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MAGAZINE – SPECIALE ASTORI: Buon Compleanno Capitano

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SPECIALE ASTORI  – BUON COMPLEANNO CAPITANO!

PREFAZIONE:

Faceva il calciatore, aveva 31 anni. Davide era il capitano della Fiorentina e se n’è andato nel sonno, trovato senza vita in una stanza d’albergo, al «La di Moret» di Udine, dove la squadra viola si trovava in ritiro in previsione della sfida con l’Udinese. Dormiva da solo, quella maledetta mattina del 4 marzo, a trovarlo è stato un massaggiatore, preoccupato perché Astori non si era presentato all’ora prevista per la colazione pre-partita, alle 9.30. Da quel giorno nulla è stato più  lo stesso. Un calciatore per hobby con la passione per l’Architettura, amava il design ed il tempo libero lo occupava tra una visita ad un museo d’arte moderna e una lettura di un libro, amava le canzoni di Ligabue e aveva scelto il numero 13 in onore del suo idolo Alessandro Nesta. Ma la cosa che amava di più era la sua famiglia, lo sa bene la compagna Francesca mamma della sua piccola Vittoria, Davide ha lasciato prima di tutti loro. In campo era un leader silenzioso, il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via, il capitano dal cuore gentile, posato, equilibrato mai sopra le righe un esempio per i compagni! Oggi Davide avrebbe compiuto 32 anni e nel giorno del suo compleanno abbiamo deciso di rendergli omaggio, la redazione di Fiorentinauno.com ha raccolto testimonianze, ricordi, fiumi di parole di chi Davide l’ha conosciuto, l’ha vissuto o ancora più semplicemente l’ha allenato. Ci siamo immersi nel suo ricordo attraverso racconti inediti dai quali si fatica a non avere gli occhi lucidi od il magone in gola. Abbiamo ripercorso alcune tappe della sua carriera e durante tutto questo tragitto abbiamo sentito il nostro Capitano più vicino. Ci auguriamo che come noi anche voi durante questo viaggio riusciate ad emozionarvi! E allora auguri a quel capitano che ha lasciato un vuoto, incolmabile, di un ragazzo perbene che amava fare il suo lavoro!        Alfredo Verni

UN VIAGGIO CON DAVIDE – LA STORIA DELL’ETERNO CAPITANO…

Era il 7 gennaio 1987, quando a San Giovanni Bianco, un comune italiano di circa 5 mila abitanti in provincia di Bergamo, viene alla luce Davide Giacomo Astori. Cresce a San Pellegrino Terme e il suo primo campo da calcio è quello del Ponte San Pietro, all’epoca squadra satellite del Milan. Nel 2001, ad appena 14 anni, Davide viene integrato nelle giovanili rossonere, per poi passare definitivamente in Primavera qualche anno più tardi. Tra i campetti di Milanello entra in contatto con una nuova realtà, e con quelli che saranno i suoi nuovi compagni, tra i quali Antonelli, Marzorati e Di Gennaro. Un’avventura che si chiuse diversamente da quelle che erano le aspettative dello stesso Davide. Nel 2006 la dirigenza rossonera decide infatti di mandarlo a fare gavetta nelle serie minori… un brutto colpo per lui, che sognava e sperava di crescere alle spalle di quei campioni che sfidava durante la settimana in allenamento: Maldini, Costacurta, Stam, Cafù e per ultimo quello che probabilmente era il suo idolo, Alessandro Nesta che, “casualmente”, aveva cucita sulle spalle la numero 13. Nonostante il sogno momentaneamente infranto, i successivi anni in serie minori danno a Davide quella spinta necessaria per riprendersi  tutto quello che gli era stato “tolto”.

A Pizzighettone lo accoglie a braccia aperte il tecnico di quei tempi, Roberto Venturato, che dall’alto della sua esperienza in categoria, riconosce subito in Davide quei tratti distintivi che rispecchiano una maturità ed una professionalità precoce. Nella sua unica stagione in provincia di Cremona, colleziona 27 presenze e nell’ultima giornata di campionato, contro il Monza, sigla quella che fu la sua prima rete tra i professionisti giocando da terzino sinistro.

Il ritorno a Milano è semplice burocrazia, nella stagione 2007/08 Astori resta in Lombardia ma a puntare su di lui questa volta è la Cremonese di Emiliano Mondonico. Stessa categoria ma compagni diversi, tra questi, oltre a Gabriele Graziani, figlio di “Ciccio”, anche Sirigu, Viali e Bacis. L’allenatore dal cuore viola, trascina la squadra alla finale dei play-off, ma il sogno chiamato B svanisce all’ultimo gradino contro il Cittadella.

L’estate del 2008 è finalmente quella del grande salto. Il Cagliari aveva apprezzato le sue qualità e lo chiama agli ordini di Massimiliano Allegri. Dopo i vari prestiti, il Milan per 1,2 mln di € accetta l’offerta di comproprietà dei sardi. Da lì all’esordio è un attimo: 14 settembre 2008, a 21 anni, gioca i suoi primi minuti in Serie A, nella partita a Siena persa 2-0 dai rossoblù. La prima da titolare, complice la squalifica di Alessandro Agostini, arrivea il 30 novembre 2008 nella vittoria per 1-0 contro la Sampdoria, ancora una volta da terzino sinistro. Chiude la prima stagione in Sardegna con 10 presenze. L’anno successivo è quello della consacrazione, dopo l’addio di Diego Lopez, eredita il suo posto da difensore centrale collezionando 34 presenze e segnando il suo primo gol in massima serie contro la Fiorentina. Gioca in Sardegna anche l’anno successivo (36 presenze) ed il 22 giugno 2011 il Cagliari riscatta l’altra metà del cartellino dal Milan. Un brutto capitolo della sua avventura con i sardi risale al 23 ottobre 2011 quando subisce un lungo stop causa l’infortunio al perone rimediato in un contrasto con Lavezzi in Cagliari-Napoli. Fa parte del gruppo diretto da Diego Lopez fino al 2014, dopo aver rinnovato il contratto fino al 2017, per poi passare quell’estate in prestito alla Roma.

La prima convocazione con la Nazionale Maggiore, dopo la trafila nelle giovanili, arriva il 6 agosto 2010. Il CT degli azzurri è Cesare Prandelli, l’avversario dell’Italia la Costa D’Avorio, gara amichevole. E’ aggregato alla rosa anche per le successive sfide con Romania, Germania e Slovenia, senza però mai debuttare. Il 29 marzo 2011, nella sfida contro l’Ucraina vinta per 2-0 dagli azzurri, entra in campo sostituendo un infortunato Giorgio Chiellini. E’ il diciassettesimo minuto di gioco quando Davide, appena 24enne, porta in campo per la prima volta la sua tredici azzurra. L’emozione però gioca brutti scherzi, infatti, al 75esimo riceve una seconda ammonizione. Giallo che lo costringe ad abbandonare anzitempo il terreno di gioco.

Torna in nazionale nel giugno del 2012 quando Prandelli in via precauzionale, visto le condizioni incerte di Andrea Barzagli, gli chiede di attendere l’esito degli esami del difensore bianconero per poi diramare la lista dei convocati per gli Europei del 2012. Lo juventino recupera e Davide è costretto ad abbandonare il ritiro. Arriva un’altra opportunità… Astori viene incluso nei 23 che rappresenteranno l’Italia nella Confederations Cup del 2013 di scena in Brasile. Dopo la sconfitta degli azzurri in semifinale contro la Spagna, arriva finalmente il turno di Davide. All’Arena Fonte Nova di Salvador, Uruguay ed Italia si affrontano per la finale del terzo posto, Astori parte titolare e dopo soli 24’ minuti una punizione calciata da Alino Diamanti si infrange prima sul palo, poi su Muslera fino ad essere spinta in rete dallo stesso Davide. Tutta la squadra, compresa la panchina, corre ad abbracciarlo. Un gol che significò molto anche a Cagliari, erano quarant’anni, ovvero dai tempi di Gigi Riva (20 ottobre 1973) che un rossoblù non segnava con la maglia della Nazionale. Tuttavia Il suo cammino in azzurro continua ad essere altalenante anche negli anni successivi…

Nell’estate del 2014 la Roma piomba forte su Davide e batte la concorrenza di diversi club ma, soprattutto, della rivale Lazio, per accaparrarsi le prestazioni del centrale difensivo. Prestito oneroso a 2 mln e diritto di riscatto a 5 mln. Con la maglia giallorossa esordisce contro la Fiorentina in Serie A, mentre saranno i russi del CSKA gli avversari per la sua prima partita in Champions League. L’unica rete in giallorosso risale al 6 gennaio 2015, la Roma batte 0-1 l’Udinese proprio grazie al gol di Davide. La dirigenza capitolina non riscatta tuttavia le prestazioni dell’Eterno Capitano nonostante le 31 presenze in quell’annata…

Davide Astori nella sua carriera da calciatore ha vestito solo sei maglie, sette con quella della Nazionale Italiana… lungo questo percorso e in ogni suo trasferimento è stato accompagnato dall’agenzia di Claudio Vigorelli. Dalle giovanili del Milan dove lo ha conosciuto fino alla svolta Fiorentina…lo storico procuratore dell’Eterno Capitano Viola ci racconta gli aneddoti più significativi dietro ogni trasferimento. I suoi primi anni in prestito nelle serie minori, poi la comproprietà con il Milan che il Cagliari nel 2011 riscatterà completamente… La trattativa quasi chiusa con la Lazio e il passaggio alla “rivale” Roma nel 2014 poi il ritorno in Sardegna e l’interesse forte di Maurizio Sarri che lo voleva a Napoli! Le cose andarono diversamente e per 5 milioni di euro, tra prestito e riscatto, la Fiorentina si aggiudicò le sue prestazioni… e non solo! A Firenze Davide ha portato le sue grandi doti calcistiche ma anche i suoi valori, il suo carisma… il suo sorriso. Un legame forte con il suo agente e con tutti i suoi collaboratori perché Davide era una persona diversa dalle altre…

PRIMAVERA MILAN LINO MARZORATI

Lei ha avuto la possibilità di conoscere Davide e di giocare con lui nelle giovanili del Milan. Che ricordo ha del Capitano?  

“Io ho un ricordo di lui recente nel 2010 ero con lui a Cagliari. In quell’anno mi sposai e lui venne al mio matrimonio. Io, lui e Canini avevamo molto legato, uscivamo con le nostre rispettive fidanzate ed eravamo tre coppie affiatate … è stato un periodo molto bello”. 

Invece a Milanello? 

“Lui veniva da Bergamo ed io da Milano, quindi tornavo a casa dai miei mentre lui passava le giornate a Milanello con i compagni.  Insieme vivevamo solo gli allenamenti e i vari tornei. La vera amicizia è nata dopo. Era già un ragazzo simpaticissimo e quando l’ho rivisto a Cagliari è stato molto bello. Spesso ricordavamo le storie passate da ragazzi”. 

Le ha mai parlato da ragazzo di un sogno nel cassetto? Una squadra dove voleva giocare prima o poi? 

“Io penso che lui volesse tornare al Milan, era molto legato a quei colori. Quando Allegri passò al Milan, dopo averci allenato a Cagliari, lui sperava di riabbracciare il tecnico e la maglia rossonera. E’ stato sfortunato, il Milan doveva monetizzare così l’hanno ceduto ai rossoblù e nonostante le tante richieste in giro per l’Europa ha deciso di abbracciare la causa del Cagliari, diventandone anche capitano. Il tempo poi gli ha ridato tutto, passando alla Roma e alla Fiorentina ma mi è dispiaciuto non averlo visto con la prima maglia del Milan”. 

Poi insieme al Cagliari,come ha ritrovato Davide? 

“Aveva fatto un fisico da centrale vero, nel settore giovanile giocava più da terzino. Veniva dalla gavetta in Serie C,  in Sardegna conobbi un giocatore nuovo, carismatico e che non mollava mai. Da lì in poi è diventato il Davide che conoscevamo tutti. Allegri è stato bravo a dargli tante chance e lui ad imparare dai suoi stessi errori. Ha sempre saputo conquistare la fiducia di chi lo allenava. Passare subito in grandi club ti mette in discussione come gli è successo a Roma… le piazze importanti fanno fatica ad aspettare il giovane. La Fiorentina era il suo mondo e io l’ho invidiato molto per questo, ho sempre sperato di vestire questa maglia, però, il fatto che ci sia arrivato lui per me è stato ugualmente significativo”. 

Ha avuto modo di risentirlo dopo l’esperienza al Cagliari? 

“Ricordo di averlo sentito un’estate, lui doveva andare in Perù e sapeva che io c’ero stato. Voleva qualche dritta su quei posti, lui andava lì per beneficenza. Poi non ho avuto modo di sentirlo… lo vedevo spesso in TV e a me bastava vederlo lì felice”. 

Ricorda se avesse mai parlato della scelta del numero 13? 

“Non saprei…  Nesta non aveva il 13? Penso sia quello il motivo, era il suo idolo da ragazzo. Per me invece il mio ideale di calciatore è diventato Davide, in tutto questo mondo di tatuaggi e robe così lui è rimasto quello di sempre”.  

Un aneddoto fuori dal campo? 

“Andavamo spesso al cinema, era il periodo di ‘Una notte da leoni’. Poi io andai a Las Vegas e gli ho portato una maglietta del film. Nel periodo di ‘Avatar’ invece ci divertivamo ad esultare come nel film. Sono stati anni stupendi … un ricordo positivo”.

PIZZIGHETTONE ROBERTO VENTURATO

Lei lo ha allenato al Pizzighettone, ha un ricordo di Davide? 

“L’ho conosciuto che era un ragazzo, una persona di una moralità e di una serietà unica. Aveva determinazione e tanti valori positivi, tantissimi. Ho un ricordo bellissimo di lui e sicuramente anche a me ha lasciato qualcosa di importante. E’ stata una persona che è riuscita a diventare un giocatore bravo e importante ma che è rimasto soprattutto uomo portando avanti sempre quei valori che aveva già da ragazzo. Sicuramente è anche merito della sua famiglia”. 

A quei tempi aveva già le doti di leader? 

“Era la prima esperienza dopo il campionato Primavera per cui sicuramente non era il giocatore che è diventato negli ultimi anni alla Fiorentina. Però sicuramente era un calciatore di grandi qualità e con prospettive importanti come poi ha dimostrato nella sua carriera calcistica. Io l’ho vissuto veramente agli inizi, un momento importante del suo percorso di crescita. Poi è passato alla Cremonese e già lì si vedevano i passi in avanti”.

CREMONESE GABRIELE GRAZIANI

Lei ha giocato una stagione alla Cremonese insieme all’Eterno Capitano, Davide Astori, che ricordo ha di lui? 

“La cosa bella di lui era questo grande sorriso e questa professionalità. Testa sulle spalle già a quell’età e una splendida famiglia che lo seguiva. Un ragazzo speciale che, al di là delle grandi qualità tecniche, aveva già questa grande maturità difficile da trovare nei suoi coetanei. Capisco la meraviglia di chi non lo conosceva per questo grande clamore nella sua mancanza mentre io che l’ho vissuto lo capisco benissimo”. 

Che rapporto ha avuto con Davide nel periodo della Cremonese? 

“Ero legato sia a Davide che a Sirigu, loro all’inizio con Mondonico trovavano un po’ di difficoltà a giocare, nonostante le evidenti qualità. Io, essendo un po’ più grande, gli dicevo sempre che avrebbero avuto le loro chance e che le avrebbero sfruttate. E così fu. Arrivò il momento di Davide e poi giocò tutto l’anno”. 

Com’era in allenamento giocare contro Davide? 

“Aveva questo tempismo sull’anticipo che per un attaccante era molto fastidioso. Io preferivo difensori più grossi che però ti davano la possibilità di giocare. Il suo tempismo, la sua esplosività, il suo modo di giocare erano per l’attaccante un problema.  Alla Cremonese giocava già centrale, in emergenza faceva anche il terzino,  ma il suo ruolo era centrale. Aveva preso il posto di gente importante, c’erano Viali e Bacis, due ex viola, ma c’erano anche Colucci e Zauli e quella per noi fu una grande stagione, perdemmo  in finale play off contro il Cittadella”. 

Ha un ricordo di Davide in quegli anni? 

“Ci incontrammo ad una Cena di Natale, era un po’ abbattuto, diverso dal solito. Aveva giocato un paio di partite molto bene ma poi era stato messo in panchina. Io ho provato a consolarlo dicendogli che doveva star tranquillo, avrebbe avuto altre chance e sarebbe diventato titolare. Ricordo che gli strappai un sorriso e fui di buon auspicio… da quel momento giocò quasi sempre e bene. Al termine della stagione venne a ringraziarmi e mi stupì molto”. 

Ricorda perché era legato alla maglia numero tredici? 

“All’epoca non portava ancora il tredici, in Lega Pro c’era ancora una numerazione variabile. Quindi ricordo che alla Cremonese aveva quasi sempre il cinque”. 

Lo ha più incontrato dopo l’esperienza in Lega Pro? 

“Ho avuto la fortuna di rincontrarlo dopo anni, quando era in Nazionale, poi a Firenze, e ho ritrovato la stessa persona che avevo lasciato. Grande umiltà. E questo lo rendeva ancor più grande, aveva sempre una parola di conforto e di aiuto per ognuno”.  

Che ne pensa dell’amore che Firenze ha saputo regalare a Davide? 

“Quella mattina mia mamma mi ha chiamato per dirmi della tragedia… sono stati giorni e notti complicate, facevo fatica a prendere sonno. Una giovane vita spezzata, ma non solo, era Davide. Una grande perdita, come calciatore, come uomo, come amico ma soprattutto come esempio. Firenze in queste cose è straordinaria, hanno sempre dimostrato una grandezza unica e credo che questa storia non sarà mai dimenticata dai fiorentini”.

CAGLIARIDIEGO LOPEZ

Lei ha giocato nel Cagliari insieme a Davide e poi lo ha allenato. Che ricordo ha? 

“Da compagno sapeva ascoltare, era giovane e parlava poco. Il primo anno giocò poco ma poi l’anno dopo abbiamo fatto coppia insieme. Ha iniziato a giocare con continuità, poi man mano è diventato il calciatore che tutti conosciamo. Quando sono tornato a Cagliari da allenatore ho notato in lui tantissimi progressi . Era completo, maturo e vice Capitano di quella squadra. Davanti a lui c’era solo Daniele Conti, aveva superato nelle gerarchie gente come Agostini e Cossu. Avevo lasciato qualche anno prima un ragazzo giovane che stava crescendo ma ritrovarlo a quel livello è stata una sorpresa anche per me. Abbiamo anche discusso, quando facevamo una riunione tecnica lui era uno di quelli che parlava di più ma sapeva confrontarsi e questo mi piaceva molto”. 

Un ricordo di Davide come leader? 

“Una volta alla partita di allenamento, la sua squadra stava perdendo e lui arrabbiato si rifiutò di rincorrere una palla, quando l’ho ripreso ha ammesso subito il suo errore. Gli dicevo sempre: ‘Asto tu non puoi mollare, se gli altri vedono che tu molli da Capitano è finita’. Lui, con grande umiltà, ha capito il mio messaggio. Per me era anche difficile perché eravamo veramente amici  ma lui ha sempre rispettato il mio ruolo. Non ho conosciuto la sua famiglia, venivano spesso a Cagliari… quando poi ho capito che persone erano ho trovato una spiegazione al modo di essere di Asto. Ho sentito spesso parlare del suo sorriso, ed è così che lo ricordo anch’io, era sempre disponibile al sacrificio per aiutare un compagno. Quando sono tornato in panchina, il primo a parlarmi del suo cambiamento fu Larrivey. Davide faceva da collante tra i giovani, come Matri e Lazzari, ai veterani di quel Cagliari. Anche alla Fiorentina ha conquistato in poco tempo la leadership dello spogliatoio… lui era fatto così”.

Avete mai parlato di un sogno che Davide cullava? 

“Abbiamo parlato molto, anche della sua carriera, e lui dopo la Nazionale desiderava andar fuori da Cagliari. Aveva tanta voglia di fare il salto di qualità e misurarsi in una squadra forte. Era ambizioso e voleva sempre crescere. E’ arrivata la Nazionale, la Roma e la Fiorentina…”. 

Le ha mai parlato di un eventuale futuro in panchina? 

“Gli raccontavo spesso la mia storia, non pensavo mai di fare l’allenatore, poi ho smesso in anticipo e Cellino mi ha convinto a restare in società. Davide aveva tutte le caratteristiche per farlo ma non ci pensava perché aveva ancora tanto da giocare. Lui aveva le doti per fare tutto”. 

Vi siete più rivisti dopo Cagliari? 

“Ci siamo sempre sentiti per messaggio, mi mandò la foto della piccola appena nata. L’ultima volta l’ho visto a Cagliari. C’era la partita contro la Fiorentina e lui era in campo. Finita la partita lui venne da me negli spogliatoi e ci siamo fermati a parlare per diverso tempo… purtroppo, senza saperlo, è stata l’ultima volta che ho potuto parlarci”. 

Cosa ne pensa dell’amore di Firenze e Cagliari per Davide? 

“Quel giorno eravamo in campo per il riscaldamento, i ragazzi mi hanno visto rientrare e hanno notato dalla mia faccia che qualcosa non andava. Ho incontrato Barella e restò impietrito davanti alle mie lacrime… Queste due società hanno fatto un grande gesto nel ritirare la maglia numero tredici, ero presente ed è stato un momento speciale. Rimarrà per sempre nei nostri cuori…”.

CAGLIARIANDREA LAZZARI

Un ricordo di Davide? 

“Sicuramente era cresciuto molto sia calcisticamente che umanamente. Tutti lo ricordiamo come un ottimo ragazzo, una persona perbene e questi sono i ricordi più importanti che ha lasciato. Non credo che qualcuno ne possa parlare male, sia in campo che fuori dal campo”.  

 Lei era a Cagliari quando Davide ha esordito con i rossoblù, ricorda quel momento? 

“Siamo arrivati nello stesso anno a Cagliari. Abbiamo fatto un percorso insieme. Io sono rimasto tre anni lì mentre lui molto di più. Non ricordo perfettamente il momento dell’esordio di Davide, di solito si fanno portare dei dolci al campo. Ricordo sicuramente che aveva giocato bene quella partita ed era molto felice”.

NAZIONALE CESARE PRANDELLI

Mister, lei ha avuto modo di conoscere Davide nella sua avventura in Nazionale. E’ stato lì che lo ha incontrato per la prima volta? 

“L’ho conosciuto quando l’abbiamo convocato in Nazionale. Naturalmente lo seguivamo anche prima perché avevamo notato le ottime qualità non solo da difensore ma anche per la sua visione di gioco”. 

Che rapporto ha avuto Davide con la Nazionale soprattutto sotto la sua guida tecnica? 

“E’ stato sempre disponibile nei confronti della Nazionale, ricordo agli europei gli ho chiesto di darci una mano, Barzagli non stava bene, Davide ha accettato con grande entusiasmo. Non è da tutti purtroppo…anche se sembra una cosa scontata. Comunicargli poi che non avrebbe preso parte alla manifestazione fu difficile ma erano scelte obbligate. Lui ha lasciato un ricordo straordinario, l’immagine di una persona seria che fai fatica a trovare in giro.” 

Un’emozione incredibile è stata anche la sua unica rete in Nazionale contro l’Uruguay, ricorda quel momento? Come lo ha vissuto la squadra? 

“Si… in Confederation Cup. Dopo il gol, tutti i compagni, anche dalla panchina, gli vanno incontro perché lui non era un goleador. In quel momento non si festeggiava il gol ma si festeggiava la persona. Eravamo tutti felici e contenti per lui e gli abbiamo riconosciuto il valore umano che aveva”. 

Davide avrebbe meritato più spazio con la maglia azzurra? 

“Lui è stato sempre nel giro della Nazionale. Poi ci sono dei momenti in cui un C.T. fa le sue scelte, naturalmente tecniche, non sono mai umane.  Perché dal punto di vista umano nessuno ha mai messo in discussione Davide”. 

Che ricordi ha di Davide? 

“Di lui ho due ricordi molto forti… anzi tre. Naturalmente il percorso con la Nazionale è uno di questi. Poi mi ricordo di un nostro incontro a Firenze, in un vicolo del centro, lui è sceso dalla macchina per salutarmi. Io gli dissi che Firenze poteva valorizzarlo soprattutto da un punto di vista comportamentale, infatti, le sue qualità umane hanno cominciato ad apprezzarle tutti. Il terzo episodio, sempre nella stessa via, era con la sua compagna, mi ha fatto conoscere la sua piccolina che era appena nata e siamo stati lì a chiacchierare per un po’”.  

Lo ha più rivisto dopo la parentesi Italia?  

“Dopo passò alla Roma e non l’ho più incontrato. Ci siamo rivisti a Firenze e ho apprezzato tantissimo il gesto che ha fatto. Spesso incontro per strada dei giocatori ma salutano frettolosamente, lui invece si è proprio fermato, ci siamo abbracciati e abbiamo parlato, per me è stato un gesto molto importante”.

Nel ricordo di Davide, Firenze ha saputo onorare l’Eterno Capitano, cos’ha di speciale questa piazza che in altri contesti non c’è?  

“Firenze vive di forti contraddizioni ma c’è una base che accomuna tutti, la sensibilità verso gli aspetti umani. Vederli battere le mani ad ogni tredicesimo minuto di una partita è qualcosa di particolare che non ricordo in altri stadi. L’addio di Davide è stato devastante però Firenze ha saputo rispondere con la sua sensibilità”. 

Un aneddoto? 

“Quando sono tornato a Firenze sono andato due volte a trovarlo al cimitero e la seconda volta ho trovato delle persone che venivano da fuori e mi hanno riconosciuto. Parlando gli ho chiesto se fossero tifosi della Fiorentina e perché erano lì… loro mi hanno risposto di non essere tifosi viola però erano rimasti colpiti dalla storia di Davide. Per me è stata un’emozione forte. Lui si merita questo …”.

ROMAFEDERICO BALZARETTI

Davide è arrivato a Roma nell’estate del 2014… lei in quella stagione ha avuto diversi problemi fisici, nonostante ciò, ha dei ricordi di Davide in quell’annata? 

“Il rapporto con Davide nasce già prima della sua esperienza a Roma. Insieme abbiamo fatto un bel percorso in Nazionale. Ricordo l’estate del suo arrivo in giallorosso, è stata particolare per lui, stava uscendo da Cagliari e tutti noi che, già lo conoscevamo, eravamo molto contenti. Purtroppo, a Roma me lo sono goduto poco, sono stato con la squadra solo gli ultimi tre mesi, però, l’ultima partita della mia carriera l’abbiamo giocata fianco a fianco”. 

Davanti a lui c’erano difensori molto forti come Manolas, Yanga Mbiwa, Castan… ma nonostante ciò ha giocato 31  partite con la maglia giallorossa di cui 2 in Champions League… Che difensore era Davide?

“Davide era sicuramente un giocatore molto intelligente in campo, aveva grandissima lettura e grandissima leadership. Usciva sempre bene palla al piede dalla difesa per le sue ottime doti, rischiava la giocata perché tecnicamente era molto valido. In ogni squadra in cui è andato è stato una guida ma era il suo carattere l’arma in più… era un esempio per tutti, un capitano con il suo sorriso”.  

Ricorda il suo stato d’animo nell’esordio in Champions League contro il CSKA Mosca? Oppure è più vivido quello in Nazionale? 

“Purtroppo, più dell’esordio in Champions ricordo quello in Nazionale, a Roma l’ho vissuto meno, ero con la squadra ma non andavo in panchina per il mio infortunio. Ricordo bene l’esordio in Ucraina con la maglia azzurra… eravamo tutti contenti per lui. Era un gruppo splendido e ricordo sempre quegli anni come momenti intensi e indimenticabili”.

Lo ha più rivisto o risentito dopo l’esperienza a Roma?

“Certo. Noi avevamo un rapporto che andava avanti al di là del calcio proprio per le nostre affinità caratteriali. Ci siamo sempre trovati bene anche fuori dal campo. Era sempre presente, ricordo quando facevo delle feste per i miei bimbi lui veniva sempre con piacere… era molto carino in questo e non si tirava mai indietro quando potevamo stare insieme”.

Lei ha avuto modo di conoscere, anche se per poco tempo, la piazza di Firenze… cosa ne pensa di come la città si è unita intorno alla famiglia e alla squadra in questa assurda tragedia? 

“E’ stato semplicemente stupendo. Io lo sentivo spesso e lui era innamorato della città. Mi chiese consigli quando c’è stata la possibilità di andare a Firenze ed io sapevo che lì poteva trovarsi bene… lui era così, un po’ come la città, un artista, era fuori dai canoni del calciatore stereotipato, aveva altre passioni oltre al calcio, su tutte quella per l’arte. Poi Firenze è una città con tanti stranieri, molto aperta, e quindi ero sicuro che fosse la scelta giusta. Questo legame era forte da entrambe le parti e quello che ha fatto Firenze dopo è stato magnifico… non è facile partecipare in un momento così ma la città ha dato grande sostegno. I fiorentini si sono dimostrati straordinari… come sempre e, ancora tutt’oggi, gli continuano a rendere l’omaggio che merita”.

DIETRO LE QUINTE CLAUDIO VIGORELLI

Lei è stato una guida per Davide, lo ha accompagnato durante tutto il suo percorso sin dalle giovanili del Milan… 

“Un ragazzo d’oro, con dei valori che fatichi a trovare nei calciatori, quegli stessi valori che riteneva di fondamentale importanza nella sua vita. Aveva delle radici forti, in primis con la sua famiglia”. 

Come è iniziata la vostra procura con Astori, quali sono stati i primi contatti con lui e la sua famiglia? 

“Io e la mia agenzia lo seguivamo sin dai tempi delle giovanili del Milan, poi mi fu presentato dal padre di Lambrughi. Da quel momento in poi è iniziato un cammino professionale che, passando per la Lega Pro, quindi Cagliari e Roma, ci ha portato fino a Firenze. Tra i suoi passaggi fondamentali, grazie anche al lavoro dei miei collaboratori, c’è sicuramente Cagliari ed il rapporto con il presidente Cellino, che ha creduto sempre in lui e lo considerava come un figlio, vista anche la tenera età. Ma anche lo stesso Giulini, attuale presidente dei sardi, provò le stesse emozioni e capii che il passaggio alla Fiorentina per Davide era un passo fondamentale per la sua carriera”. 

Lungo questo cammino ci sono stati sicuramente contatti con altre società… 

“Per farvi capire che persona era Davide, ricordo che prima di andare in prestito alla Roma, avevamo quasi chiuso per il suo trasferimento definitivo alla Lazio. Quando però bussò alla nostra porta la Roma, Davide fu affascinato dall’idea di giocare in Champions League, ma allo stesso tempo si preoccupò molto di non mettere in cattiva luce il nostro operato agli occhi della società biancoceleste. Di solito i giocatori non si preoccupano di mettere in difficoltà la propria agenzia mentre Astori era pensieroso a riguardo, nel rispetto del nostro lavoro. Non so se la Roma fu la scelta migliore, dato che alla fine non venne riscattato, menomale che non fu così perché poi arrivò alla Fiorentina. Sono dell’idea che certe cose non succedono per caso. Prima del passaggio alla Roma, ricordo che lo Spartak Mosca era davvero vicino ad acquistarlo dal Cagliari, Cellino non era convinto perché non avrebbe voluto privarsene, ma i soldi in palio erano molti. Lo stesso Astori era convinto solo in parte, ma la proposta economica era davvero allettante. Partì per fare le visite ma poi non le sostenne neanche, la sua volontà era un’altra”. 

Come si è svolta la trattativa che lo ha portato a Firenze? Ha accettato subito la proposta o c’erano altre squadre interessate? 

“Anche in quel caso non fu un trasferimento facile, c’erano altre squadre interessate, fra tutte il Napoli con Sarri che lo avrebbe voluto a tutti i costi ma i diritti d’immagine rallentarono l’acquisto. Poi arrivò Daniele Pradè, convintissimo dell’operazione, e fu così che la trattativa andò in porto con i viola”. 

La prima rete in Serie A fu proprio contro la Fiorentina, l’esordio con la Roma contro i viola…Insomma un destino scritto che sarebbe potuto durare a lungo…  

“Per la Fiorentina stava diventando un simbolo, il Capitano, quindi sono certo che sarebbe finita così”. 

Quale era il sogno di Davide da ragazzino?  

“Il pensiero ricorrente è sempre stato quello di tornare un giorno dove era cresciuto calcisticamente. Ci fu un momento, data la comproprietà con il Cagliari, che il Milan sembrava ad un passo, poi le cose andarono diversamente. Non nego che nella testa di Davide ci sia stato anche il desiderio di giocare in Premier League, infatti siamo stati molto vicini al Southampton quando ancora era a Cagliari”. 

Come viveva a Firenze? E come Firenze viveva con Davide? 

“Era in simbiosi totale con l’ambiente, con la città e con la gente. Ormai era entrato in quella famiglia. Poi arrivò la fascia da capitano e questo testimonia il fatto che avevano trovato in lui una guida, un esempio”.

Un ricordo? 

“In ogni momento, in quelli belli e in quelli meno, mi riferisco anche all’infortunio che ebbe a Cagliari, riusciva a mantenere un equilibrio nel gestire le cose con serenità. Non si abbatteva mai e al tempo stesso non si esaltava mai. Era bello vedere in lui questo e vederglielo trasmettere con la sua solarità”.

BUON COMPLEANNO CAPITANO

Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo sentito l’esigenza di donare qualcosa a Davide e non solo… il desiderio era quello di poterlo scoprire ancora di più e farlo conoscere attraverso il ricordo di chi ha avuto il grande onore di viverlo. Il calcio è la cosa più importante tra le cose meno importanti ma ogni professionista, ogni addetto ai lavori, ogni persona che ruota in questo “fantasioso” mondo, porta con sé una storia, un racconto… ci sono cadute e risalite, rare vittorie e tante sconfitte, emozioni belle e, purtroppo, meno belle. Il sogno di tantissimi bambini che, spesso, riesce a diventare realtà. Era il sogno di Davide, fin da piccolo. È stata la sua realtà, la sua dimensione che, nonostante le tante distrazioni, non ha mai intaccato l’umiltà della sua persona. 

Ci teniamo a ringraziare tutti quelli che hanno contribuito a questo piccolo dono, con la loro disponibilità, senza sottrarsi al racconto di piccoli spaccati di una vita gloriosa che non merita un “silenzio imposto” e spesso incomprensibile, soprattutto, da parte di chi avrebbe dovuto parlarne di più… 

Tutti loro ci hanno ribadito gli stessi concetti. Abnegazione, serietà, lealtà, carisma, professionalità, amicizia ma soprattutto umiltà. Ci siamo emozionati, perdendoci in questi racconti, abbiamo riso di gusto parlando di tanti simpatici aneddoti e mentre lo facevamo si materializzava davanti a noi un’immagine pura. Le prime esperienze da calciatore, le uscite al cinema con amici, i gol, i viaggi, la fascia da capitano al braccio e l’amore dei tifosi. Speriamo che ogni lettore possa trovare in questi racconti un particolare, uno scatto, un aneddoto che possa strappare un sorriso. Un ricordo. È questo il regalo che umilmente abbiamo pensato di donare a Davide e, mentre tutto prendeva forma, ci siamo riguardati negli occhi e abbiamo capito che alla fine è stato lui a farci un omaggio.

 

 

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Gianmarco Fusi – Pasquale De Stefano

 

 

 

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