. “E poi penso che il momento più difficile lo abbia superato – Dice Luca – Ha resistito quando nessuno credeva in lui, quando tutti gli dicevano che non ce l’avrebbe fatta perché era troppo debole fisicamente. Ora si sente stimato, ha motivazioni da vendere e poi, ripeto, tecnicamente è fortissimo. Gaetano, ti aspetto in Serie A allora, ma intanto mandami la maglia da Firenze!”

 

 

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