Home / Esclusive / MAURIZIO CASAGRANDE A F1, “La Fiorentina sa fare calcio, di Firenze adoro l’amore per la città. Con Ancelotti il Napoli ha acquisito imprevedibilità, stavolta sarà più difficile per i viola. Io al cinema tra Salemme, Boldi, De Sica e me…”

MAURIZIO CASAGRANDE A F1, “La Fiorentina sa fare calcio, di Firenze adoro l’amore per la città. Con Ancelotti il Napoli ha acquisito imprevedibilità, stavolta sarà più difficile per i viola. Io al cinema tra Salemme, Boldi, De Sica e me…”

Maurizio Casagrande, attore, sceneggiatore e regista, un napoletano doc. Al cinema lo abbiamo visto in una trentina di film, a teatro in una serie infinita di spettacoli che hanno fatto ridere (e continueranno a fare) lo stivale in lungo e largo. Strettissime le sue collaborazioni cinematografiche e non solo con Vincenzo Salemme durante la sua carriera, con il collega campano ha portato alla luce diverse pellicole che hanno raccolto applausi, sorrisi e risate, formando una gran bella coppia verace. Ma Casagrande è noto anche per diverse partecipazioni anche sul piccolo schermo in fiction che hanno accolto pubblico grande e più giovane, si ricorda Carabinieri. Recentemente è stato testimone del ritorno dell’accoppiata Boldi- De Sica al cinema, recitando al loro fianco in Amici come prima. In vista dell’affascinante sfida tra Fiorentina e Napoli abbiamo intervistato in esclusiva un grande tifoso dei partenopei, nonché popolare attore, Maurizio Casagrande. Ecco l’intervista di FiorentinaUno:

Maurizio, dopo giorni burrascosi  il Napoli sembra aver interrotto, almeno momentaneamente, la partenza di Hamsik. Citando un suo film, si può dire che con lo slovacco fu da subito Amore a prima vista?

“Sicuramente, Hamsik ci piacque da subito. Anzi si può dire che ha impersonato quella ventata di cambiamento che ha visto la squadra protagonista dopo gli anni complicati tra Serie C e fallimento. Un giocatore per bene, mai falloso e di grande qualità, un ottimo rappresentante per un Napoli nuovo.”

Siamo nella settimana del Festival di Sanremo, in gara è presente anche lo storio cantante napoletano Nino d’Angelo e c’è chi non sembra apprezzare la sua canzone principalmente per la scelta di portarla in dialetto. Negli stadi c’è ancora chi intona cori di discriminazione territoriale. Perché ancora tutto ciò nel 2019?

“Sono dell’idea che il razzismo, che possa essere regionale, di cultura, di colore è alla base dell’ignoranza e della stupidità, non credo di aver mai conosciuto una persona razzista che sia anche intelligente. C’è chi invece su questi temi ci ha costruito una sorta di disciplina di vita, quelle invece sono persone chiuse mentalmente. Il napoletano è una lingua molto musicale, lo dicono canzoni che hanno fatto il giro del mondo. Riferendomi ai secoli passati, parlando di 800′, 700 e 600′ non mi sembra di ricordare grandi canzoni storiche che non fossero napoletane. Puoi dire che non gradisci le canzoni napoletane per questione di gusto, ma se lo fai con ideali razzisti allora confermi di essere ignorante.”

C’è un giocatore che prenderebbe volentieri dalla Fiorentina? E qualcosa dalla città?

“Il calcio che gioca la Fiorentina mi piace molto, ma facendo il mio lavoro ho capito che non bisogna prendere mai niente dagli altri, è sinonimo di imitare. Non credo sia possibile emulare qualcuno e diventarne superiore. Il modo che ha la società viola di affrontare il calcio, però, è bello ed interessante, ci sono anche diversi calciatori importanti nella rosa gigliata. Di Firenze prenderei quella magia tipica del centro, l’amore che gli abitanti hanno per la loro città. E’ una cosa che mi piacerebbe vedere anche a Napoli , da una parte di cittadini c’è un po’di degrado, rovina a tratti quella splendida zona del centro storico. Diciamo che ci sono delle persone particolari.”

Lei era uno dei molti apprezzatori di Sarri. Come vede invece Ancelotti alla guida del Napoli?

“Di Sarri ho amato profondamente questa sua mentalità umile, abituata a tirare fuori il meglio dal poco che hai, la capacità di far fruttare al massimo chi ha a disposizione. Non ha avuto questi grandi campioni, lo stesso Higuain, quando arrivò a Napoli non era il campione che è poi andato via. Dentro il Pipita c’è molto Sarri. Il suo grande talento, per certi versi è stato il suo limite, ovvero il far giocare pochi giocatori che dovevano entrare in uno schema molto rigido e preciso, dispendioso anche sul piano fisico. Ottimi risultati fino ad un certo punto e poi la squadra crollava. La Juve, ci ha messo anche del suo, visto che sta facendo dei campionati incredibili. Ancelotti invece è l’opposto di Sarri, io credo che una volta avuto il bianco è meglio passare al nero anziché al grigio. Carlo è abituato ad avere tanto dai suoi club, invece stavolta è riuscito a tirare fuori dai cassetti giocatori che vedevano poco il campo. E’ stata una scelta geniale, o lui, oppure non so chi.”

Nelle ultime stagioni il Napoli ha incontrato diverse difficoltà nel giocare a Firenze. Quest’anno possono cambiare le cose?

“La Fiorentina ha avuto una costruzione molto intelligente, c’è stato molto studio delle partite e la capacità di ingabbiare il gioco di Sarri. Con Carlo siamo attrezzati meglio, armati meglio a controbattere e di conseguenza è più difficile organizzarsi contro questo Napoli. Se fossi Pioli mi troverei più in difficoltà ad individuare i metodi per contrastare gli azzurri. Il cambiamento è una delle carte migliori nel nostro mazzo.”

Recentemente l’abbiamo vista al cinema nel film di ritorno dell’accoppiata Boldi-De Sica. Com’è stato?

“Ho accettato il ruolo proprio per far parte di questa festa, sono due miti del Natale. Conosco Christian e Massimo da anni, rivederli insieme e lavorare a fianco è stato molto piacevole. In passato non avevo mai fatto Cinepanettoni, l’anno scorso ci fu questa occasione per “Natale da Chef”, la prima volta in cui ho lavorato con Neri Parenti. Mi intrigava molto il fatto che questi film aggiungessero alla trama una storiella ed è stato un piacere farne parte.”

Nella sua grande collezione di film qual è la pellicola che ricorda più volentieri?

“Tra i film che ho girato per altri uno lo amo particolarmente: “La scomparsa di Patò”. Tratto da un romanzo di Camilleri, è un film d’epoca, recitai al fianco di Nino Frassica, con il quale formai una coppia molto credibile. Il film a cui sono più legato in assoluto è il mio primo da autore e regista, “Una donna per la vita”, molto bistrattato dalla critica. Mi sono reso conto che non piaccio ai critici, io devo ma soprattutto voglio far ridere la gente e, per farlo, le storie devono avere dei meccanismi che possano analizzarla. Questo fattore viene visto come una diminutio, mi da un po’ fastidio. Lo spettacolo che sto portando in scena in questo periodo, che spero di inscenare anche a Firenze, ha fatto ridere l’Italia da Reggio Calabria ad Asti, sinonimo che la gente ha apprezzato. Non bisogna mai sacrificare la risata ma serve anche far sì che ciò che si dice non sia il nulla assoluto.”

 

 

Articolo di Vincenzo Pennisi

 

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