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MAGAZINE FIORENTINAUNO – SPECIALE FIORENTINA WOMEN’S CAMPIONE D’ITALIA. Interviste, curiosità ed approfondimenti. Tutto quello che c’è da sapere sulle nuove eroine di Firenze

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Editoriale

 

contiCritiche spazzate via sul campo. Complimenti Fiorentina, sei Campione d’Italia

A volte i sogni diventano realtà. Il sogno era quello di una squadra, di una società e di una città che si sta appassionando sempre di più al calcio femminile, e ha risposto in massa agli appelli per festeggiare, nel palcoscenico più importante, il primo Scudetto della Fiorentina Women’s FC. In pochi se lo sarebbero immaginato quando, nell’estate 2015, la società dei Della Valle raccolse l’eredità del Firenze. È già storia: nessuna società professionistica possedeva anche una squadra femminile di Serie A. Ma oltre che scrivere la storia del calcio femminile, avvicinandolo al professionismo esistente negli altri paesi e assente in Italia, dove è relegato alla sfera “dilettantistica”, in questi due anni la Fiorentina Women’s FC ha scritto anche la sua storia.

All’inizio non è stato facile. La società ha confermato le veterane del Firenze, come Guagni, Orlandi e Salvatori Rinaldi, e acquistato delle giocatrici per rinforzare i vari reparti, rappresentate dalla leggenda del calcio femminile, Patrizia Panico. La squadra di Fattori però ha impiegato un po’ di tempo per trovare i giusti meccanismi di gioco. Poi, nella seconda parte del campionato, sono iniziate ad arrivare le vittorie. Ma i punti persi nelle prime giornate, e negli scontri diretti, sono stati fatali per la Champions. A testa alta e con un po’ di amaro in bocca per non essere riuscita ad andare in Europa, la squadra viola ha chiuso il campionato terza, lottando fino all’ultima giornata con il Verona per il secondo posto. Addio Champions e niente Franchi (dove la Fiorentina avrebbe giocato la competizione europea). Ma i piani sono solo rimandati. Così, mentre la società stava pianificando il futuro, c’è chi, dopo aver lasciato Firenze, l’accusava di ridimensionamento. Sarà poi la campagna acquisti a smentire le parole dure di Panico e Vicchiarello.

L‘obiettivo della Fiorentina Women’s FC era migliorare i risultati ottenuti nella prima stagione sotto la gestione Della Valle e giocare un campionato da protagonista. Quindi dopo aver salutato buona parte della rosa, la società ha rifondato la squadra, assicurandosi alcune delle giocatrici più forti del panorama calcistico italiano e non solo. Innesti di esperienza e qualità che hanno contributo ad alzare l’asticella per permettere alla Fiorentina di raggiungere grandi traguardi. Quella della Fiorentina Women’s FC è una stagione da incorniciare e lo Scudetto rappresenta solo l’ultima pagina scritta dalla squadra di Fattori-Cincotta. Il campionato racconta di una squadra sempre in testa alla classifica dalla prima all’ultima giornata, una squadra che chiuderà il campionato con il miglior attacco e la miglior difesa. Non c’è stata storia, Guagni e compagne hanno messo ko le avversarie una dietro l’altra, solo il Mozzanica è riuscito ad annientare i loro superpoteri. Dopo la qualificazione alla prossima Champions League e lo Scudetto, tra le vittorie stagionali c’è anche l’aver avvicinato Firenze al mondo rosa del calcio. Dal San Marcellino al Franchi, da un centinaio di tifosi ad uno stadio pieno, è questa la parabola più bella. “Abbiamo una pagina bianca sulla quale scrivere una bella storia”, disse Sandro Mencucci nel giorno della presentazione della squadra. Due anni dopo quelle parole, cara Fiorentina sei riuscita a scrivere un intero capitolo.

Norma Morandi

Viaggio nel mondo Öhrström: Il marito Gionata racconta Stéphanie


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Solare, generosa e determinata. Io e… Mojito siamo orgogliosi di lei”

Quando si parla di Verona, non si può che pensare alla città degli innamorati. Ed è proprio tra le vie dove Giulietta e Romeo si sono giurati amore eterno che è sbocciato l’amore tra Stéphanie Öhrström, portiere della Fiorentina Women’s FC, e il suo Gionata.

Lei era appena arrivata a Verona (dove resterà dal 2010 al passaggio in viola), lui faceva il pizzaiolo in un ristorante in zona San Massimo: “Stéphanie abitava vicino alla pizzeria dove lavoravo – racconta Gionata Basile a FiorentinaUno.comveniva spesso da noi, all’inizio per guardare le partite, poi…“. Galeotta fu la pizza. Dopo sei anni, ora i due sono pronti a convolare a nozze.

Un mese dopo la fine del campionato Stéphanie Öhrström dirà “lo voglio”, rispondendo così ad una promessa che Gionata le aveva fatto un anno fa quando il portiere della Fiorentina giocava ancora nell’Agsm Verona: “Era il suo compleanno e invece del classico regalo – svela il futuro sposo – ho pensato di chiederle di sposarmi“. E gliel’ha chiesto in maniera senz’altro originale, nello stadio Olivieri di Verona. Prima, negli spogliatoi Öhrström ha ricevuto mazzo di rose, poi, sul terreno di gioco ha trovato Gionata ad aspettarla con un anello. Mentre sugli spalti erano schierate le compagne di squadra con addosso delle maglie che componevano la scritta: “Mi vuoi sposare?”. Immancabile la risposta della bella svedese.

8Capelli biondi, occhi azzurri ed estrema puntualità sono i tipici tratti che ha ereditato dalla Svezia. In Italia, invece, ha scoperto la passione per la cucina nostrana: “Sgarra poche volte, ma ogni tanto si lascia andare. È ghiottissima di caramelle, anche in famiglia ne consumano a tonnellate. Poi adora la schiacciata“. Ma il portiere della Fiorentina non è la classica straniera con i peggiori vizi italiani: “E’ una svedese che pensa come un’italiana” assicura il fidanzato.

L’Italia è la sua seconda casa, anche se non è stato così semplice all’inizio. Dalla lingua (“i primi tempi ci
arrangiavamo con l’inglese, poi lei ha iniziato alcuni corsi per imparare l’italiano ed è stato tutto più semplice
) all’adattamento al calcio italiano: “Si è trovata un po’ spaesata, perché l’Italia è un mondo parallelo rispetto alla Svezia. Lei ha trovato un’enorme differenza dal punto di vista dell’organizzazione a livello del calcio femminile“.

Questo perché in Svezia, come in molti altri paesi europei, le calciatrici sono considerate delle professioniste, esattamente quello che sta cercando di fare la Fiorentina.

Da qui la scelta di venire a Firenze. Una città che adora perché rivede nel capoluogo toscano la città dei due innamorati di Shakespeare, alla quale è tuttora molto legata. “La nostra è una relazione a distanza, è dura, ma ci stiamo riuscendo. E anche se lei vive a Firenze riusciamo a vederci nel weekend, dopo la partita torna a Verona, abbiamo appena comprato un appartamento. Poi appena posso scendo io, c’ero anche sabato al Franchi, quando hanno festeggiato lo Scudetto“, ci racconta Gionata.

steUna casa, un fidanzato, l’amore per lo sport, il cibo italiano e… Mojito, il loro Labrador, insomma una ragazza non poi così diversa dalle sue coetanee. Non tutte però possono vantare quattro stagioni da protagonista a Verona, una nella Fiorentina e ora il secondo tricolore.

Tre aggettivi per descriverla? Gionata risponde all’istante: “Solare, generosa ed estremamente determinata. Non si arrende davanti a nulla. Un anno fa ha subito un brutto infortunio, per dieci giorni l’hanno obbligata a stare immobile, l’undicesimo era già in palestra per recuperare il prima possibile. Se ha in testa una cosa la fa. Sono orgoglioso di essere il suo futuro marito anche per il modo in cui si approccia al suo lavoro, ha la mentalità di una professionista e dedica anima e corpo al calcio. Se è arrivata ad un livello così alto se lo merita“.

proposta-matrimonioBabe, così Gionata chiama la sua morosa, è bravissima a parare (a Brescia, infatti, non si sanno spiegare come Stéphanie abbia fatto a parare una conclusione su Mele), ma ci sa fare anche con i piedi. Gionata conferma: “Spesso ci capita di giocare a calcetto. Ah, sempre nella stessa squadra perché una volta, quando eravamo l’uno contro l’altro, abbiamo litigato dopo che Stephanie mi ha fatto un’ostruzione incredibile (ride ndr). Sì avete capito bene, a lei piace giocare in fascia o in attacco. Ha una tecnica fuori dal comune“.

È merito anche suo se la Fiorentina è stata la squadra ad aver subito meno gol in stagione. Un risultato che va a coronare un’annata indimenticabile che culminerà con il fatidico ‘sì’ al suo Gionata.

Norma Morandi

Una difesa all’altezza della BBC. Tre nazionali ed un gioiellino

Avete presente la famosa BBC della Juventus? Ecco, la Fiorentina gioca con una difesa a quattro, ma l’effetto è praticamente identico. A protezione di Stéphanie Öhrström c’è una sorta di muraglia (quasi) invalicabile. Solo 7 i gol subìti quest’anno dalla Fiorentina in campionato, a testimonianza di una fase difensiva che funziona a meraviglia. Merito di tutta la squadra, i tecnici e le protagoniste diranno così, ma qualche complimento in più va proprio alle quattro giocatrici che, nel corso della stagione, hanno costruito una linea difensiva invidiabile.

gruppo3dAlia Guagni è una veterana del gruppo. Fiorentina di nascita, tifosa proprio della Fiorentina. Con il viola addosso da sempre, prima con il Firenze e poi con la società dei Della Valle. Punto fermo della squadra di Fattori e della Nazionale di Cabrini. Pendolino sulla destra, il suo strapotere fisico le consente spesso di andare alla conclusione e di segnare gol importanti. E’ una delle leader dello spogliatoio, quando in campo non c’è Giulia Orlandi, la fascia di capitano finisce sul suo braccio.

Elena Linari è, probabilmente, una delle giocatrici italiane più conosciute. Arrivata in estate dal Brescia in seguito ad una decisione molto sofferta, non si è pentita di aver scelto la sua Firenze e la Fiorentina. Colonna portante della difesa viola e della Nazionale. Classe ’94, ma con un’esperienza da veterana e con un palmarès da far invidia. Con il Brescia ha vinto tutto quello che c’era da vincere. Campionati, Coppa Italia e Supercoppa Italiana. Inoltre ha esordito in Champions League proprio con la maglia delle Leonesse.

Alice Tortelli è la più giovane, ma di lei sentiremo sicuramente parlare molto anche in futuro. Difensore centrale classe ’98, giovanissima ma fa già coppia fissa con la Linari. E’ ovviamente nel giro delle nazionali giovanili ed ha un futuro roseo davanti a sé. Fiorentinissima, inizia nella Sestese ed anche lei passa poi al Firenze. Percorso piuttosto comune con le sue compagne di squadra più esperte. Ma in campo, che è così giovane, non se ne accorge nessuno.

Elisa Bartoli completa il reparto, lì a spingere sulla sinistra. Romana, classe ’91, altro pilastro della Fiorentina e della Nazionale. Anche lei se ne andrà all’Europeo in Olanda insieme a Guagni e Linari. E’ diventata grande nella Torres, dove ha vinto Scudetto e Supercoppa Italiana. Grinta e caparbietà al servizio della squadra, da quelle parti non si passa.

A.L.

Geometrie, classe e talento in un centrocampo stellare

familyhotelIn mezzo al campo di solito ci giocano un po’ tutti. C’è chi con i piedi è magico e chi fa della corsa e dei muscoli la propria arma vincente. Chi è bravo ad inserirsi e chi, invece, preferisce fermare le avanzate degli avversari. Anche con le brutte se serve. Oltre a Giulia Orlandi ci sono anche Marta Carissimi ed Alice Parisi, due ragazze che a Firenze non hanno avuto la fortuna di nascerci, ma quella di capitarci e di raccogliere tutto l’affetto che la gente concede a chi onora la maglia e a chi arriva addirittura a vincere un campionato. Certo, non sono due giocatrici giunte nel capoluogo toscano per caso, ma con uno scopo ben preciso da parte della società: quello di vincere. Già, perché sia Marta che Alice giocano a calcio da una vita e sempre a grandissimi livelli. Torino, Inter e Verona la prima, sei stagioni al Tavagnacco la seconda.

Insieme possono vantare la bellezza di due campionati italiani, due coppa Italia, una Supercoppa e anche qualche titolo nella lontana Islanda. E poi l’amore per la Nazionale, dove hanno fatto tutta la trafila, a partire dall’Italia Under 17. Di Carissimi c’è anche chi dice che sia la calciatrice italiana più forte in attività. Mirino dritto puntato sull’Europeo in Olanda, con Marta che sarà sicuramente protagonista in mezzo al campo di Cabrini. Destino diverso per Parisi, che in Olanda con la Nazionale non potrà andare. Ma che proprio con la maglia azzurra ha rimediato la frattura della tibia, che gli è costata il finale di stagione. Resterà a Firenze per recuperare il più in fretta possibile. Obiettivo? Fare il tifo per le compagne e provare ad esserci per il debutto in Champions League.

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E come se non bastasse, nel centrocampo di Fattori e Cincotta c’è anche il talento e l’esperienza di Greta Adami. Classe ’92, ma con la maglia viola tatuata addosso da una vita. Prima il Firenze e poi la Fiorentina, dal 2011 ad oggi l’atleta viareggina ha avuto proprio il viola come unico comune denominatore. Tre leader per iniziare la scalata e arrivare presto nel calcio che conta, questo il chiaro messaggio che la società ha voluto dare alla squadra ed a tutto l’ambiente fin dall’estate, un po’ come la faraonica campagna acquisti della Juventus targata Higuain. Ma non facciamo questi paragoni, soprattutto ora. Godiamoci questo Scudetto dalle splendide tinte viola.

Simone Golia

Viaggio nel mondo Guagni: Mamma Tiziana racconta Aliaellaresh

Lo Scudetto è una gioia per tutti noi. Nonna Luana la sua prima tifosa”

Non mi piace la pallavolo, voglio giocare a calcio“, disse così Alia Guagni, difensore della Fiorentina Women’s FC, a mamma Tiziana all’età di 9 anni, che di fronte a questa richiesta rimase un po’ spiazzata, perché vent’anni fa il calcio non era uno sport così diffuso tra le ragazzine. Ma cosa spinge allora una bambina di 9 anni ad avvicinarsi a questo sport: “Andavo a prendere mio nipote al pulmino, e lo portavo a calcio insieme ad Alia – racconta Tiziana Lucherelli a FiorentinaUno.comevidentemente ne è rimasta colpita. Anche a scuola giocava solo a pallone con i compagni maschi. Quindi mi sono informata e ho cercato una società dove iscriverla. Andai all’ACF Firenze, lì però le bambine potevano essere tesserate dai 12 anni. Alia però voleva giocare, alla fine l’ho segnata all’Audace Galluzzo. Un anno dopo l’ACF Firenze l’ha richiamata, perché stavano allestendo una squadra femminile“.

Da allora Alia non ha mai svestito la maglia viola: “Non è mai voluta andare a giocare fuori, ha rifiutato offerte anche dall’estero per l’attaccamento alla maglia – prosegue – ma soprattutto per non allontanarsi da casa“. Il calcio e la famiglia sono i due pilastri nella vita di Alia Guagni.

Mamma Tiziana e babbo Andrea, infatti, non le hanno mai fatto mancare il supporto: “Noi non l’abbiamo mai contrariata, le abbiamo sempre lasciato scegliere liberamente la strada da percorrere“. E almeno fino all’adolescenza sono tanti i sacrifici che hanno dovuto fare per lei: “La accompagnavo fino a Firenze Sud, dove si allenava e aspettavo al San Marcellino la fine degli allenamenti“. Tiziana, infatti, l’ha vista crescere anche sul campo.

alia-guagni-e-famigliaE anche oggi non si perde una partita: “La seguo sempre anche in trasferta, anni fa anche con mia mamma“. Quando la Fiorentina gioca in casa, Nonna Luana è lì, sugli spalti ad incitare la nipote. Ed è alla “sua prima sostenitrice” che spesso Alia rivolge lo sguardo dopo un gol.

Sabato c’erano tutte le sue “colonne” allo stadio Franchi a fare il tifo per la Fiorentina. Un po’ di ansia c’è sempre, stavolta però è stata scacciata dalla gioia più grande, lo Scudetto: “Siamo tifosi della Fiorentina da sempre; pensate che mia mamma aveva l’abbonamento in Fiesole. Lo Scudetto è un traguardo enorme anche per noi“. Ma soprattutto per Alia, perché “il calcio è tutto per lei“.

Impeccabile sia sul campo che fuori assicura Tiziana: “Non mi ha mai dato problemi. Nonostante gli allenamenti era brava a scuola, prendeva voti buoni“. Non è un caso che molte bambine gridino il suo nome durante le partite o le chiedano un autografo a fine gara. Per le piccole calciatrici, e non solo, Alia è un esempio da seguire: “Ha tanto da insegnare a chi vuole intraprendere questa carriera. Spero che, una volta appesi gli scarpini al chiodo, rimanga nel mondo dello sport” confessa la mamma. Nel frattempo Alia si “allena” insegnando educazione fisica ai bambini delle elementari, perché solo con la sua passione non può mantenersi.

Tutto ruota intorno al calcio, allo sport, che pratica fin da quando era piccola, e alla famiglia. E per un genitore non c’è gioia più grande che sentirsi dire dalla propria figlia “da grande vorrei una famiglia come la nostra”.

Norma Morandi

Non chiamatele riserve…

Squadra che vince non si cambia, è uno dei tanti motti di Fattori. Sì perché l’allenatore della Fiorentina Women rinuncia difficilmente al collaudatissimo 4-3-3 che ha portato la sua squadra a vincere lo Scudetto. Le così dette seconde linee hanno però avuto l‘opportunità di ritagliarsi più spazio nelle gare meno complicate o nei primi turni di Coppa Italia.

A volte però bastano una decina di minuti per mettere il sigillo e contribuire alla vittoria della squadra. È il caso di Deborah Salvatori Rinaldi. L’attaccante abruzzese è solita prendere il posto di Caccamo là davanti nella seconda metà del secondo tempo, risultando spesso decisiva. Ma il parco attaccanti a disposizione di Fattori non finisce qui. Prelevata dall’Inter la scorsa estate, con Danila Zazzera la Fiorentina si è assicurata una delle giovani attaccanti italiane più promettenti. Scheggia immarcabile che si ispira a Messi, la classe ’98 è venuta a Firenze per giocare da protagonista.

fattori-e-gruppoDa sempre attenta alla programmazione, la Fiorentina lavora anche in ottica futura, coltivando in casa le future “pianticelle” del domani. Quest’anno, infatti, le giovanissime Primavera Vigilucci, Durante e Fusini sono state trasferite in pianta stabile nella squadra di Fattori-Cincotta.

Ultima ma non meno importante Giulia Orlandi. Fino all’anno scorso la centrocampista fiorentina occupava un ruolo da titolare nello scacchiere di Fattori. Poi la campagna acquisti l’ha relegata spesso in panchina. Ma lo storico capitano del Firenze non si è mai arreso, facendosi trovare sempre pronto quando chiamato in causa. Ora più che mai. Con l’infortunio di Parisi, Orlandi è tornata tra le titolari, andando ad occupare il posto vuoto lasciato dall’ex Tavagnacco.

Insomma la panchina la Fiorentina può vantare giocatrici che sarebbero titolari in quasi tutte le formazioni di Serie A, come anche Ferrandi e Binazzi, atlete che cercheranno in ogni modo di ribaltare le gerarchie di Fattori e Cincotta a partire dai prossimi allenamento. Allora non chiamatele riserve.

Norma Morandi

Viaggio nel mondo Orlandi: Babbo Roberto racconta Giulia

Firenze e la Fiorentina per lei sono sopra ogni cosa. Questo Scudetto ha un sapore particolare”

Vincere uno Scudetto è sempre bello, se poi lo fai con la maglia della squadra della tua città allora è un sogno che in pochi raggiungono. Se poi quella squadra l’hai vista crescere insieme a te, beh, non c’è niente di meglio. E’ questo il caso di Giulia Orlandi, capitano della Fiorentina Women’s oltre che anima del centrocampo di Fattori e Cincotta: “La portai con me all’ACF Firenze nel 1999, quando ne diventai Vice Presidente – Racconta il padre Roberto ai nostri microfoni – Poi io e gli altri soci abbiamo ceduto il titolo e così è nata la Fiorentina Women’s. Sa, è anche per questo che lo Scudetto ha un sapore particolare per noi, perché siamo stati fra i primi a lottare, salendo dalla C alla A”. E niente, la storia è talmente bella così che potremmo già fermarci, ma il mondo di Giulia merita un viaggio più approfondito: “Parlare bene di lei per me è quasi scontato – Ammette il padre – E’ una ragazza che non si ferma mai, che la mattina lavora in Azienda da me per poi staccare e tornare a casa la sera tardi dopo l’allenamento. Si occupa della contabilità, perché nel frattempo si è anche laureata in Economia”. Ma come è nato l’amore di Giulia per il calcio: “Diciamo che fin da piccola è sempre stata sui campi. La sorella, di otto anni più grande, giocava e a lei piaceva seguirla con il pallone in mano. Era diventata la mascotte della squadra (Ride n.d.r)”. Ma non c’è solo il calcio nel suo mondo. O almeno non c’è solo stato quello: “Sì, da piccola per esempio si divertiva con il minibasket, ma ha provato addirittura il calcio in costume. Anzi, una volta andò in caccia e fece vincere la sua squadra, tanto è che la portarono in trionfo come un qualsiasi calciante bianco. Poi, un bel giorno, il suo professore di educazione fisica la convinse a giocare con il pallone fra i piedi e da lì è cominciata la sua carriera calcistica”. Un altro aspetto emblematico del carattere di Giulia è il senso di appartenenza nei confronti di Firenze, la città che l’ha vista nascere, la città della sua vita: “Mette Firenze e la Fiorentina sopra ogni cosa – continua il padre – Nella sua carriera ha ricevuto diverse proposte da altre società, ma lei non le ha mai prese in considerazione. Le è sempre interessato divertirsi e non voleva privarsi delle amicizie che si era costruita all’interno dello spogliatoio. Beh, direi che alla fine ha avuto ragione lei”. Eh sì, chi avrebbe mai pronosticato che un giorno questa ragazza avrebbe vinto uno Scudetto al Franchi? “Però lei quel prato lì l’ha già calcato eh – Precisa gelosamente il padre – Ci giocò con la maglia dell’Acf Firenze, in occasione della partita che poi sancì la promozione in A1”. Un cerchio che si chiude nel migliore dei modi. Dalla C alla A, dai primi calci allo Scudetto. Firenze ringrazia.

Simone Golia

Un tridente da favola. Fantasia, velocità e gol a grappoli

La classifica marcatori è lì a testimoniare che l’attacco della Fiorentina è senza dubbio il migliore del campionato. Bonetti, Mauro e Caccamo sono il meglio che la Serie A femminile possa presentare per singoli e per reparto. La Fiorentina vanta, di gran lunga, il miglior attacco del campionato. Gli 85 gol fatti sono un bottino enorme, se paragonato a chi insegue. Il Brescia ne ha segnati 59, il Verona uno in più, ma già da questi numeri si evince il potenziale offensivo della squadra di Fattori e Cincotta.

a5Ilaria Mauro è il centravanti. Forte fisicamente, l’area di rigore è il suo habitat naturale. L’esperienza in Germania l’ha formata a livello fisico e tattico, nel momento in cui ha scelto di tornare in Italia ha privilegiato il progetto Fiorentina, che puntava subito a vincere lo Scudetto. Vogliosa di prendersi titolo e Nazionale, ha scelto la Fiorentina anche per questo. Ci ha messo poco a convincere Cabrini, che l’ha inserita fra le convocate dello stage in vista delprossimo Europeo. Il sogno nel cassetto non glielo chiedete nemmeno: dopo lo Scudetto vuole l’Europeo in Olanda, per coronare una stagione magica. Segni particolari? Gol a grappoli, per tanti tifosi nelle movenze ricorda Nikola Kalinic.

Tatiana Bonetti è il numero 10. Occhio, perché vuole vincere la classifica dei marcatori ad ogni costo. Determinata più che mai, porta sulle spalle il numero dei fantasisti, ma segna come un bomber vero. In carriera ha giocato con le giocatrici italiane più forti: Gabbiadini, Panico, adesso Mauro e Caccamo. Classe ’91, ma ha già una storia importante alle spalle. Esperienza, classe e tecnica al servizio della Fiorentina. Sapete a chi la paragonano? Ad Antonio Cassano.

Patrizia Caccamo è la più esperta. Piccolina fisicamente come la Bonetti (159 cm per 52 kg) è preziosissima a livello tattico per Fattori e Cincotta. Oltre ad un grande spirito di sacrificio, vede la porta come poche in Italia. Obiettivi ben dichiarati per la classe ’84 con il numero 19 sulle spalle: Scudetto e Coppa Italia. Un bis da favola, in attesa di sentir suonare dal vivo la famosa ‘musichetta’ della Champions League.

A.L

La Società – Mencucci e Vergine, avanti così. Adesso viene il difficile…

La sfida, adesso, è ancora più grande. Rinforzare la Fiorentina non sarà facile, in vista della prossima stagione che vedrà le ragazze viola impegnate anche nella tanto agognata Champions League. L’impresa la tenteranno loro: Sandro Mencucci e Vincenzo Vergine. Due figure importanti per la squadra. Due punti di riferimento all’interno della società. Mentre Pantaleo Corvino proverà a far partire un nuovo ciclo maschile, loro tenteranno di far decollare quello femminile. Perché il ciclo aperto lo scorso anno è nel pieno della sua ascesa.

Alle spalle le polemiche post addio di Patrizia Panico, la Fiorentina ha risposto sul campo a quelle che erano state le accuse di disimpegno. A Firenze sono arrivate giocatrici di primissimo piano, che formano un blocco importantissimo anche della Nazionale allenata da Antonio Cabrini. La sfida, come dicevamo, adesso è ancora più ardua. Se arrivare al top in Italia è stato relativamente facile (in due anni e con l’appoggio di un club professionistico che nessuno nel Belpaese può vantare) spiccare il volo in Europa appare decisamente più complicato. Questione di costi, di tetto ingaggi, di parametri nei quali rientrare. Niente di nuovo sotto il sole, direte voi. In un certo senso la Fiorentina è ingabbiata nei rigidi paletti del calcio femminile italiano, che ha costi lontanissimi da quello maschile. Ed oltre un tetto ingaggi imposto dalla Federazione non si può andare. Se anche la Fiorentina volesse spendere e spandere per rinforzare la rosa, non potrebbe farlo, a meno che le giocatrici non si ‘accontentassero’ di guadagnare quanto Linari, Carissimi, Mauro e compagne.

Difficile, però, ipotizzare che le big europee decidano di decurtarsi di molto lo stipendio per giocare nella Fiorentina. Andrà trovato un sistema diverso per rinforzare la squadra, che in Champions League (essendo alla prima apparizione nella storia ed avendo Ranking quasi nullo), non sarà testa di serie nel sorteggio ed affronterà già al primo turno una squadra fortissima a livello europeo. L’impresa, in questo senso, sarebbe quella di giocare più di un turno nella massima competizione continentale. Per farlo, in un modo o nell’altro, c’è bisogno di rinforzare la rosa. Mencucci e Vergine lo sanno ed i lavori in vista della prossima stagione sono già iniziati. Loro, come del resto Corvino, sono attesi da un’estate rovente dal punto di vista del mercato.

A.L.

Viaggio nel mondo Mauro: Il fratello Nicholas racconta Ilaria

La pallavolo non faceva per lei, lo capimmo subito. In Germania è cresciuta, ha scelto Firenze per vincere”

Una passione nata presto, fin da quando ha imparato a camminare. Ilaria Mauro è stata precoce in tutto. Anche nel calcio. Ieri bambina che inseguiva un pallone in mezzo a tanti maschietti, oggi centravanti della Fiorentina Women’s e della Nazionale, che la prossima estate volerà in Olanda a caccia del titolo Europeo. Insomma, il curriculum ed i gol parlano da soli, siamo di fronte ad una delle calciatrici più forti in Italia. Di Ilaria Mauro bomber sappiamo tutto, noi abbiamo intervistato il fratello Nicholas per farcela raccontare ancora meglio da chi la conosce bene. Tanti tifosi al seguito della squadra, la famiglia in prima fila, con il papà che è da sempre il primo tifoso di Ilaria.

img-20170507-wa0002Nicholas, partiamo da lontano. Com’è nata la passione per il calcio di sua sorella?

“Da piccolina è stata mandata a giocare a pallavolo. Lei arrivava in palestra e dopo poco scappava per andare a vedere i maschi che giocavano a calcio. Si capiva che fosse più attratta da quel tipo di sport, che poi è diventato davvero il suo quotidiano. Già quando io andavo a giocare con gli amici, lei mi seguiva sempre. Guardava ed a volte giocava. Già a 6-7 anni si vedeva che aveva delle buone doti per giocare a calcio”.

Prima il campetto con il fratello e con gli amici. E poi le prime squadre…

“Si, da lì ha cominciato il suo percorso come fanno tutti. Pulcini, esordienti e così via… Ricordo che quando giocava con i maschi c’era una certa curiosità. Alcune persone arrivavano al campo proprio per vedere giocare lei”.

Prima il Tavagnacco, poi l’avventura in Germania. Come giudica la scelta di tentare l’avventura all’estero?

“Nella sua crescita, l’esperienza in Germania è stata fondamentale, sia a livello tattico che sotto il profilo fisico. I club tedeschi sono ancora un passo avanti, c’è più organizzazione sotto tutti i punti di vista rispetto all’Italia. Sono andato a trovarla per tre anni consecutivi in Germania, ho visto allenamenti e mi sono reso conto che hanno una marcia in più”.

E poi è arrivata la chiamata della Fiorentina. Come mai Ilaria ha scelto Firenze?

“Aveva tante offerte e c’erano diverse trattative, ma lei voleva un progetto che puntasse a vincere subito. Questo me lo ha sempre detto, fin da giugno. E così, poi, ha scelto la Fiorentina”.

Prima lo Scudetto e la Coppa Italia, poi la Nazionale. L’obiettivo è far bene in Olanda?

“Certo, in questo momento è il suo sogno. E’ tornata in Italia anche per essere più vicina a dove si allena la Nazionale. E’ molto concentrata sull’obiettivo come tutte le sue compagne, ha voglia di fare un bell’Europeo”.

Tutto d’un fiato fino al prossimo anno, quando ci sarà pure la Champions League…

“Si, una bellissima vetrina. Ilaria l’ha già giocata con il Tavagnacco, ma ovviamente sono tutte contente di rigiocare in una competizione così importante. Non sarà facile, ci sarà da lavorare molto per ambire a passare il primo turno. La società dovrà pianificare bene la stagione e sicuramente vorrà rinforzare la squadra ancora di più”.

Alessandro Latini

Due mister… Sono meglio di uno. Alla scoperta di Antonio Cincotta

L’ultimo allenatore capace di vincere uno Scudetto sulla panchina della Fiorentina non era proprio un tipo qualunque. Fumava come un matto, amava ballare e bere whisky, era solito indossare un cappotto di cammello come portafortuna durante ogni incontro e non toccava nemmeno il metro e settanta d’altezza. Diciamo che Antonio Cincotta è molto diverso dall’indimenticabile Bruno Pesaola, ma l’abitudine a vincere sembra essere proprio la stessa. E se la società viola, ad inizio anno, ha deciso di affiancarlo a Mister Fattori sulla panchina della Fiorentina Women’s, beh un motivo ci sarà. La sua è la storia di un predestinato, quella di chi sembra essere nato per fare un certo mestiere: il più giovane a conseguire la qualifica di allenatore PRO, le promozioni con le Milan Ladies e il Fiammamonza, la cavalcata vincente con il Como 2000, le vittorie in America alla guida di Seattle, sono queste le imprese di un ragazzo che ad appena 33 anni ha già vinto tanto. Tantissimo.

Sono cinque i campionati vinti in appena otto anni di calcio femminile, per quella che è la vera mente tecnica e tattica della meravigliosa annata delle ragazze in maglia viola. Non si è mai guardato indietro Antonio, il suo sguardo è da sempre proiettato in avanti, verso il futuro e i trofei per i quali uno così è nato. Poco tempo da dedicare alle delusioni, solo in questo modo si arriva in alto, solo così si passa dalla delusione di un playoff perso per mano del Siena e da una Serie A sfumata di un soffio alla conquista dello Scudetto alla guida della Fiorentina, la migliore squadra italiana che il panorama femminile possa offrire. Non chiamatelo novellino, dunque. Né arrogante o zemaniano.

Sì, perché se da una parte è il primo a condividere i propri successi e a ringraziare chi in questo lo aiuta sul campo e fuori, dall’altra risponde con i fatti a chi lo ritiene troppo offensivo e lo fa con un gioco spumeggiante ma, allo stesso tempo, accorto, tanto da chiudere spesso le stagioni con la miglior difesa. Il Josè Mourinho del calcio femminile? Forse. Intanto Antonio si batte per far sì che questo calcio diventi il più possibile simile a quello in cui, da anni, il tecnico portoghese si trova a navigare: “Non bastano le squadre professionistiche – ama dire il giovane allenatore – Ma servono anche riforme da un punto di vista di marketing e visibilità. Solo così potremo competere con le grandi d’Europa”. Intanto la Fiorentina il prossimo anno fra le grandi d’Europa ci giocherà e lo farà da Campione d’Italia. Il merito è anche e soprattutto di Mister Cincotta.

Simone Golia

Viaggio nel mondo Fattori. Il figlio Andrea racconta babbo Sauro

Pretende sempre il massimo. Con Cincotta ha un rapporto bellissimo”

Che stagione per la Fiorentina Women’s! Dopo tanti anni torna a Firenze un titolo importante: le ragazze viola vincono lo Scudetto ed entrano, di diritto, nella storia. Sicuramente l’artefice di questo successo è stato l’allenatore, che le ha guidate fino a questo meritato traguardo: “Mio padre è un tipo coi piedi per terra, anche quando tutti dicevano che, ormai era fatta, lo Scudetto sarebbe arrivato, ci è sempre andato cauto, non si è mai sbilanciato. Finché l’obiettivo non era raggiunto, non dava troppi segnali, la testa era concentrata a fare bene”. Parola di chi, senza alcun dubbio, lo conosce bene, ovvero Andrea Fattori, figlio di Sauro.

Osservando Fattori da spettatore emergono due lati del suo carattere, uno apparentemente calmo, l’altro più emotivo, come quando dalla panchina grida alle sue giocatrice se sbagliano qualcosa in campo. Come padre com’è, prevale la componente “mansueta” o è più autoritario?

“A casa è un babbo, non un allenatore. Io ho avuto anche la fortuna di averlo come allenatore. In campo riporta le esperienze fatte sia come calciatore che come allenatore, visto che ormai sono tanti anni che lo fa. Vuole sempre il massimo dagli atleti, quindi è naturale che, se sbagliano, li rimproveri. Lavora tanto durante la settimana e nelle partite vorrebbe che tutto fosse perfetto. Dice sempre che se lui dà il 100% riesce ad ottenere un 80%, se dà il 50% non potrà ottenere nemmeno la sufficienza in campo. Magari a volte si arrabbia perchè è molto esigente”.

Una delle sue caratteristiche è il vizietto per le sigarette. Credi che riuscirà a smettere ora, magari come fioretto, visto il successo raggiunto?

“Non smetterà mai, anche se vince o se perde fumerà per sempre (sorride, n.d.r)”.

Siete una famiglia di fiorentini doc, cosa significa riuscire a vincere un titolo così importante, riportando lo Scudetto a Firenze dopo tanti anni?

“Credo sia, soprattutto, il coronamento di un percorso, iniziato sei anni fa. Anni di sacrifici, partendo dall’allora ACF Firenze, fino ad arrivare a disputare una partita importante al Franchi, per giocarsi lo scudetto. Credo che gli rimarranno per sempre in testa tutti i momenti difficili che, in questi anni, ha affrontato e superato insieme ad altre giocatrici come Guagni, Orlandi e Adami. Tanti sacrifici che si sono conclusi in una grande partita. Non è solo un grande risultato, ma il coronamento di un sogno ottenuto con impegno e sacrificio”.

E’ orgoglioso adesso per il risultato raggiunto…

“Sì è orgoglioso per lo Scudetto, ma anche per aver avvicinato al calcio femminile tantissime persone. In Italia, rispetto agli altri paesi, è meno seguito e aver portato così tanti tifosi allo stadio a tifare la maglia viola, che anche lui ha indossato, è una cosa incredibile. Quando uno lavora in ambito sportivo sono più le delusioni, che le gioie, questo risultato è motivo d’orgoglio: i primi anni a vedere le partite eravamo in 30-40, adesso si è ritrovato con un tifo da stadio”

Secondo te tuo padre dopo la vittoria dello Scudetto vorrà raggiungere nuovi traguardi altrove?

“Il mondo del calcio è imprevedibile, le cose possono cambiare da un giorno all’altro. Mio babbo lo sa, credo che sarebbe felicissimo di proseguire il suo percorso di allenatore con la Fiorentina, anche perché disputare la Champions League sarebbe una grande soddisfazione. Andrebbe ad incontrare squadre europee blasonate, ma questo dipenderà anche dalla volontà e dalle decisioni della società”

Com’è il rapporto con Antonio Cincotta? In più occasioni hanno detto che si compensano, essendo due personalità agli opposti, anche a livello generazionale sono distanti….

“Conosco poco Antonio, ma per quello che mi racconta mio babbo hanno un rapporto bellissimo. Non pensava neanche che si potesse creare un legame così stretto. Sono agli opposti, Antonio è in rampa di lancio, mentre Sauro per l’età e l’esperienza è un allenatore affermato, ma sono riusciti a creare un giusto equilibrio da prospettive diverse, l’uno ha fatto bene all’altro, sono riusciti a lavorare bene e i risultati lo hanno confermato”

Caterina Cappellini

 

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