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Magazine FiorentinaUno: Speciale Fiorentina-Pescara

Editoriale del direttore

 

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Eccoci, finalmente, all’ultimo atto. La partita contro il Pescara è la degna conclusione del campionato della Fiorentina. Poche emozioni, pochi sussulti. Tante delusioni e molto rammarico, per quello che – nonostante tutto – poteva essere e non è stato. La Fiorentina saluta l’Europa dopo anni in cui era diventata una piacevole consuetudine. Un diversivo dal campionato, che piaceva a tutti. Girare l’Europa era esercizio semplice, ma significativo. La prossima stagione mancherà, così che molti torneranno a dargli il giusto peso.

Il futuro immediato della Fiorentina racconta dell’attesa per l’annuncio del nuovo allenatore. Si ripartirà da Pioli, ormai è chiaro. Qualche problema di buonuscita con l’Inter non fermerà la sua voglia di approdare a Firenze. Agli amici più stretti lo ha già raccontato: l’esperienza in viola lo elettrizza, ha voglia di rimettersi in gioco nella città che per cinque anni lo ha visto giocare. E lo ha apprezzato. Il legame tra Firenze e Pioli è intatto. Corvino, probabilmente, punterà anche su questo aspetto un po’ più romantico e meno materiale. Anche perché le alternative, inutile negarlo, costavano di più. A partire da Eusebio Di Francesco.

Intanto, la partita contro il Pescara segnerà l’ultimo atto in maglia viola per diversi interpreti. Tatarusanu, Gonzalo Rodriguez, Badelj, Ilicic, Kalinic e chissà chi altro… Con percentuali di addio più o meno elevate, siamo in tutti i casi oltre il 50%. Poi ci sono gli altri. Bernardeschi è il caso più spinoso. Vendere o rinnovare? Dilemma, per lui più che per la Fiorentina, che la proposta l’ha già fatta da almeno un mese. Sforzo grande (2,7 milioni a stagione), ma tremendamente inferiore a chi può offrire il triplo. La decisione spetta a Berna, che la comunicherà a breve. E poi c’è Borja Valero, che dal canto suo vorrebbe chiudere la carriera a Firenze. Amato dalla gente, la sua famiglia è inserita perfettamente nel tessuto cittadino. Vedremo, perché la Fiorentina di fronte ad un’offerta importante potrebbe vacillare. E poi? Poi ci sarà da rifare quasi un’intera squadra. Tante le cessioni ed un tesoretto piuttosto cospicuo, ma i giocatori da acquistare, per ripartire, saranno davvero tanti.

Alfredo Verni

I Della Valle, il rapporto con la città, Pioli e pure Bernardeschi. Parla Ranieri Pontello: “Fiducia in Corvino e nei Della Valle. Ma i tifosi facciano la loro parte!”


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Avete presente tutta la rabbia, la tristezza e l’apatia che, in questi mesi, circolano intorno alla Fiorentina? Ecco, dimentichiamoci tutto, solo per un attimo. Voliamo con la mente per un istante alla prima metà degli anni ’80, alla Fiorentina di Pecci e Graziani, Bertoni e Vierchowood, quella che per poco non si proclamò Campione d’Italia. Quelle sì che erano emozioni, perché si sognava, con le giocate di Antognoni prima e le magie di Baggio poi. Già, proprio il Divin Codino, il cui passaggio alla Juventus il 18 maggio del 1990 scatenò la guerriglia dalle parti di viale Manfredo Fanti, segnando tra l’altro la fine della presidenza Pontello: “Bernardeschi come Baggio? Mah, gli consiglierei di rinnovare il contratto e di rimanere ancora a Firenze”. A dirlo in esclusiva ai nostri microfoni è Ranieri Pontello, figlio del Conte Flavio, nonché Presidente viola dal 1980 al 1986: “Leggo che gli hanno fatto un’offerta economica anche abbastanza alta, quindi i presupposti per rimanere ci sarebbero. Certo, parliamo di un talento che può tranquillamente ambire a grandissime squadre e ad altissimi ingaggi. Di conseguenza andrà capito qualora deciderà di fare le valigie. Così, inoltre, la società incasserebbe anche una somma niente male…”

Già, la società: ha letto le parole di Diego Della Valle?

“Sì, ma preferisco non esprimermi, perché non mi trovo dentro la società e non conosco certe dinamiche. Risulterei fuori luogo”.

Però i tifosi non sono affatto contenti…

“Sa, quando il clima è così teso, non è una situazione simpatica: si crea una certa tensione all’interno dello spogliatoio e anche fra i piani alti. Ritengo, dunque, che anche i tifosi abbiano delle colpe, però dopotutto il loro compito è quello di applaudire quando le cose vanno bene e contestare quando l’andamento non è positivo. Manifestare il proprio parere è e rimarrà sempre un loro diritto”.

8E lei come considera questa stagione?

“Sicuramente non è stata una stagione positiva. La squadra poteva fare un pochino meglio, perché ha dimostrato il suo valore battendo le grandi e perdendo punti con le piccole”.

Ritiene che ci sia qualcuno che abbia maggiori colpe per quest’annata?

“No, assolutamente. Ci sono tanti fattori che portano al raggiungimento di determinati risultati oppure a quelli che possiamo definire dei fallimenti. Alla fine la rosa di questa Fiorentina non era poi tanto male, l’allenatore ha dimostrato di saper far giocare bene i propri giocatori, la società è buona. Però ad un certo punto tutte queste componenti si sono disunite ed è venuta meno la concentrazione”

A quanto pare ora si ripartirà con Pioli. Le piace come scelta?

“Non mi dispiace come allenatore, ma alla fine tutti i tecnici sono bravi se riescono a costruire un clima all’interno del quale si possa lavorare bene. Ha tanta esperienza e propone un calcio brillante. Certo, non viene da un’esperienza propriamente positiva, però fino a quando lo spogliatoio dell’Inter è rimasto unito i risultati sono arrivati”.

Per un Pioli che viene ecco un Sousa che parte. Sbaglio o lei ha sempre stimato il portoghese?

“Sì, mi è sempre piaciuto, perché fa giocare un bel calcio ed è in grado di adottare più moduli diversi. Credo che non abbia un bel carattere. Ma sa, gli uomini bravi hanno anche un caratteraccio… (ride n.d.r).

Già, ora però spazio alla rivoluzione: ha qualche consiglio per Corvino?

“Ormai non guardo molte partite alla televisione, quindi ne so sicuramente meno di lui. Quello che posso dire è fiducia a lui e ai Della Valle. Sempre!”.

 Simone Golia

La Lavagna Tattica di Fiorentina – Pescara

Football coach writing strategy of attacking game La Fiorentina si prepara ad affrontare in casa il Pescara allenato da Zdeněk Zeman. Gli abruzzesi si trovano in ultima posizione a 17 punti, condannati alla Serie B da diverse settimane. Si tratta di un match di poca importanza per entrambe le squadre, che potrebbero approfittare dell’occasione per concedere spazio alle riserve e ai più giovani in vista della prossima stagione.

LA GARA D’ANDATA – La gara di andata allo stadio Adriatico, recuperata il 2 febbraio dopo l’alluvione che bloccò la partita l’8 gennaio scorso, ha visto la Fiorentina vincere fuori casa per 2 a 1. Caprari porta in vantaggio il Pescara sfruttando una buona azione in contropiede e permette ai padroni di casa di chiudere in vantaggio il primo tempo, con i viola che faticano a creare occasioni, complice anche le numerose assenze nella formazione titolare. Nella ripresa parte la rimonta viola, preannunciata da un clamoroso palo su punizione di Ilicic e la relativa rete di Babacar, gruppo3dannullata per fuorigioco. Con la squadra in difficoltà, Tello si prende la responsabilità di guidare i compagni e si inventa il goal del pareggio con un grande tiro dalla distanza. Sempre lo spagnolo mette a segno il goal decisivo che regala i tre punti alla Fiorentina, con un cross in area di rigore sul quale prova l’inserimento Chiesa, traendo in inganno il portiere avversario Bizzarri, senza però toccare il pallone che si insacca all’angolino.

IL MOMENTO DEL PESCARA – Il Pescara è il fanalino di coda della Serie A da inizio campionato e in tutta la stagione ha vinto solo tre volte, compresa la vittoria a tavolino contro il Sassuolo: gli abruzzesi non hanno nulla da chiedere da tempo e l’allenatore Zeman, subentrato nel finale di stagione ad Oddo, cercherà di ottenere un risultato accettabile per salutare con dignità la Serie A.

IL MODULO – Il Pescara gioca stabilmente con il 4-3-3 tipico di Zeman, che può diventare un 4-3-2-1 in base all’avversario da affrontare e alle condizioni dei giocatori. L’undici titolare vede Bizzarri in porta, Zampano, Campagnaro, Fornasier e Biraghi in difesa, centrocampo a tre con Verre, Brugman e Memushaj, Caprari e Bahebeck esterni offensivi pronti a servire Cerri unica punta. Il Pescara gioca affidandosi sul pressing alto e sulla velocità di manovra e di ripartenza per destabilizzare la difesa avversaria. Si tratta di un modulo molto offensivo che può creare pericoli in attacco ma lascia inevitabilmente scoperta la squadra nelle ripartenze, rendendola dunque soggetta alle offensive avversarie.

I PERICOLI – I pericoli maggiori, se di pericoli possiamo parlare (considerando i soli 35 goal fatti e i 79 subiti, peggior difesa della Serie A) arrivano dall’abilità di Zeman nel favorire l’attacco sacrificando la fase difensiva con i numerosi movimenti di tutta la squadra volta a liberare spazio per gli inserimenti sugli esterni e dei centrocampisti. La gara d’andata dovrebbe servire d’esempio, con gli abruzzesi che hanno avuto alcune buone occasioni per segnare nonostante la scarsa qualità della rosa. Fra i principali pericoli dobbiamo ricordiamo Gianluca Caprari, autore di 8 reti in Serie A, dotato di una buona velocità e un discreto dribbling, allo stesso modo dell’ex ragazzo prodigio del PSG Bahebeck, forte e veloce fisicamente, il quale potrebbe risultare pericoloso in contropiede.

La Fiorentina non potrà sbagliare l’ultimo impegno della stagione di fronte al proprio pubblico contro un avversario così debole per evitare ulteriori polemiche in un ambiente già troppo caldo nelle ultime settimane.

Luca Masetti

La ripartenza dai giovani e da Astori, la fiducia nell’ex compagno Pioli e la speranza di un bel mercato. Parla Alberto Malusci: “Si capiva che Pioli sarebbe diventato allenatore. Può far bene nella sua Firenze, ma dipenderà tutto dagli investimenti”

Quella contro il Pescara sarà l’ultima partita di Paulo Sousa sulla panchina della Fiorentina. Dopodiché, entro qualche settimana, la società ufficializzerà il nuovo allenatore, colui che avrà il compito di avviare un nuovo ciclo sulla falsariga di quello che ha fatto Prandelli in passato.

Il candidato scelto è Stefano Pioli, il quale avrebbe già trovato l’accordo per un biennale da 1,2 milioni a stagione. Ora l’ex difensore è pronto a tornare a Firenze – dove ha giocato per sei stagioni dal 1989 al 1995 – da allenatore. Per conoscere meglio il prossimo allenatore della Fiorentina, la redazione di FiorentinaUno.com ha intervistato chi ha condiviso con lui lo spogliatoio, il compagno di reparto Alberto Malusci: “Sono molto contento perché ci ho giocato insieme 3/4 anni, ci ho condiviso gioie e sofferenze, abbiamo vissuto dei momenti bellissimi in coppa UEFA. Pioli è un ragazzo straordinario, già quando giocava aveva delle qualità nel gestire le situazioni”.

familyhotelPioli allenatore, anni fa ci avrebbe scommesso?

“Già quando faceva il giocatore ci faceva capire che avrebbe fatto l’allenatore, era intelligente a livello tattico ed aveva stoffa nell’interagire con gli altri, non aveva problemi con nessuno. Conoscendo anche la piazza farà bene”.

Dopo una stagione piatta, Pioli sarà capace di riportare l’entusiasmo a Firenze?

“Stefano farà il massimo, ma l’entusiasmo non dipende da lui, dipenderà dalla squadra che vorranno allestire, servono soldi e giocatori competitivi. La Fiorentina deve riaprire un ciclo, fare programmazioni future. E questo si può fare con l’unità di intenti tra allenatore e società”.

E i Della Valle si impegneranno a riaprire un nuovo ciclo?

“Spero che la Fiorentina torni nelle posizioni che le spettano. I tifosi rispondono sempre presenti, la città merita qualcosa di importante”.

Quali sono i giocatori da cui ripartire?

“È scontato dire Chiesa, Bernardeschi e Babacar, sono giovani e sono pronti a dare tutto per questa maglia. Io, invece, faccio il nome di quello che spero diventi il prossimo capitano, ossia Davide Astori. Da quando è a Firenze è il giocatore che ha avuto un rendimento importante, ci ha sempre messo la faccia, in più è l’unico che ha alzato la voce. Poi anche a livello di rendimento è stato il più costante. Se ne parla poco, ma dev’essere lui il punto di riferimento per la prossima stagione. Ed è intorno ad Astori che andrà ricostruita la difesa”.

Ecco, la difesa. I numeri dicono che è una delle peggiori…

“Quest’anno Gonzalo Rodriguez non ha reso come doveva, gli infortuni e le problematiche contrattuali hanno inciso molto sul suo rendimento, l’argentino non è stato quello che conoscevamo. La gestione del rinnovo è stata pessima, Gonzalo avrebbe dovuto accontentarsi dell’offerta che gli aveva fatto la Fiorentina, perché anche lui deve qualcosa a questa società, visto che gli ha dato la possibilità di diventare uno dei migliori difensori del campionato”.

Siamo alla fine della stagione, domenica al Franchi contro il Pescara la Fiorentina giocherà l’ultima partita, dia un voto al campionato 2016/17?

“Darei un 6,5, perché la Fiorentina non ha centrato gli obiettivi che si era prefissata, essere usciti dalle coppe è la principale nota dolente. Però il positivo lo vedo nell’aver valorizzato giovani come Chiesa e Bernardeschi e nell’aver lottato fino in fondo per un posto in Europa”.

Norma Morandi

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