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MAGAZINE FORENTINAUNO – Speciale Fiorentina – Bologna

Editoriale del direttore

 

conti Tra presente e futuro, adesso più che mai. La stagione della Fiorentina è davvero al bivio: vincere contro il Bologna per continuare a coltivare una minima speranza di arrivare in Europa, oppure perdere (o pareggiare) per togliersi definitivamente il pensiero e proiettarsi sull’immediato futuro. L’obiettivo della squadra di Sousa è certamente quello di cogliere tre punti contro gli uomini di Donadoni, per prolungare la speranza e per rimandare processi e rese dei conti. Una partita che nasconde delle incognite, specialmente sui giocatori a disposizione del tecnico portoghese. Incognite che derivano dagli impegni dei vari nazionali e dalle condizioni non eccellenti di Federico Bernardeschi. Sousa se la giocherà con il solito Kalinic, risparmiato dalla Croazia nella tremenda amichevole in Estonia, e già da diversi giorni a Firenze. Lui con Saponara, probabilmente, un altro che dopo l’assist decisivo di Crotone ha ancora voglia di essere protagonista.

Le due settimane di stop del campionato, però, hanno portato alla ribalta l’argomento ‘futuro’. La corsa al dopo Sousa è scoppiata fragorosa, con Eusebio Di Francesco ormai molto più che un semplice candidato. L’allenatore del Sassuolo ha avuto i primi contatti con Pantaleo Corvino e con la Fiorentina. Il prescelto è lui, per aprire un nuovo ciclo e per riportare entusiasmo a Firenze. Impresa non semplice, ma Di Francesco è il profilo ideale in questo momento. Elegante, misurato, aziendalista il giusto ed abilissimo nel lavorare con i giovani. Queste le carte da giocarsi. E poco importante se l’esperienza non è moltissima, specialmente a livello internazionale. Per adesso non ha rivali, ha staccato tutti gli altri candidati.

Il futuro, dunque, tiene banco più del presente in questi primi giorni di primavera. A tanti tifosi ormai importa poco delle sorti della Fiorentina attuale. Sousa è stato mollato da ormai quasi tutti, così come anche parte della squadra. Ma l’imperativo è crederci fino alla fine. Rientrare ancora una volta in Europa, a questo punto, sarebbe un piccolo capolavoro.

Alfredo Verni

Fra presente, futuro e un grande timore. Cinquini: “Europa difficile, ma la Fiorentina non si arrenda. Di Francesco ok per il dopo Sousa. Ho molta paura per Berna…”


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Sette anni trascorsi fra Firenze e Bologna, fra dolori, gioie, campioni e la Coppa Italia vinta nella doppia sfida contro l’Atalanta. Siamo nel bel mezzo degli anni ’90 e quella non è solo la Fiorentina di Batisuta, Toldo e Rui costa, ma anche di Oreste Cinquini, dirigente viareggino che di cose nella sua lunga carriera ne ha viste eccome: “Domenica si affronteranno due squadre che occupano una parte importante del mio cuore – Racconta in esclusiva ai nostri microfoni- Si tratta di una partita particolare, nota come Derby dell’Appennino e quindi, come tutti i derby, può avere un risultato a sorpresa. Tuttavia, vedo la Fiorentina favorita, dato che i viola si trovano in un momento delicato e la partita con il Bologna può essere l’ultimo trampolino di lancio per continuare la corsa all’Europa League”

Sette punti dalla zona Europa a nove partite dalla fine della stagione. Il sogno è ancora possibile?

“E’ molto difficile, ma la speranza è l’ultima a morire. Ci sono ancora 27 punti a disposizione, la Fiorentina deve correre. E’ difficilissimo, ma non per questo i tifosi non ci devono credere. Sarà un finale di stagione intenso”.

Dall’altra parte un Bologna che non ha avuto sempre vita facile quest’anno: si aspettava qualcosa di più?

“Beh, lo scorso anno hanno dimostrato di poter fare meglio. Purtroppo sono incappati in un periodo molto difficile a metà stagione e, fortunatamente, quest’anno le ultime tre hanno stabilito il record della quota salvezza più bassa della storia. Tuttavia, dopo le ultime due vittorie contro Sassuolo e Chievo ho visto una squadra in netta ripresa”.


Ma lo sa che per il post Sousa si fa anche il nome di Donadoni?

“Sicuramente Donadoni è un ottimo allenatore, con grande esperienza avendo allenato anche in Nazionale. Lo stimo molto ma il mio preferito rimane un altro che, tra l’altro, leggo essere stato sorpreso proprio sotto casa di Corvino”.

a5Di Francesco?

“Esatto, proprio lui. E’ bravissimo a lavorare con i giovani e, visto il progetto della Fiorentina, mi sembra la migliore scelta possibile. Se lo consiglia anche il mio amico Antognoni? Non saprei. I suoi compiti esulano dall’aspetto tecnico e quindi dalla scelta del mister. Io ho lavorato diversi anni con lui, ma non so se gli verrà chiesto un parere riguardo a questa scelta”.

E fra i giovani ci saranno anche Chiesa e Bernardeschi. Teme per il loro futuro in viola?

“Intanto bisogna applaudire l’esplosione di Chiesa, che nessuno si aspettava. Lui si è legato alla Fiorentina per lungo tempo, almeno fino al 2021. Il problema più grosso è Bernardeschi, dal momento che è diventato un giovane molto importante e terribilmente vicino alla scadenze del contratto. Nel mondo di oggi le sirene di mercato sono sempre di più e più forti, quindi temo che il suo futuro possa essere lontano da Firenze. Tuttavia, credo che per strapparlo dalla Fiorentina sia necessario un’offerta non indecente, di più”.

Facciamo finta che lei sia il Ds della Fiorentina. Dove rafforzerebbe la squadra?

“La Fiorentina ha bisogno di difensori e centrocampisti di qualità. Il reparto avanzato, anche con l’addio di Kalinic, rimane competitivo perché, oltre a Chiesa e Bernardeschi, c’è un altro giovane molto interessante, ovvero Babacar”

Chiudiamo con Sousa, che sembra sempre più lontano da Firenze: da tifoso sarà per sempre grato al portoghese o no?

“Diciamo che le responsabilità, nel bene e nel male, sono suddivise in parte uguale. Le sue dichiarazioni l’anno scorso hanno sconvolto l’ambiente e le ruggini che si sono venute a creare si sono fatte sentire soprattutto dopo. Le scelte di mercato non sono state totalmente condivise, ma non dimentichiamoci che Corvino è stato chiamato per risanare il bilancio e quindi ha dovuto cedere giocatori importanti come Alonso”.

Simone Golia

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 La Lavagna Tattica di Fiorentina – Bologna

Football coach writing strategy of attacking game La Fiorentina si prepara ad affrontare in casa il Bologna allenato da Roberto Donadoni. Gli emiliani si trovano in tredicesima posizione a 34 punti, ben lontani dalla lotta per la salvezza che onestamente sembra già chiusa, con il solo Empoli che deve guardarsi le spalle dalle inseguitrici. La Fiorentina si trova in ottava posizione a 48 punti, distante 7 punti da Inter e Atalanta e ormai fuori dai giochi per l’Europa League, perlomeno salvo clamorosi sconvolgimenti in questo finale di campionato.

LA GARA D’ANDATA – La gara di andata allo stadio Dall’Ara ha visto la Fiorentina vincere fuori casa per 1 a 0. La Fiorentina parte bene fin dalle prime battute con Ilicic che prende prima un palo e successivamente una traversa su calcio piazzato (con il relativo goal annullato a Kalinic per fourigioco). Da un lancio lungo di Gonzalo Rodriguez nasce l’episodio che cambia la gara. Il pallone giocato dall’argentino si rivela un assist perfetto per Kalinic,il quale si invola verso la porta avversaria ma viene steso da Gastaldello: rigore ed espulsione del difensore del Bologna. Lo stesso croato si incarica del penalty e lo trasforma. La Fiorentina continua poi ad attaccare ma con meno convinzione, complice il dominio a centrocampo, con la partita che si conclude senza ulteriori emozioni.

gruppo3dIL MOMENTO DEL BOLOGNA – Il Bologna sta vivendo un periodo discreto e, soprattutto nelle gare più recenti, di buona qualità: gli emiliani nelle ultime cinque partite hanno perso in casa contro Lazio e Inter, hanno pareggiato a Marassi contro il Genoa e vinto le ultime due partite contro il Sassuolo e il Chievo Verona. Considerando le ambizioni di inizio stagione, il Bologna può ritenersi soddisfatto della stagione attuale anche se ha pagato molto la scarsa vena realizzativa dei suoi attaccanti: solo 29 goal fatti, si tratta del quinto peggiore attacco della Serie A; mentre la fase difensiva risulta discreta, con 42 goal subiti, in linea con le squadre di metà classifica.

IL MODULO – Il Bologna gioca stabilmente con il 4-3-3 con Da Costa in porta, Torosidis, Gastaldello, Maietta e Masina in difesa, centrocampo con Pulgar vertice basso, Taider e Dzemaili mezzali, Verdi e Krejci sugli esterni pronti a servire Destro al centro dell’attacco. Il possesso palla medio non è alto, intorno al 48%, con il Bologna che preferisce agire in velocità sfruttando le capacità nel dribbling di Verdi e Krejci per creare pericoli, sfruttando principalmente la fascia sinistra. La scarsa vena realizzativa della prima punta rende poco efficace il Bologna in fase offensiva, con la media goal di una rete a partita, e questo ovviamente influisce sul gioco: sono numerosi infatti i tentativi dalla distanza e gli inserimenti dei centrocampisti. Gli emiliani si difendono con ordine e ricorrono spesso al fallo per fermare gli avversari, ma sono spesso impreparati sui passaggi filtranti, specialmente dalla distanza, e soffrono nell’uno contro uno in difesa. L’organizzazione di gioco elaborata da Donadoni risulta dunque fondamentale per la squadra.

I PERICOLI – I pericoli maggiori del Bologna derivano dall’abilità dei singoli, in particolare degli esterni come Verdi e Krejci, bravi nel saltare gli avversari e nel cercare spazi per liberare i compagni. Se Destro ha deluso molto in attacco, la vera sorpresa è il centrocampista Dzemaili, capace di andare a segno ben 8 volte nella stagione e di guadagnarsi il ruolo di capocannoniere della squadra. In fase difensiva la Fiorentina non dovrebbe avere grossi grattacapi mentre decisamente più ostica potrebbe essere la fase offensiva: il Bologna si difende bene e senza risparmiarsi sul piano fisico, come dimostrato anche nella gara di andata, in quanto capace di non subire ulteriori reti dopo quella concessa su rigore, nonostante l’inferiorità numerica. La Fiorentina dovrà essere abile dunque nella gestione del possesso palla e nel finalizzare bene le occasioni, evitando di sprecare troppo come nelle ultime gare di campionato.

Luca Masetti

 

Tra Firenze e Bologna, parla il ‘Gigante Buono’ Cesare Natali: “Vincerà la Fiorentina, ma l’Europa è difficile. Di Francesco ok, Berna vuole diventare un simbolo”

Difensore bomber, così veniva chiamato negli anni di gloria. Ragazzone di 1,92, di ruolo centrale difensivo, forte fisicamente e nel gioco aereo, proprio in virtù della sua stazza. All’anagrafe è Cesare Natali, ribattezzato anche il Gigante Buono. Durante la sua seppur non lunghissima carriera di calciatore, costellata purtroppo da numerosi infortuni, ha vestito diverse casacche, fra le quali quelle di Fiorentina e Bologna. La nostra redazione lo ha contattato in vista del match di domenica, che vedrà scontrarsi le sue due ex squadre.

Che match si aspetta di vedere? Si affrontano due squadre che stanno attraversando un periodo non facile e stanno disputando un campionato al di sotto delle aspettative?

“Il Bologna si è un po’ ripreso nelle ultime partite, ma la Fiorentina è più forte, ha altre prospettive, ha un obiettivo importante, anche se adesso è diventato più difficile. Conquistare un posto in Europa League non è facile, ma gioca in casa, quindi penso che avrà la possibilità di fare risultato pieno”.

familyhotelDegli anni in cui ha vestito la maglia viola cosa ricorda?

“Ho ricordi sereni, è stata una bella esperienza, ho giocato con Pasqual. L’unico che è ancora a Firenze e col quale ho giocato è Babacar, era giovanissimo… (sorride, ndr)”.

Ormai Sousa è evidente che lascerà la Fiorentina a fine stagione, chi vedrebbe bene sulla panchina viola?

“Fra i papabili per prendere il suo posto mi sembra di aver capito che ci sia Di Francesco. Credo che sia un allenatore che ha le caratteristiche giuste per far bene a Firenze. Ha una grande personalità, ha dimostrato il suo valore. Sassuolo è sicuramente una piazza diversa rispetto a Firenze, ma ha caratteristiche sia tecniche che caratteriali per fare un buon lavoro, per incidere. Al di là del calcio e di tutte le qualità che è riuscito ad esprimere col Sassuolo, è un allenatore ambizioso, che mira ad ottenere risultati importanti e a Firenze può avere in mano una squadra giusta per realizzare queste sue aspettative”.

Nelle ultime settimane si parla del rinnovo di Bernardeschi. Ancora non è arrivata la firma per il rinnovo, il numero 10 viola sembra attirato dalle offerte delle big italiane, fra le quali Juve e Inter. Cosa farebbe se si trovasse al suo posto?

“Un conto è fare il giocatore a Firenze, un conto in una di queste big. Andare alla Juve, in una squadra che ha un blasone, che ha giocatori e obiettivi sicuramente diversi, capisco che può essere allettante, indipendentemente dall’ aspetto economico, anche perchè si parla comunque di cifre importanti. Però credo che la sua volontà sia quella di rinnovare con la Fiorentina, il suo desiderio è quello di diventare una bandiera viola, un giocatore sul quale costruire un futuro importante. E’ ovviamente un discorso diverso rispetto a scegliere di andare alla Juve. Se vai in una squadra come la Juve è facile vincere lo scudetto e giocare la Champions. Però giocare a Firenze ha un gusto particolare, ha un piacere diverso, al di là degli obiettivi. Come non vince la Fiorentina non vincono altre squadre del campionato, rispetto alla Juve. Penso che Bernardeschi abbia un’affezione particolare per la Fiorentina, è un giocatore cresciuto a Firenze e riuscire ad affermarsi lì sarebbe una grande cosa per lui e per la gente di Firenze”.

Al Bologna, che rispetto all’anno scorso sta avendo delle prestazioni peggiori, cosa sta mancando?

“Penso che al Bologna stia capitando quello che sta succedendo a tante altre squadre quest’anno. Già ad inizio campionato c’è stata una frattura netta fra quelle tre squadre che comunque sono destinate a retrocedere e quelle che stanno in mezzo, a metà classifica, che non hanno l’ambizione né le possibilità di arrivare in Europa League, ma che comunque potevano giocarsi meglio le proprie chances. Il Bologna è una squadra giovane, ben allenata, che ha buone caratteristiche e che poteva fare meglio, come altre squadre. Ma quest’anno dopo cinque giornate era già un po’ tutto definito”.

Crede che Donadoni possa fare bene ancora per altri anni a Bologna?

“Non ho seguito molto bene le vicende del Bologna, ma credo che la società abbia piena fiducia in Donadoni e sia intenzionata a rinnovargli il contratto, è un allenatore di grande esperienza e di qualità. Poi non si può mai dire, il calcio è imprevedibile. C’è un giro di panchine improvviso”.

Caterina Cappellini


ellaresh

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