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SAPONARA, Il cuore oltre il muro dei tatticismi…

Inizia ufficialmente il ritiro per i ragazzi di Mister Pioli. In quel di Moena, dopo un’alluvione che ha un pò spaventato ed un giorno di nubifragio, il sole splende nuovamente ed una temperatura gradevole ha dato il benvenuto alla Fiorentina in quest’angolo di paradiso targato Val di Fassa. Il primo allenamento dei gigliati è stato accolto ovviamente dalla gioia dei tifosi presenti, un centinaio sulla tribuna adiacente al manto erboso del Cesare Benatti, con il solito calore capace di scaldare da subito il cuore dei nuovi (vedi il francese Lafont) e dei giovani aggregati in prima squadra (Brancolini, Ghidotti, Hristov, Beloko, Meli, Gori, Sottil, Montiel). Quell’accoglienza e quell’amore che caratterizza e differenzia il popolo viola dal resto del mondo calcistico, vanto di una città, di una cultura, di un popolo, che solo chi è passato da Fiorenza può raccontare di aver vissuto. Un amore, tuttavia, capace indirettamente di essere crudele, portatore di una forza tale da straziare alla sua assenza, capace di offuscare il sole anche in un piccolo angolo di paradiso. In quel paradiso, Riccardo Saponara, ci ha vissuto e ci sta vivendo anche quest’oggi. Leader carismatico della viola della passata stagione, uomo spogliatoio  capace di assorbire tutto il dolore della scomparsa di un amico (prima che un compagno), e sprigionarlo con tutta la sua forza benevola verso la squadra e la città che l’ha accolto. Riccardo, insieme ai suoi compagni, ha attraversato l’inferno, scrivendo una fetta di storia di questa Fiorentina. Ma le storie, come la vita ci insegna, talvolta sono destinate a terminare, sebbene la volontà di una parte sia tutt’altra. In questo vortice, il volere di Saponara sarebbe quello di sposare la causa, portarla fino in fondo, magari finendo quel compito che sembra essergli stato assegnato a priori. Ma il cuore, purtroppo, non segue sempre le regole, come le stesse regole (del pallone) non possono essere sempre e solo guidate dal cuore. Sarebbe bello, ma purtroppo impossibile. Ecco allora che i dettami tattici della Fiorentina pongono un muro che appare insormontabile, costruito da un 4-3-3 che si fa sintesi numerica della parola esclusione. Un dettame tattico che non prevede un trequartista, che esclude un fantasista dal cuore grande come lo stesso Saponara. Pioli, già da ieri, ha provato a re-inventarlo nel ruolo di interno di centrocampo, spinto dalla consapevolezza di quanto il ragazzo di Forlì possa essere indispensabile a questo gruppo, a questa famiglia. Il destino sembra scritto, come un contrappasso dantesco moralmente rovesciato, che va a colpire chi non è colpevole di ingiustizie ma solo di essere stato toccato dall’amore di Firenze in uno dei momenti più bui della sua storia. Non si parla di rivincite, e nemmeno di gratitudine, ma di qualcosa che non è semplice nemmeno raccontare. Quale sarà il destino non è ancora certo saperlo, una mera speranza giunge inoltre da Losanna, dove le risoluzione del Tas potrebbero aprire a nuove alternative e possibilità, esigenze indirette di una rosa più ampia. La cosa certa è che mai e poi mai, quel fantasista dal cuore grande, potrà scucirsi dalla pelle questa maglia. I dettami del pallone regolano le gerarchie, ma per il cuore continueranno a non esistere regole.

 

 

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