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SPECIALE F1 – La musica, la voglia di scherzare, i gol e quella certezza: “E’ pronto a guidare la Fiorentina”. Ecco Babacar, l’uomo del futuro raccontato dai suoi ex compagni di squadra

Sono tanti gli interrogativi in casa Fiorentina. Non si sa chi sarà il prossimo allenatore, così come non sono ancora chiari i nomi di coloro che rimarranno o faranno le valigie. Ma in mezzo a tutta questa confusione c’è una piccola grande sicurezza: il suo nome è Babacar El Hadji Khouma, noto semplicemente come Babacar, Baba per amici, i compagni di squadra e i tifosi. Nell’anno che verrà lui ci sarà, se poi farà il titolare o meno lo sapremo solo vivendo. E pensare che il giovane attaccante senegalese un campionato in maglia viola l’ha già vinto. Sì, avete sentito bene. Correva l’anno 2008-2009 e gli Allievi allenati da Mister Buso si proclamarono Campioni d’Italia battendo in finale l’Inter. Parliamo, quindi, di quasi otto anni fa, un’enormità, una vita soprattutto per chi decide di fare questo mestiere. Ma come era il Babacar di allora?

“Ah, sicuramente un gran burlone – commenta, ridendo, Matteo Bacciosi, portiere titolare di quella Fiorentina lì – Anche adesso, ad anni di distanza, quando lo vedi ti da’ la sensazione di un ragazzo vispo, che sa il fatto suo. Lo era anche nei primi giorni, nonostante non sapesse ancora l’italiano. Si allenava sempre con il sorriso e questo ci infondeva una grande serenità, anche prima di partite importanti”. Matteo adesso gioca in Promozione, con la maglia del Quarrata. L’anno scorso, addirittura, riuscì a costruire un record di imbattibilità che farebbe invida persino a Buffon, tenendo la porta inviolata per ben dieci partite: “Sì, poi giocammo con la prima in classifica e tutto finì a causa di un autogol… beffardo il destino eh? ma meglio così, almeno ci faccio una risata”. Questo è lo spirito di Matteo, rispondere con allegria a quello che la vita riserva, anche tornando con la mente a quegli anni in viola: “Eravamo una squadra fortissima, in molti adesso sono nel calcio che conta. Diciamo che l’unico che non è arrivato sono io (Ride N.d.r). Poi la differenza la fece il gruppo, che era veramente unito. Ci sentiamo con piacere tutt’oggi perché ci accomuna una vittoria che tutti da bambini sognano, sebbene abbiamo intrapreso strade diverse. Io, per esempio, sto studiano per diventare commercialista e mi diverto ancora a giocare e ad allenare i portieri più giovani, ma va bene così”. Quell’anno lì Babacar fece davvero la differenza, caricandosi la squadra sulle spalle a suon di gol e magie: “Si vedeva subito che era un predestinato – Continua Matteo – Sia fisicamente che tecnicamente a quei livelli era devastante. Bastava buttare la palla lassù e poi ci pensava lui. Mi ricordo un gol in particolare, quello che segnò alla Roma in semifinale Scudetto: la partita finì 2 a 1 per noi e lui aprì le danze con una grandissima cavalcata palla al piede al termine della quale infilò il portiere. E chi se lo dimentica…”

E poi c’è anche chi ci ha condiviso non solo lo spogliatoio, ma anche il ruolo. Già, perché Babacar faceva coppia fissa con Federico Carraro, ora in Lega Pro con la maglia del Teramo dopo le avventure a Modena, Vercelli e Pavia: “Baba è più di un compagno di squadra, è un amico. Lo sento ancora, è molto premuroso. Quando è nata la mia bambina, Ginevra, mi ha telefonato per fare gli auguri a me e a mia moglie. Mi dice sempre che mi aspetta in prima squadra, che un giorno vorrebbe tornare a duettare in campo al mio fianco”. E pensare che Federico in Serie A con la maglia della Fiorentina ci era arrivato: “Sì, durante i due anni di Primavera feci tre presenze in Coppa Italia e una in Serie A prima con Prandelli e poi con Mihajlovic. In carriera ho fatto meno di quanto potessi, ma ci credo ancora. Guardate Iemmello: in un amen si è trovato dalla Lega Pro alla Serie A”. Tornando indietro nel tempo, spuntano aneddoti curiosi sul primo giorno in Fiorentina di Babacar: “Ricordo che arrivò in prova insieme ad altri tre o quattro ragazzi, tutti stranieri. Era veramente di un altro pianeta, tanto è che lo presero subito senza esitazioni. Con noi ebbe immediatamente un bellissimo impatto, sia sul campo che a livello di spogliatoio. Pensa che una volta, quando non c’era, gli bucammo la punta dei calzini, ma lui non si arrabbiò. Non lo faceva mai, anzi. Rispondeva sempre con una risata e poi si preparava alla vendetta”. Ma oltre a scherzi e battute, Federico e Baba di gol insieme ne hanno costruiti tanti: “Mi ricordo un suo gol contro il Milan, in una semifinale di Coppa Italia. Facemmo un uno-due bellissimo nello stretto, lui entrò in area e infilò il portiere con il suo classico piattone”.

Infine c’è  chi con Babacar ha giocato insieme, ma anche contro, seppur solo per qualche minuto: “Sì, ma furono i novanta minuti più lunghi e brutti della mia vita” Ci racconta Alessio Fatticcioni, difensore titolare di quella Fiorentina, in cui formava una coppia impeccabile con l’amico Camporese, ora al Benevento. Alessio è uno di quei ragazzi che in carriera non è stato molto fortunato, anzi. Ma si sa, nel calcio ci sono mille incognite e le più pericolose sono forse rappresentate da quelle persone di cui dovresti, invece, fidarti. Sì, sono i procuratori e i direttori sportivi, quelli che farebbero di tutto pur di sfondare, anche rovinarti la carriera. Ma non roviniamo questo clima allegro e pacifico, ritorniamo a quella partita, a quell’amichevole che Alessio non si è ancora dimenticato: “Allievi contro Primavera, io giocavo con quelli più piccoli, Babacar dall’altra parte. Era più giovane di noi, avrebbe dovuto addirittura unirsi agli Allievi Regionali, invece lo mandarono subito in Primavera. Bene, lui non me la fece mai vedere, non lo prendevo, non c’era il verso. Ricordo che tornai a casa distrutto, mortificato. Mi ripetevo: “Ma come è possibile? E’ più piccolo di me…”. Va detto che era un bestione eh, un gigante buono. Quando entrava negli spogliatoi lo avresti notato anche qualora fosse stato un nano, perché si presentava con la musica a tutto volume, con quelle canzoni senegalesi che gli piacevano tanto”.

Ma Babacar è pronto per diventare l’attaccante titolare della Fiorentina? Su questo il parere dei tre è unanime: “Assolutamente sì. Nonostante lo scarso impiego, in questi anni ha sempre avuto una media realizzata impeccabile. Ha solo bisogno di pazienza e affetto, perché lui caratterialmente è fatto così. E’ un professionista serio, che ama Firenze e che per questa maglia darebbe tutto, per questo i fischi gli possono aver dato fastidio. Ma se la Fiorentina vorrà ripartire dai giovani, allora lui è l’uomo giusto”

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