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Ma serve davvero un regista?

Il tempo passa e il calcio cambia e Montella lo ha capito.

Impossibile riprodurre la Viola del primo anno.

Larvale. La Fiorentina ereditata da Pioli è indefinita. Senza identità. A onor del vero qualche sprazzo di buon gioco si è visto contro la Juventus e solo una buona dose di sfortuna ha impedito ai viola di ottenere, almeno, un pari a Torino.

Montella porta in dote palleggio, geometrie a centrocampo. Già nella sua prima esperienza sulla panchina viola però ci furono dei cambiamenti. Una lenta transizione, incompiuta, verso un gioco, sebbene supportato da un centrocampo ricco di geometrie, più verticale. Il coronamento sarebbe stato il tridente Gomez, Rossi, Cuadrado, minato dagli infortuni. Una transizione mancata: quindi prima un falso nueve con Rossi, poi con Cuadrado.

Può rivedersi un 3-5-2 come quello del primo anno di Montella? Chiesa, definito dallo stesso allenatore un calciatore completo, può tornare al ruolo di esterno sulla fascia: sulla falsa riga di Juan Cuadrado alla sua prima stagione con la maglia viola. Sarebbe però un vero spreco visto il crescente bottino di reti del classe ’97: avrebbe un senso allontanarlo proprio adesso dalla porta? Lo confermano i due legni colpiti contro la Juventus. Sul lato opposto Biraghi ha indubbie doti di spinta, meno in fase di contenimento, è un fluidificante, però non ha il mancino delizioso e ben rodato di Pasqual che serviva cross precisissimi. Il centrocampo è ciò che più sembra discostarsi dall’idea originaria di Montella. In primis manca un regista difensivo quale Gonzalo Rodriguez primo motore del gioco. Manca Pizarro imprescindibile nella mediana. Stessa sorte per Borja Aquilani. Gli interpreti, da allora, sono cambiati ma è cambiato anche il calcio. La grande stagione del calcio spagnolo sembra – sembra – volgere al declino. Anche a centrocampo si prediligono interpreti capaci sia di costruire sia di interdire. Pare non essere più il tempo dei registi. Quelli alla Pirlo per intendersi.

L’Aeroplanino, nell’intervista a Dazn prima della sfida con la Juve, ha detto di aver studiato il gioco di Jurgen Klopp, abile nel creare un Liverpool spumeggiante, primo in Premier. Merito dell’allenatore tedesco, dopo i successi in Renania con il Borussia, è aver resuscitato una grande del calcio inglese decaduta negli ultimi anni.

Reds giocano con il 4-3-3. Senza una prima punta di ruolo ma con Roberto Firmino falso nueve, indispensabile nell’abbassarsi per aprire spazi agli inserimenti di due frecce quali Mané Salah riscopertosi letale sotto porta. Un attacco che macina numeri stellari. Ottima intuizione di Klopp anche i due terzini Robertson e Alexander-Arnold. Il primo, scozzese pescato dal Hull City e il secondo prodotto scelto del settore giovanile del Liverpool alternano fase di spinta e contenimento. A centrocampo tanta sostanza con Henderson, Milner e Oxlade-Chamberlain. Qualche guaio in difesa dove la coppia Lovrenvan Dijk spesso va in confusione.

Una squadra che rispetto al momento dell’approdo di Klopp è maturata molto e i risultati lo confermano. Non solo il marchio di fabbrica di Klopp ovvero il pressing asfissiante, il gegenpressing, con la ricerca forsennata di recuperare palla alta ma, constatato che in Premier certi ritmi alla lunga logorano, anche la capacità di chiudere gli spazi e ripartire. Una buona dose di pragmatismo e duttilità.

Ad oggi gli interpreti presenti nella rosa viola si potrebbero adattare ad un sistema di gioco simile. Ali devastanti nei rapidi cambi di gioco. Tanta gamba in mezzo al campo, Dabo e Veretout per tutti. A questo punto: serve davvero un regista?

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