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Magazine FiorentinaUno: Speciale Fiorentina-Lazio

Editoriale del direttore

 

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Il presente, tutto sommato, conta il giusto. Sono rimasti in pochi a sperare nel sesto posto, anche perché poi la qualificazione ai preliminari della prossima Europa League sarebbe più o meno sinonimo di un’altra stagione di passione. Mai nessuna squadra italiana, partendo dai preliminari, ha vinto la coppa o ha migliorato la classifica della stagione precedente in campionato. Il carro di chi vuole l’Europa a tutti i costi, dunque, è sempre più vuoto. Pensare ad un’altra stagione travagliata come questa mette i brividi. Non è intenzione della Fiorentina ripeterla. Dichiarazioni di ‘pancia’ a parte, anche Andrea Della Valle rilancerà il suo impegno per tornare a vivere stagioni più soddisfacenti.

L’uscita del Patron dopo il pareggio di Reggio Emilia contro il Sassuolo è stata dettata dall’emotività del momento. Sarebbe stato meglio ingoiare il rospo e parlarne più avanti, a campionato finito. L’amarezza personale per qualche slogan avverso ci può stare, ma nel calcio queste cose sono all’ordine del giorno. Non si può neanche parlare di contestazione vera e propria, con qualche striscione ed una manciata di cori infamanti. Della Valle, in ogni caso, tornerà a farsi sentire alla fine del mese. Sarà l’occasione per fare il punto della situazione e per capire cosa sarà dell’immediato futuro. Già, perché abbiamo intuito che con la costruzione dello stadio nuovo le cose potrebbero cambiare, ma bene che vada abbiamo davanti almeno 3-4 stagioni a cui dare un senso.

Ed il futuro, almeno quello immediato, in questi giorni è tornato a fare capolino in modo prepotente. L’esonero di Stefano Pioli all’Inter ha aperto un’autostrada per il suo arrivo a Firenze. I primi contatti ci sono stati da qualche settimana, ma di fatto l’esonero non cambia niente. Che non sarebbe stato riconfermato all’Inter era cosa ormai risaputa. Da qui a dire che è già il nuovo allenatore della Fiorentina ce ne passa, ma sicuramente in questo momento è di gran lunga in vantaggio sulla concorrenza.

Alfredo Verni

La gioia del gol al Franchi davanti ad 8.000 persone, l’adrenalina per lo Scudetto e quella ammirazione per Francesco Totti. Parla Patrizia Caccamo: “Adesso vogliamo la Coppa, poi penseremo al futuro. Parisi? Ho mantenuto la promessa…”


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Se fosse rimasta in Germania, dov’è nata 33 anni fa, oggi probabilmente giocherebbe nel Bayern Monaco, nel Francoforte o nel Wolfsburg. Invece all’età di sedici anni Patrizia Caccamo è tornata nella terra natale dei genitori, la Sicilia. Prima però nella Renania, Patti ha scoperto l’amore per il pallone: “Avevo sempre il pallone fra i piedi e a scuola mi piaceva giocare a calcio con i compagni. Poi visto che ero sempre un po’ nervosa, per scaricarmi mio padre mi ha consigliato di andare a giocare a calcio”. Ventisette anni dopo eccola qua, sempre ad inseguire un pallone. Da due anni guida l’attacco della Fiorentina Women’s FC e da una settimana è campionessa d’Italia. È suo il gol che nel match Scudetto contro il Tavagnacco ha sbloccato il risultato: “È un momento che sembrava non arrivasse mai. Non è stato tanto segnare il primo gol, quanto segnare al Franchi. – racconta in esclusiva a Fiorentina Uno – Un’emozione unica. Poi vincere lo scudetto giocando su un campo perfetto, in uno stadio pieno è stata tanta roba”.

Avevi paura che lo stadio non fosse pieno, al Franchi a vedervi c’erano 8000 tifosi, sei rimasta soddisfatta?

“I quasi 8000 tifosi ci hanno dato una spinta in più. La partita contro il Tavagnacco era importante anche perché bisognava coinvolgere il pubblico a seguirci. Anche se solo cinque delle persone che erano al Franchi iniziano ad appassionarsi al calcio femminile per noi va bene. Per arrivare ad essere delle professioniste la svolta è proprio il pubblico. Mi ha fatto piacere vedere che tanti sono rimasti ai festeggiamenti. Chi non è potuto venire allo stadio ci ha seguito in streaming, leggendo i commenti della diretta molti tifosi sono rimasti stupiti da quanto correvamo”.

A suon di “calciano meglio e fanno più tiri in porta dei maschi” tanti vi avrebbero ingaggiate anche per la squadra maschile.

“Non si possono fare confronti tra calcio maschile e femminile. Nel nostro campionato siamo al top, ma fare la squadra per il femminile è facile, con i maschi è diverso. Questo richiede molti più soldi, con il nostro budget la Fiorentina ha allestito una squadra competitiva capace di vincere il campionato, nel maschile, con lo stesso budget, non ci copri nemmeno l’ingaggio dei un giocatore. Il concetto è sbagliato, c’è troppa differenza tra le due realtà, perché anche noi donne facciamo quello che fanno gli uomini con la differenza che molte non vengono pagate, tante studiano, altre lavorano. Noi siamo fortunate perché la Fiorentina ci ha permesso di essere delle semi professioniste. Spero che altre squadre seguano questo percorso perché il nostro campionato sembra una lotta a due o a quattro, togliendo queste c’è un abisso. Spero ci sia molta più competizione fra qualche anno”.

8Lo Scudetto l’avete vinto, ora non sarete certo sazie…

“No, ora puntiamo la Coppa. Intanto però vogliamo chiudere bene il campionato sabato in casa della Roma”.

Poi c’è la Champions…

“Affronteremo una testa di serie e non sarà facile, perché ce la giochiamo con squadre che giocano in campionati molto più avanti del nostro. Sarà un’esperienza importante”.

E tu ci sarai l’anno prossimo?

“Non lo so, non ne abbiamo ancora parlato, lo faremo quando finirà il campionato. È una scelta che dipende dalla società e da me. A 33 anni devo pensare anche al mio futuro, perché il calcio non mi mantiene tutta la vita. E trovare un lavoro è sempre più difficile. Vedremo…”

La Fiorentina ha bisogno di rinforzi in attacco o il tuo reparto è completo?

“La società farà degli innesti importanti anche in attacco, qualcuno prenderanno soprattutto in vista del doppio impegno. La società si è mossa bene e sa cosa fare, soprattutto perché non vuole fare una brutta figura in Champions”.

Due anni fa cosa ti ha spinto ad accettare l’offerta della Fiorentina Women?

“Ho sempre fatto scelte diverse, non ho mai pensato di giocare in squadre forti, pensavo più a stare bene. Due anni fa quando mi ha chiamata Fattori ho pensato, “perché no?”. Ho pensato che venire a Firenze potesse essere l’occasione giusta per vincere qualcosa. Ci ho messo un po’ di tempo ad ambientarmi. Alcune compagne, ma soprattutto il mister, mi sono state vicino. Fattori, infatti, mi ha voluto fortemente a Firenze sebbene qualcuno fosse scettico. Ora mi trovo bene. Sinceramente non mi sarei mai aspettata tutto questo”.

È stata una stagione da incorniciare anche dal punto di vista personale…

“Se ho fatto una bella stagione è stato grazie alla squadra, non c’erano individualità, abbiamo lavorato bene come squadra. Mauro è una persona spettacolare, Bonetti è sempre pronta ad aiutarti. Non potevo chiedere di più. Giochiamo l’una a supporto dell’altra. È stato fondamentale anche il lavoro dei due allenatori”.

Ovvero…

“Fattori è un motivatore e ha l’esperienza. Cincotta ci ha insegnato la tattica. Ogni partita veniva preparata in ogni dettaglio, tanto che sapevano già le mosse degli avversari. Cosa ci ha detto Fattori nell’intervallo? Non me lo ricordo, era come se fossi in una bolla. Di solito Fattori ci dice quello che sbagliamo. Quest’anno urla meno (ride, ndr), è molto più calmo, avendo anche Cincotta con cui confrontarsi. Poi con lo staff ha trovato un feeling particolare”.

C’è un idolo al quale ti sei ispirata in carriera?

“Dopo Baggio il mio idolo è solo uno: Francesco Totti. Per incontrarlo sono andata nell’albergo dov’era in ritiro prima di una gara. Quando l’ho visto è come se avessi visto la Madonna. Mi sono fatta autografare gli scarpini e ho fatto la foto. Mi dispiace per come la società l’ha gestito. La Roma ha sbagliato: Totti è una bandiera, che ha rinunciato a tutto per la sua squadra, non può essere scaricato così. Non ti possono dire che a 41 anni sei finito se non hai l’opportunità di dimostrare quanto vali. Non è una questione di età, ma di come ti senti fisicamente”.

E Patrizia Caccamo quanto pensa di poter giocare ancora?

“Per noi è diverso, tante volte penso di smettere, ma non per la condizione fisica. Sto bene, poi non ho mai subito grandi infortuni”.

A proposito di infortuni, Alice Parisi starà fuori per molto, la sua mancanza in campo si sentirà?

“Quando Alice si è fatta male le ho scritto “non ti preoccupare, porteremo a termine quello che abbiamo iniziato”. E così è stato. Alice è stata, ed è un punto di riferimento importantissimo per la squadra, è il cuore del centrocampo. E’ una delle giocatrici più forti del panorama calcistico italiano, difende e attacca. Fa tutto. Sono certa che tornerà più forte di prima”.

Come squadra avete qualche rammarico?

“L’unico è aver perso contro il Mozzanica, perché avremmo potuto chiudere il campionato con tutte vittorie. Giocare su quel campo è difficile, il loro gioco non ci ha permesso di esprimerci. Ma ora che abbiamo vinto lo Scudetto non è poi così importante”.

Ti senti di dire qualcosa a chi aveva accusato la Fiorentina di ridimensionamenti?

“La gente ha parlato per rancore, ma alla fine la società ha risposto con lo Scudetto e questo è quello che conta”.

Norma Morandi

 

Milinkovic-Savic ed il rimpianto di quel 25 luglio. Simbolo di una strategia poco chiara

Di quel 25 luglio 2015 è rimasto poco. Pochissimo. Giusto il ricordo, non troppo dolce. Sergej Milinkovic-Savic che arriva all’aeroporto. La fuga in sede e, soprattutto, la fuga di notizie. “E’ della Fiorentina, è arrivato per firmare”. Lo avrebbe pensato chiunque, altrimenti perché prendere l’aereo in fretta e furia per raggiungere la sede della Fiorentina? Seguono minuti interminabili. Forse un’ora. Dentro la sede all’interno del Franchi succede di tutto. Persino che il giocatore si metta a piangere. Troppa pressione, tirato per la giacchetta da una parte e dall’altra. Da una parte, appunto, la Fiorentina. Dall’altra la Lazio.

familyhotelI viola, con il dg Rogg in prima fila, avevano l’accordo economico con il Genk, società che all’epoca deteneva il cartellino del centrocampista serbo. L’entourage del giocatore, invece, era più o meno d’accordo con Lotito. Succede il finimondo, poi la storia è nota. Daniele Pradè ci mette la faccia, esce dalla sede, e spiega ai tanti cronisti che l’affare non si fa, nel gelo di un caldissimo pomeriggio fiorentino. Il giocatore non è convinto, ha ricevuto troppe pressioni, si dice che la fidanzata abbia voluto Roma ad ogni costo. L’allora ds viola, provato in volto, spiega che il ragazzo è troppo titubante e che la Fiorentina si ritira in modo definitivo.

Il resto della storia è noto. Milinkovic-Savic si accorda con la Lazio e diventa uno dei centrocampisti più forti del campionato di Serie A. Potenza abbinata alla tecnica. Fame e grinta, voglia di emergere. Anche diversi gol all’attivo. In un baleno diventa il rimpianto più grande del mercato della Fiorentina. Il simbolo di una gestione non esaltante, dal punto di vista manageriale e di strategia. Le critiche piovono copiose, ma parte della dirigenza paga il fatto di non conoscere la materia troppo bene. In seguito, Andrea Rogg si prenderà la responsabilità di quel folle 25 luglio. L’errore più grande fu certamente quello di portare in sede un giocatore che non era per niente convinto di firmare per la Fiorentina. Colpe ammesse, resta il fatto che la Viola ha perso un ottimo giocatore, che adesso si troverà di fronte al Franchi. E proprio al Franchi un dispiacere l’ha già dato.

Alessandro Latini

L’avventura a Firenze, quel fallo di mano e la benedizione per Stefano Pioli. Parla Luciano Zauri: “Sousa bravo, peccato per certe incomprensioni. Pioli merita una piazza come Firenze”

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Quando si affrontano Fiorentina e Lazio, la testa non può non andare a quella calda domenica del 22 maggio 2005. Sotto il sole cocente dell’Olimpico, infatti, le due squadre si trovarono a lottare per la salvezza alla penultima giornata. La partita finì 1 a 1, un pareggio che regalò la salvezza matematica ai biancocelesti e che costrinse i viola di Zoff a giocarsi il tutto per tutto all’ultima giornata al Franchi con il Brescia. Tutto normale, direte. Invece no, perché quel match verrà ricordato a distanza di anni a causa del clamoroso fallo di mano, ignorato dall’arbitro Rossetti, con cui Luciano Zauri salvò la propria porta dal bolide di Jorgensen, deviato in corner sopra la traversa: “Ricordo con molto dispiacere quell’episodio – Racconta in esclusiva ai nostri microfoni l’ex capitano della Lazio, passato poi quattro stagioni più tardi proprio alla Fiorentina – Non nego che quando arrivai a Firenze temessi una brutta accoglienza. Oltre a quel fallo di mano, infatti, l’anno successivo andai in gol proprio contro i viola, regalando i tre punti alla mia squadra. Insomma, sembrava che il destino avesse scavato un solco insormontabile fra me e la Fiorentina, invece…”.

Invece lei qualche anno dopo si trovò ad indossare proprio la maglia viola. Che ricordo ha di quell’anno?

“Meraviglioso. La società, molto ben preparata, mi accolse in modo unico e anche i tifosi si dimostrarono benevoli. Poi quella era una squadra forte, che si qualificò alla Champions dopo aver passato il preliminare. Ho avuto la fortuna di incontrare ragazzi in gamba, con cui ancora oggi mi vedo e mi frequento. Un esempio? Io e Dainelli siamo davvero molto amici”.

E sabato si affronteranno queste due squadre a cui è molto legato. Che tipo di gara si aspetta?

“Sulla carta Fiorentina e Lazio si equivalgono, anche se la classifica non dice questo. I viola a tratti hanno giocato un ottimo calcio, tanto che da collaboratore tecnico del Pescara ho avuto la fortuna di osservare da vicino le idee di Paulo Sousa. Insegna un calcio moderno, che non da’ punti di riferimento. Guardarlo è molto piacevole ed è un peccato che i dissidi con la società non gli abbiano permesso di esprimersi al meglio”.

Però c’è ancora la possibilità di raggiungere un sesto posto che, a quanto pare, nessuno vuole. Secondo lei chi è la favorita?

“Beh, il Milan forse ha avuto un po’ più di continuità. Poi c’è l’Inter, che come rosa è superiore a tutti. La Fiorentina fra alti e bassi sta lottando e forse la potrà anche spuntare, anche se come l’attuale posizione di classifica conferma il valore dell’organico. Fare di più sarebbe stato difficile”.

Guardando in casa Lazio, la squadra di Inzaghi corre il rischio di distrarsi in vista della finale di Coppa Italia?

“Mah, sicuramente la matematica certezza della qualificazione in Europa League spingerà Inzaghi a far giocare qualche ragazzo giovane, che deve essere testato su campi complicati come quello di Firenze. Naturalmente la finale avrà il suo peso sulla testa della squadra, per questo mi aspetto molti cambi di formazione”.

E nella Lazio gioca un ragazzo che, qualche anno fa, sembrava ormai un giocatore della Fiorentina. Che idea si è fatto di Milinkovic Savic?

“Parliamo di un fenomeno, di un giocatore che ha tutto: tecnica, senso del gol, carattere… è destinato ad avere un futuro importante e a diventare fra i più forti al mondo nel suo ruolo”.

A proposito di Lazio, lo sa che in molti vedono Stefano Pioli sulla panchina della prossima Fiorentina?

“Beh, parliamo sicuramente di un allenatore importante. Ho avuto modo di vederlo lavorare sul campo in occasione di un master e l’ho osservato anche successivamente. Ha idee interessanti e un’esperienza che comincia ad essere notevole. Merita senza dubbio palcoscenici importanti e chissà, probabilmente Firenze potrebbe essere quello giusto”.

Simone Golia

La Lavagna Tattica di Fiorentina – Lazio

Football coach writing strategy of attacking game La Fiorentina si prepara ad affrontare in casa la Lazio allenata da Simone Inzaghi. I biancocelesti si trovano in quarta posizione a 70 punti, in una situazione piuttosto stabile considerando la distanza con il Napoli terzo (7 punti) e l’Atalanta quinta (5 punti). Si tratta di un match importante più per la Fiorentina che per la Lazio: i viola, nonostante i passi falsi delle ultime giornate, continuano la rincorsa al sesto posto utile per la prossima Europa League; i biancocelesti invece avranno la testa rivolta alla finale di Coppa Italia contro la Juventus prevista per mercoledì 17 maggio.

LA GARA D’ANDATA – La gara di andata allo stadio Olimpico di Roma ha visto la Fiorentina perdere fuori casa per 3 a 1, soffrendo molto la superiorità fisica degli avversari soprattutto a centrocampo e la supremazia sulle fasce laterali. Keita porta in vantaggio la Lazio che crea molto fin dall’inizio della gara e mette in seria difficoltà la difesa viola. Il “quasi ex” Milinkovic-Savic è l’altro mattatore dell’incontro e si guadagna un calcio di rigore, trasformato da Biglia nel finale di primo tempo. Nella ripresa la Fiorentina prova a reagire e Cristoforo guadagna un penalty che potrebbe riaprire l’incontro ma Ilicic sbaglia la conclusione dagli 11 metri, con Marchetti che salva la porta dei laziali. Zarate riesce a segnare il goal dell’ex ma la Lazio continua ad attaccare e trova il 3 a 1 in contropiede con Radu al 90esimo minuto.

gruppo3dIL MOMENTO DELLA LAZIO – La Lazio ha dimostrato di essere una delle maggiori forze del campionato e un avversario difficile da affrontare: dopo la sconfitta contro il Napoli e il pareggio contro il Genoa sono arrivate tre grandi vittorie che hanno evidenziato la grande forza dell’attacco, come dimostrano i risultati: 6 a 2 contro il Palermo, 3 a 1 contro la Roma e 7 a 3 contro la Sampdoria. Inzaghi sta guidando la squadra con intelligenza, stupendo tutti per la qualità del gioco e la continuità dei risultati, dimostrando dunque di essere al momento uno dei migliori allenatori del panorama europeo.

IL MODULO – La Lazio gioca stabilmente con il 4-3-3 con Strakosha in porta (Marchetti infortunato da circa 2 mesi), Basta, De Vrij, Hoedt (o Wallace) e Radu (o Lukaku) in difesa; il centrocampo è format da Parolo, Biglia e Milinkovic-Savic, con quest’ultimo che spesso si sposta avanti per inserirsi dietro gli attaccanti; Keita e Felipe Anderson agiscono da esterni offensivi pronti a servire il centravanti Ciro Immobile. La Lazio gioca basandosi sulla velocità di manovra e di ripartenza per destabilizzare la difesa avversaria. Si tratta di un modulo molto offensivo che riesce a creare molti pericoli in attacco, complice la qualità sia fisica che tecnica del reparto avanzato biancoceleste.

I PERICOLI – I pericoli maggiori derivano dall’abilità della squadra nei contropiedi e nelle situazioni di gioco aperto, con specialisti nel dribbling come Keita, Felipe Anderson e Milinkovic-Savic abili nel saltare l’uomo e a dialogare con i compagni per creare in qualsiasi momento possibili palle goal. Da non sottovalutare neppure la capacità balistica della squadra, che può contare su molti giocatori dotati di un buon tiro dalla distanza soprattutto a centrocampo. Come se non bastasse la Lazio è brava a sfruttare anche i calci piazzati, con grandi specialisti in grado di sfruttare le occasioni sia su punizione che da corner. Fra i principali pericoli ricordiamo sicuramente Ciro Immobile, autore di 22 reti in Serie A e pronto a punire alla prima occasione in area di rigore, ma anche Felipe Anderson e soprattutto Keita, con il senegalese protagonista assoluto di questa stagione con ben 14 reti. Si tratterà di una gara difficile per la Fiorentina che dovrà essere brava a difendersi con ordine e a sfruttare le ripartenze per far male ai biancocelesti.

Luca Masetti

 

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