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MAGAZINE FIORENTINAUNO -Speciale Fiorentina – Torino

Editoriale del direttore

 

conti La debacle subìta in Europa League ha lasciato Firenze sotto shock. Al Franchi si è consumata una tragedia sportiva probabilmente unica nel sua genere. La Fiorentina ha gettato al vento un vantaggio di tre gol (acquisito tra andata e ritorno) subendo quattro reti nel giro di diciassette minuti. E la contestazione che è esplosa a fine gara ha racchiuso tutta l’amarezza per una stagione vissuta in mezzo a qualche alto e molti bassi. La furia dei tifosi, assiepati davanti all’ingresso della Tribuna, ha travolto un po’ tutti. In primis la famiglia Della Valle. Pochi investimenti, occhio troppo attento al bilancio e diverse sessioni di mercato in attivo. Corvino, pure lui contestato, è stato richiamato per sanare il bilancio. Missione compiuta con la cessione di Alonso. Un po’ meno compiuta la missione di rinforzare la squadra in estate.

Il dg viola ha sempre detto di cercare alternative ai titolari, ma tolto Sanchez nessuno è stato in grado di ritagliarsi uno spazio importante. Salcedo, De Maio e Cristoforo sono sempre in panchina, Diks e Toledo sono già stati rispediti al mittente. Segno che qualcosa non ha funzionato, anche se andare al mercato senza troppi soldi è complicato per tutti. E poi, la rabbia dei tifosi, ha investito Sousa e la squadra. In particolare il tecnico portoghese, che nell’intervallo non è stato in grado di tenere alta la tensione dei suoi ed ha poi tolto Bernardeschi (l’unico che poteva riaccendere la luce), quando ormai la frittata era fatta. Il suo rapporto con Firenze è terminato il primo febbraio dello scorso anno, quando ha perso ogni tipo di motivazione in seguito al mercato invernale che portò a Firenze Benalouane per rinforzare la difesa.

Anche la squadra, dicevamo, ha le sue colpe per una stagione fallimentare. Al netto di Astori, Chiesa, Bernardeschi e Kalinic, sono davvero pochissimi quelli che s’innalzano rispetto alla massa. Tutti travolti dal ciclone Borussia, adesso devono trovare la forza di rialzarsi da soli. L’obiettivo Europa League, in campionato, è un mezzo miraggio, ma le prossime due partite saranno comunque decisive. Vincere contro il Torino ed andare a Bergamo a fare una grande gara. Ormai l’imperativo dev’essere questo. Non è rimasto poi molto da giocarsi in questa stagione, ma dignità ed orgoglio non devono mancare a chi indossa la maglia viola.

Alfredo Verni

Firenze, la Fiorentina e la brutta serata europea. Parla Sébastien Frey: “Spero nell’Europa, i Della Valle sono abituati alle contestazioni. Ho parlato con Costil…”


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 Dire Fiorentina e Torino, significa anche pensare “alla partita che la Fiorentina ha vinto contro il Torino grazie alla rete di Osvaldo, che ci ha permesso di accedere alla Champions”. Parole di chi quella partita l’ha vinta, e vista dalla porta. Parole di Sébastien Frey. “Conservo un bel ricordo di quel giorno, negli spogliatoi Papa Waigo ha filmato tutta la festa, poi ci ha raggiunto anche Della Valle con lo champagne”. Quello fu solo l’inizio di un percorso, la Champions, che Frey porta nel cuore insieme alla vittoria a Torino contro la Juventus (il 2-3 del 2008 firmato Gobbi, Papa Waigo e Osvaldo, ndr). Ma la Fiorentina non solo un ricordo, è amore. E Firenze ricambia. Negli ultimi anni nessun portiere è stato così amato come il fuoriclasse francese. Tanto bravo, agile e reattivo, quanto carismatico, Frey ha segnato un pezzo di storia del club viola. La redazione di FiorentinaUno.com l’ha intervistato in esclusiva:

Partiamo dalla debacle in Europa League e dalla conseguente durissima contestazione alla famiglia Della Valle. Che idea si è fatto?

“In questo momento Firenze è una piazza che pretende, visto e considerando il risultato contro il Borussia ci credo che i tifosi non siano contenti. Le contestazioni ci sono già state, ma non significa che ci sarà una rottura tra città e proprietà, i Della Valle ci sono abituati. L’importante sarà prendere una decisione sull’allenatore, vedere se andare avanti con Sousa o fare una scelta diversa”.

a5Lunedì la Fiorentina riceverà il Torino, che partita sarà?

“Sarà una bella gara. Nonostante tutto la Fiorentina gioca spesso bene a calcio. Il Torino, invece, vive alti e bassi continui, ma nella singola partita può creare problemi con i suoi attaccanti”.

La Fiorentina è ancora in corsa per l’Europa?

“Penso, e spero, di sì. Per riuscire a conquistare un posto in Europa League i viola dovranno risolvere alcune questioni, come la fiducia verso l’allenatore. Poi la prossima estate la società dovrà cercare di blindare i giocatori chiave ed investire su altri profili per rinforzare la rosa. Ma questi sono progetti che dovrà fare la Fiorentina in base agli obiettivi che si porrà la prossima stagione”.

Come valuta l’operato di Sousa in questi due anni?

“Per me Sousa è un buon allenatore, che in generale ha fatto un buon lavoro. È evidente che ad un certo punto ci sia stato un problema con la società. Per il bene di entrambi, della squadra e della piazza, questa frattura dev’essere risolta. Il suo successore? Ho rispetto per il mio ex compagno (Frey e Sousa hanno giocato una stagione all’Inter insieme, ndr), preferisco non parlare di chi siederà su quella panchina il prossimo anno, dal momento che l’allenatore è ancora Sousa”.

Con Sousa ha mantenuto i contatti?

“No, ma ci siamo rivisti in occasione della festa dei Novant’anni della Fiorentina. E non abbiamo parlato di calcio, avevamo troppe persone intorno a noi”.

8Capitolo portieri. Con l’arrivo di Sportiello, Tatarusanu sarà un titolare fisso anche il prossimo anno?

“Se la Fiorentina ha preso un portiere emergente è sicuramente un segnale. Sarà la società, insieme all’allenatore, a valutare chi dei due schierare”.

Conosce Benoit Costil, portiere classe ’87 del Rennes in scadenza di contratto a giugno, che la Fiorentina avrebbe già opzionato?

“Sì, molto bene, ci siamo sentiti prima delle feste. Costil è un portiere di prospettiva, con un futuro importante. L’unica cosa che posso dire è che considera la Fiorentina come una grande squadra. Non l’ho consigliato, però gli ho detto che Firenze è una piazza molto stimolante, soprattutto per un portiere”.

Quindi Costil verrebbe di corsa a Firenze?

“Ho già risposto alla domanda (ride, ndr)”.

Dalle sue parole si percepisce sempre l’amore verso la Fiorentina e i suoi tifosi. In futuro le piacerebbe ricoprire un ruolo simile a quello di Antognoni?

“Certo, perché Firenze è una piazza che mi ha dato tanto, e io, come in tutte le squadre dove sono stato, ho dato tutto quello che potevo dare. Bisogna a essere umili e consapevoli che ora in società c’è, giustamente, Antognoni, è stata una scelta giusta e intelligente, perché è il mediatore perfetto tra tifosi e società“.

Domenica sarà a San Siro per la partita tra Inter Forever e Roma Legends, pensa di fare tappa anche a Firenze?

“Sì, tornerò nei prossimi giorni. Lunedì però non sarò allo stadio, perché è il compleanno di mio figlio Daniel”.

Norma Morandi

 La Lavagna Tattica di Fiorentina – Torino

Football coach writing strategy of attacking game La Fiorentina si prepara ad affrontare in casa il Torino dell’ex Sinisa Mihajlovic. I granata di trovano a cinque punti di distanza dalla viola e potrebbero cercare di riavvicinarsi alla Fiorentina. Un’eventuale sconfitta della Fiorentina chiuderebbe di fatto la corsa all’Europa League.

LA GARA D’ANDATA – La gara di andata allo stadio Olimpico di Torino ha visto i padroni di casa imporsi per 2 a 1 con le reti di Iago Falque e Benassi, con Babacar che ha risposto segnando di testa. La gara ha visto la Fiorentina soffrire la grande intensità di gioco del Toro e le continue ripartenze sulle corsie laterali, con la difesa viola in grande difficoltà nei contropiedi. Questo approccio molto offensivo e aggressivo, di classico stampo inglese, ha messo in evidenza però i limiti dei granata in fase difensiva, con la Fiorentina che è riuscita a creare diverse occasioni in attacco senza però sfruttarle a dovere per portare a casa punti.

IL MOMENTO DEL TORINO – Il Torino ha vissuto quest’anno una vera rivoluzione in panchina, si è passati dalla conduzione di Ventura, promosso a commissario tecnico della nazionale italiana dopo il passaggio di Antonio Conte al Chelsea, a Sinisa Mihajlovic. Il tecnico ex Fiorentina non è riuscito a dare ai granata la spinta necessaria per puntare all’Europa nonostante il contributo fondamentale del Gallo Belotti, terzo in classifica cannonieri con 17 reti. La stagione del Toro è altalenante: dopo un buon inizio ha rallentato il ritmo di marcia e nell’ultimo periodo sembra in crisi. La squadra di Mihajlovic soffre molto in fase difensiva, come dimostrato nelle ultime gare, con le sconfitte contro Roma e Bologna, i pareggi contro Milan e Atalanta e la vittoria per 5 a 3 contro il Pescara.

gruppo3dIL MODULO – Il Torino gioca stabilmente con il 4-3-3 con Hart in porta, Zappacosta, Rossettini, Castan e Barreca in difesa, centrocampo con Valdifiori vertice basso, Baselli e Benassi mezzali, Iago Falque e Ljajic agiscono da esterni offensivi pronti a servire il bomber Belotti. Valdifiori è il regista della squadra e apre il gioco sulle fasce, dove gli esterni bassi si sovrappongono spesso alle ali per creare nuovi spazi di inserimento. La squadra mantiene un baricentro molto alto alla ricerca del recupero palla già nella trequarti avversaria per ridurre al minimo il rischio di transizioni in contropiede; il Torino, infatti è l’ultima squadra del campionato per possesso palla. A differenza della fase di pressing che viene attuata dai granata in maniera abbastanza efficace, la fase di non possesso ordinario può essere riscontrata come un punto debole della squadra di Mihajlovic.

I PERICOLI – I pericoli maggiori derivano dalla grande fisicità della squadra, che punta molto sulla velocità e sul ritmo di gioco per creare spazi e favorire gli inserimenti sia sulle fasce che nel centro del campo. Belotti è sicuramente il primo pericolo e la sua potenza fisica richiederà molta attenzione da parte di Astori, l’unico difensore viola in grado di poterlo fronteggiare sul piano fisico. Gli altri pericoli sono Iago Falque e Ljajic, abili nel dribbling e capaci di servire bene la prima punta così come i centrocampisti. La Fiorentina soffre molto nell’uno contro uno e sarà fondamentale il contributo dei centrocampisti nel coprire le corsie laterali. Attenzione anche a Marco Benassi, autore di cinque reti finora: il centrocampista è molto abile negli inserimenti e dotato di un buon tiro dalla distanza che obbliga le difese avversarie e scoprirsi per impedire l’azione avversaria.

Luca Masetti

 

La televisione, la satira e la passione per il Toro. Piero Chiambretti: “Il Toro in trasferta non dà segni di vita, ma visto il gemellaggio…”

 

Piero Chiambretti
Piero Chiambretti

Lunedì sera al Franchi saranno di scena Fiorentina e Torino. Squadre gemellate, formazioni che per questa stagione sembrano essere accomunate dallo stesso destino: non brillare in quanto a risultati. La squadra di Paulo Sousa, con la sconfitta a San Siro, ha salutato con ogni probabilità la chance di arrivare in Europa. Così come il Toro: la rosa di Mihajlovic era stata creata per competere in Europa, ma con i 35 punti racimolati finora in campionato l’obiettivo è miseramente sfumato.

Un tifoso granata d’eccezione è sicuramente Piero Chiambretti. E’ nota la passione per il calcio del Pierino televisivo. A cavallo degli anni ’80/’90 è stato artefice del primo esperimento di satira calcistica con il programma “Prove tecniche di trasmissione”, in cui derise il serioso mondo del calcio e le partite della Serie A. Si trattava di un programma itinerante che andava in onda la familyhoteldomenica pomeriggio da un tendone da circo che veniva posizionato in una città in cui si giocava una partita di calcio: a fine partita, poi, Chiambretti si recava nel campo di calcio e faceva una moviola a modo suo imitando i goal o le azioni salienti della partita tenutasi in quello stadio. Non c’è che dire, una vera rivoluzione per l’epoca. Piero lancia un messaggio al calcio: prenditi un po’ meno sul serio. Sulla sua scia è nata nel 1998 la trasmissione “Quelli che il calcio”, che ha proseguito la scia autoironica del calcio lanciata da Chiambretti. Contattato in esclusiva dalla redazione di Fiorentinauno.com, ha tenuto un profilo basso per quanto riguarda il suo Toro: “La Fiorentina in questo momento, nonostante la sconfitta di Milano, è avvantaggiata su un Torino che in trasferta non dà segni di vita come in casa. Ma visto che la Fiorentina è gemellata col Toro, posso dire serenamente vinca il migliore!”. Sicuramente non privo di malizia il conduttore piemontese, che conferma la sua vena ironica e smaliziata, invitando società e tifoserie a non prendersi troppo sul serio.

Caterina Cappellini


Alle radici di un gemellaggio storico. Messo in crisi da quel gesto di Alonso…

tor-fiorSi ritiene che l’amore sia il nobile sentimento in grado di far nascere legami profondi e duraturi, ma anche dall’odio può nascere qualcosa di buono, specie se si tratta di un odio autentico e del tutto comprensibile verso una squadra di calcio dalle maglie zebrate. Stiamo parlando della Juventus, società che ha portato le tifoserie di Fiorentina e Torino a stringere già dagli anni 60 uno dei gemellaggi più longevi ed emotivamente sentiti della storia del calcio italiano.

Era avvenuta da poco l’infausta tragedia di Superga, in grado di cancellare in pochi temibili istanti una delle squadre più forti di sempre, e il con il gemellaggio il popolo Viola dimostrò il proprio cordoglio e rispetto a quello Granata. Oltre ovviamente il disgusto verso la squadra zebrata di cui sopra, concittadina e dunque rivale del Torino. Ed era proprio durante le trasferte al nord che si notava come le tue tifoserie fossero davvero unite, grazie anche al lavoro di “Cucciolo”, ragazzo di Prato tifoso della Fiorentina che quando si trasferì a Torino per motivi di lavoro nel corso degli anni ’70, cominciò a tifare per la squadra “giusta” della città piemontese. Non può non venire in mente poi la conquista del secondo Scudetto della Fiorentina a Torino nel 1969, proprio contro l’odiata Juventus; un successo che fece impazzire di gioia due tifoserie da sempre simili per passione e attaccamento alla squadra, e anche alla città.

Negli anni ‘80 causa partite condite da clamorosi errori arbitrali, e la cessione di un campione come Baggio che stava quasi per far strabordare nuovamente anche l’Arno, la rivalità fra Fiorentina e Juventus s’accresceva ancora, e di conseguenza l’empatia con il Torino. Uno degli episodi recenti più belli è senz’altro il 18 maggio 2008, quando vincendo in trasferta contro i Granata la Fiorentina di Prandelli conquistava la qualificazione alla Champions League, decisiva la prodezza in acrobazia di Osvaldo, testa calda capace di sprecare incredibili mezzi tecnici. Fu una partita comunque autentica, risolta dai Viola solo al settantaseiesimo minuto, e terminata con grandi festeggiamenti da parte di tutti.

Sempre un 18 maggio, questa volta del 2014, un pareggio questa volta al Franchi regalava al Torino l’accesso all’Europa League. Dopo aver agguantato per due volte il pareggio il Toro ebbe il match point a pochi minuti dalla fine ma il fischiatissimo ex Cerci (un’altra testa alla Osvaldo verrebbe da pensare) sprecò il calcio di rigore decisivo. Il Torino sembrava fuori dalla corsa per l’Europa, ma poi grazie al crack del Parma di Ghirardi le cose andarono diversamente, e quel punto si rivelava fondamentale per i ragazzi guidati allora da Ventura.

ellareshVengono in mente episodi belli pensando a queste due tifoserie, e striscioni e cori di profonda passione; eppure anche fra i due partner c’è stata una crisi, come nelle storie migliori.

Colpevole il giocatore spagnolo Marcos Alonso, che nel 2015 dopo aver segnato al Torino in trasferta esultava mimando le gesta di un toreador, un gesto percepito come irrispettoso dal popolo Granata. I Viola persero poi quella gara, e rischiarono pure di perdere un legame così antico. La Fiorentina e Alonso si difesero sostenendo che il gesto era in onore di Joaquin, che stava vivendo un momento particolare. “Volevo dedicare il goal a Joaquin e ad un mio amico torero ma non mi sono reso conto di essere nel posto sbagliato” furono le parole di giustificazione del giocatore, che sembrarono sincere. Alonso non poteva sapere cosa stava compromettendo con quell’esultanza del tutto fuori luogo, e l’imprudenza di un ragazzo spagnolo qualunque non poteva far terminare un legame così profondo e radicato nella pelle dei tifosi. Così il caso finiva negli archivi, e le polemiche cessarono. Perché l’odio autentico per la Juventus, ma anche e sopratutto l’amicizia e la fratellanza fra tifoserie gemelle, può è deve andare oltre certi episodi.

Matteo Massi

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