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MAGAZINE FIORENTINAUNO – Speciale Fiorentina-Genoa

Editoriale del direttore

 

conti Archiviata l’amarezza dell’eliminazione in Coppa Italia, la Fiorentina si rituffa con tutta se stessa sul campionato. La squadra di Sousa ha ritrovato anima e gioco, la notte di Napoli l’ha vista uscire a testa alta contro un avversario più forte nei duelli individuali decisivi. Troppo divario tecnico, ad esempio, tra Insigne e Sanchez, per poter pensare di farla franca al San Paolo. Così come tra Olivera e Callejon. Il Napoli ha vinto sulla fasce laterali, zone difensive che la Fiorentina deve ad ogni costo migliorare nelle prossime sessioni di mercato. L’atavico problema del terzino destro è ormai annuale in casa viola: dai tempi di Ujfalusi non se n’è visto più uno all’altezza. Sanchez si arrangia come può, forse anche troppo bene per le sue caratteristiche, ma non può che essere una soluzione tampone da qui ai prossimi mesi.

Prima di prepararsi al rush finale di questa sessione di calciomercato – a proposito, seguiteci su FiorentinaUno.com perché avremo due inviati a Milano il 31 gennaio sulle tracce di Pantaleo Corvino – la Fiorentina deve concentrarsi sul Genoa. Quel Genoa affrontato poco più di un mese fa nel recupero della gara sospesa per pioggia e che ha sgambettato la squadra di Sousa, che faceva conto di quei tre punti per rilanciarsi in classifica. Un Genoa che però non esiste più. img-20170113-wa0005Smantellato dal mercato e, soprattutto, piombato in una crisi di risultati importanti, con tanti gol presi e pochi segnati. In trasferta la squadra di Juric fa più fatica che mai, con un centrocampo ridotto ai minimi termini e con un morale a terra in seguito alla contestazione dei tifosi.

La Fiorentina, tutto sommato, sta bene. Deve dare continuità ai buoni risultati contro Juventus e Chievo in campionato, per rilanciarsi in modo definitivo in zona Europa, tenendo conto del fatto che poi, il prossimo 1 febbraio, la squadra di Sousa recupererà la trasferta di Pescara. E quelli si che dovranno essere davvero tre punti. Pochi problemi di formazione per Sousa, che deve scegliere il difensore che sostituirà Gonzalo Rodriguez (si punta a recuperalo al 100% per la trasferta in casa del Borussia Mönchengladbach del 16 febbraio). Ancora spazio al contestatissimo Tomovic o Sousa deciderà di ripescare uno tra Salcedo e De Maio? Difficile dirlo, perché tutte le soluzioni non garantiscono sicurezze. Il resto della formazione sembra fatto, anche se tra Genoa e Pescara un po’ di turnover ci sarà. Diversi giocatori, a cominciare da Chiesa e Bernardeschi, stanno giocando con continuità da tante partite.

Alfredo Verni

Kalinic ed una scelta… alla Marco Nappi. Il doppio ex si racconta in esclusiva: “Ciclo Sousa finito, spero in Di Francesco, i giovani italiani e Borja… capitano”


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Calciatore a cavallo fra gli anni 80 e 90, ex di Genoa e Fiorentina, oggi allenatore nel settore giovanile, ma soprattutto persona diretta e spontanea, come ne sono rimasti pochi nell’ambiente calcistico. Marco Nappi è stato contattato dalla redazione di fiorentinauno.com in vista della sfida di Fiorentina-Genoa: “Il calcio italiano è cambiato già da un po’. Si sono persi i valori di questo sport. Il calcio è uno sport di gruppo, di rispetto, di serietà, io l’ho sempre vissuto così. Invece oggi è diventato uno spettacolo: prima c’erano gli attori e i cantanti, ora ci sono i calciatori che fanno spettacolo, stanno tutti i giorni sui social, a fare anche i cretini, vanno a ballare e pubblicano video. Io ho 51 anni a maggio, non sono antico, perché anch’io mi sono divertito e mi diverto ancora, ma lo faccio sempre con dei valori e non vado a fare i video. Se andiamo a vedere tutti quelli che fanno i video, giocano in squadre che sono quarte o quinte in classifica, se le cose cominciassero ad andare male, a fare prestazioni negative, smetterebbero di mettere i filmati e tutte quelle stron…. Andate a vedere se fanno i video quelli del Pescara, del Palermo o del Crotone. Non si azzardano nemmeno, altrimenti i tifosi vanno a prenderli a casa, direbbero loro: “Stiamo retrocedendo, cosa vai a fare video?!”. Il calcio è diventato spettacolo, teatro, quando fai gol lo dicono 15 volte al megafono e il pubblico li carica”.

a5Ha vestito sia la maglia viola che quella rossoblu, cosa si aspetta dalla partita di sabato?

“Mi aspetto una squadra in salute, come è la Fiorentina e mi aspetto un Genoa, che ho visto anche di recente. Come il Crotone è in un momento delicato, c’è un po’ di contestazione, però credo che non sarà una partita facile contro la Fiorentina. Il Genoa quando è nei momenti di difficoltà riesce sempre a trovare la forza giusta per rimettersi in piedi. Incontra, però, una Fiorentina che sta andando a mille, ha il giusto entusiasmo, con Kalinic che ha rifiutato la Cina ed è rimasto, almeno per ora”.

Cosa pensa della scelta di Kalinic? Fosse arrivata a lei una proposta del genere, cosa avrebbe scelto?

“E’ un grande campione in campo, è un giocatore che ha dei grandi valori. Non so se da qui alla fine del mercato saluterà la Fiorentina, io mi auguro di no e penso di no. Se sceglierà davvero di rimanere, sarò contento. Io sono un giocatore un po’ anomalo, ho rifiutato anche contratti importanti per ritornare a Genova ed è per questo che apprezzo la scelta di Kalinic. Tutti dicono che ha rinunciato a 15 milioni a stagione, ma rischi di andare in Cina, restarci per un anno, prendere i soldi e poi smettere di giocare. La Cina è una realtà completamente diversa da quella europea. I cinesi non possono migliorare il calcio andando a prendere i giocatori più bravi, ma dovrebbero spendere i soldi dalla base: prendere allenatori bravi, che sappiano insegnare un buon calcio ai giovani, per far crescere dei campioni e non andare a pescare giocatori già affermati”.

Sousa e la Fiorentina: rapporto ai titoli di coda?

“Anche se nelle ultime partite ci sono dei buoni risultati, non è che il rapporto con la società possa cambiare. Credo che Sousa abbia finito il suo ciclo con la Fiorentina, poi tutto può succedere. Ma anche lo stesso rapporto con i tifosi si è inclinato. Ora perché le cose vanno bene, sembra essere tornato il sereno, ma vedo difficile la sua permanenza a Firenze”.

8Chi vedrebbe bene come sostituto del portoghese sulla panchina viola?
“Ci vorrei vedere un giovane che ha fatto la gavetta, che è tanti anni che allena, che è partito allenando le categorie basse, che ha fatto esperienza. Cosa che dovrebbero fare tutti e invece il calcio di oggi non va in questa direzione purtroppo. Io ci vedrei bene Eusebio Di Francesco, anche perché secondo me anche lui ha finito il suo ciclo a Sassuolo, sono anni che è lì ed ha centrato obiettivi importanti, se l’è meritato. Dopo anni di gavetta è riuscito ad affermarsi. Io ci vedevo bene anche Stefano Pioli, ma purtroppo è andato all’Inter e sta facendo bene. Con Stefano ho giocato 2 anni insieme, si merita il successo, perché anche lui ha fatto sacrifici e gavetta”.

La Fiorentina il prossimo anno vuole ripartire dai giovani. Cosa pensa di Federico Chiesa?

“Io mi auguro che la Fiorentina possa ripartire da Bernardeschi e da Chiesa, perché sono giocatori del vivaio viola, finalmente hanno un nome che riesci a pronunciare. Io sono per i giovani italiani, spero che i Della Valle possano fare una grande squadra sulla base di questi giovani talenti italiani”.

La Fiorentina ha deciso di non rinnovare il contratto a Gonzalo Rodriguez alle stesse condizioni. Quindi l’argentino è svincolato. Se andasse via da Firenze, chi vedrebbe bene con la fascia di capitano?

“Io vedrei bene Borja Valero come capitano della Fiorentina, ha dato tanto a questa società, comincia ad essere uno dei più anziani. Anche se il capitano non deve essere il più anziano, ma quello più carismatico e sicuramente Borja lo può fare. La Fiorentina dovrebbe fare un mix fra giocatori d’esperienza e giovani, come sta facendo e ha sempre fatto l’Atalanta, che è un esempio per tutti. Anche domenica scorsa ha fatto giocare due ’99. Pensiamo a Gagliardini che adesso è andato all’Inter, viene dal vivaio dell’Atalanta”.

La Fiorentina si può ancora giocare un posto in Europa League?

“Si, come squadra ha dimostrato di essere grande, non solo con la Juve, ma ha vinto 3 a 0 in un campo difficile come quello di Verona contro il Chievo. Ha dato un segnale importante, che può aprire la strada anche per l’Europa”.

Caterina Cappellini

Dall’affare sfumato con il Napoli alle paure di Maradona e Baggio. Iachini si racconta: “Ripagato dall’amore di Firenze. Viola da quarto posto e su Sousa…”

Beppe Iachini da queste parti non lo hanno certo dimenticato. Cinque lunghe stagioni in viola, ricche di contrasti, falli e una grinta che lo ha portato dritto dritto nel cuore della Fiesole: “E pensare che ero ad un passo dal Napoli – Spiega in esclusiva ai nostri microfoni – Avevo già l’accordo con gli Azzurri, un contratto di tre anni con il Napoli di Maradona. Un sogno che si realizzava…”.

E poi cosa successe?

“Beh, successe che la Fiorentina s’inserì nell’affare. Allora non andava molto di moda la figura del procuratore e mi ritrovai a Firenze. Mi ricordo che quando incontrai Maradona lui mi spiegò quanto avesse spinto il Napoli ad acquistarmi. Qualche giorno dopo Baggio mi confidò la stessa cosa: insomma, due dei numeri dieci più forti di sempre che temevano i miei muscoli e i miei falli. Che spettacolo”.

Si è mai pentito della scelta che ha fatto?

“Assolutamente no, glielo garantisco. Il Napoli di Maradona poi vinse scudetti e coppe importanti, ma Firenze mi ha ricoperto di amore. L’affetto e la stima che provo nei confronti della maglia viola sono rimasti immutati, guardo sempre la Fiorentina in televisione”.

Ma le piacerebbe allenarla anziché guardarla dalla tv?

“Eh sì, credo che questa sia una domanda dalla risposta scontata. Tutti gli allenatori sognano la panchina di una grande squadra come la Fiorentina, soprattutto chi come me ha avuto la fortuna di giocarci”.

gruppo3dMa adesso c’è Sousa…

“Adesso c’è un allenatore molto bravo! Lui e la società stanno facendo un ottimo lavoro, perché stanno costruendo un mix interessante di calciatori giovani ed esperti. Ci sono state delle difficoltà, ma mi pare un azzardo affermare che il ciclo di Sousa a Firenze sia finito, anche perché non bisogna valutare solo i risultati. Ci sono altri fattori da considerare, come la crescita dei giovani e del progetto”.

Lo vede vincente sulla panchina di un top club?

“Sì, certo. È un tecnico bravo e ricco di idee, ma penso che già sia in un top club perché la Fiorentina questo è, non dimentichiamocelo”.

Intanto bisogna pensare al campionato e alla sfida contro il Genoa di domenica. Che gara si aspetta?

“Sono due squadre che stanno vivendo momenti molto diversi. I viola sono in forma, stanno recuperando fiducia e giocatori. Delle volte mi sembra di rivedere la bella Fiorentina della scorsa prima parte di stagione. Discorso opposto per i liguri, che invece sono in difficoltà. Insomma, sulla carta vedo la squadra di Sousa nettamente favorita”.

Questa seconda parte di stagione è iniziata molto bene per la Fiorentina. Dove può arrivare secondo lei?

“Io penso che, qualora tutto vada per il verso giusto, la Fiorentina possa lottare per i primissimi posti. Vedo giusto tre o quattro squadre superiori ai viola, non di più”.


In questo periodo si è parlato molto anche di Kakinic e del suo grande rifiuto ai soldi cinesi. Che idea si è fatto?

“Penso che Kalinic sia il primo rinforzo del mercato di gennaio della Fiorentina: conosce l’ambiente, i meccanismi della squadra e le caratteristiche del nostro campionato. Se ha rifiutato è perché, dopo tante riflessioni, ha capito che i soldi non possono sostituire la bellezza di Firenze e del campionato italiano”.

Simone Golia

 

Mattia Perin e la Fiorentina: quella parata maledetta che ha svoltato una carriera

familyhotel Una parata da campione, in controtempo. Dzeko con le mani nei capelli ed il ginocchio di Mattia Perin che lo tradisce su quel contro movimento sulla linea di porta. L’azione sfuma, la Roma non segna e Mattia si accascia al suolo. La reazione è tipica di chi sa di essersi fatto male. Male parecchio. I calciatori lo sanno. Se ne accorgono subito quando i legamenti del ginocchio cedono di schianto. E’ stato così, lo scorso 8 gennaio, nei primi minuti di Genoa-Roma. Una maledizione che si è abbattuta, di nuovo, sull’esuberante portiere genoano, che già nel recente passato aveva dovuto fare i conti con gravi infortuni.

Addio alla stagione. Addio alla riconquista della Nazionale. Ma soprattutto addio ad un trasferimento che poteva svoltargli la carriera. Niente di nuovo e segreto. Pantaleo Corvino è da sempre un estimatore di quel ragazzo un po’ matto e colorito nei modi di fare e di parare. Lo aveva già contattato, perché sono mesi che Pantaleo medita la rivoluzione estiva. Ed ogni rivoluzione che si rispetti comincia dal portiere. Ne serviva uno da mettere al centro del villaggio, uno di cui fidarsi per gli anni a venire. Tanti anni. Corvino era convinto ed era pronto anche a mettere subito diversi milioni sul tavolo di Preziosi per prenderlo già a gennaio e togliersi il pensiero. Il prescelto era proprio Perin, che con l’infortunio ha dovuto dire addio anche al trasferimento in viola.

Corvino aveva bisogno di certezze, in questo momento non può spendere milioni di euro per un portiere che, di certezze, adesso non può darne. Oltretutto, Perin è un portiere con le ginocchia fragili, a questo punto operato ad entrambe. E così è nata l’idea Sportiello, coccolato e lusingato fin dalla scorsa estate, quando Corvino giurò e spergiurò di non averlo mai trattato. Strategia logica, per non creare problemi al proprio portiere e per mantenere bassa l’attenzione mediatica. Il portiere del futuro viola sarà dunque Sportiello. Non un ripiego, ma probabilmente nelle gerarchie di Corvino veniva dopo Perin.

Alessandro Latini


Quella volta a Marassi, con un Fenomeno in campo… Franco Semioli tra passato e presente: “Al posto di Kalinic avrei accettato di corsa. Chiesa diventerà grande, non date pressioni a Berna”

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Pensi al Genoa e ti viene in mente quel pazzo 3-3 del 15 febbraio 2009. Poco importa se si giocava a Marassi, se la Fiorentina dell’epoca era ampiamente in lotta per la Champions League e se in quella squadra c’erano giocatori come Adrian Mutu capaci di vincere le partite da solo. Analogie con l’attualità poche, ma la sfida al Genoa riporterà sempre alla mente l’impresa dei ragazzi di Prandelli. Il 3-3 finale, dopo essere stati sotto 3-0, regalò una giornata memorabile ed avvicinò la truppa viola al traguardo europeo più prestigioso. Franco Semioli era in campo. Fu uno di quelli che contribuì alla rimonta, entrando ad inizio secondo tempo al posto di Kuzmanovic: “Chi se la scorda quella giornata! Impossibile dimenticare tutte le emozioni che vivemmo in campo. Eravamo a terra, nessuno di noi poteva sperare di riaprire la gara, anche perché il Genoa andava a mille e noi eravamo sottotono. Poi successe l’imponderabile, quando hai un Fenomeno in squadra può succedere. Nel secondo tempo Mutu era in stato di grazia, fece tre gol e ci trascinò al pareggio. Soprattutto l’ultimo gol fu un capolavoro. Il pareggio fu fondamentale, direi decisivo per qualificarci in Champions League”.

Dal passato al presente, che impressione ha di questa Fiorentina?

“Buona, la squadra si è ripresa dopo un girone d’andata altalenante. Li vedevo senza fiducia, con poche certezze. Adesso hanno ritrovato consapevolezza nei propri mezzi e la partita contro la Juventus può aver girato la stagione. In più c’è la questione Kalinic, se resta davvero come ha dichiarato, l’entusiasmo aumenterà e queste cose fanno la differenza”.

Già, Kalinic. Fosse capitata a lei un’offerta del genere?

“Sono sincero, non ci avrei pensato due volte. Sono occasioni da prendere al volo, anche perché la carriera di un calciatore è corta e magari può bastare un infortunio a fermare tutto. Sicuramente avrà fatto le sue valutazioni: i soldi non gli mancano ed a Firenze si sta benissimo. Ha scelto così per la sua vita e quella della sua famiglia”.

Da un singolo all’altro, sorpreso dall’esplosione di Chiesa?

“Si, davvero. E chi se lo aspettava così? E’ il prototipo di un calciatore moderno. E’ eclettico, veloce e tecnico. Devo dire che per postura e movimenti è tale a quale ad Enrico. Sono convinto che abbia un futuro assicurato, perché lo vedo molto umile. Pensa al calcio, a divertirsi ed a fare gol. E’ così che si diventa grandi”.

Chiudiamo con Bernardeschi. Il futuro del calcio italiano è lui?

“Si, ha qualità importanti. Lui ha già fatto vedere cosa può essere in futuro, può ancora migliorare tanto, ma nel presente non si può dire che abbia dato poco alla Fiorentina. Faccio solo un appello ai fiorentini: è ancora un ragazzo giovane, non dategli troppe responsabilità. Perché a volte le troppe pressioni di una piazza come Firenze possono anche incidere negativamente”.

Alessandro Latini


 

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