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KOUAMÈ: “Il mio babbo è tifosissimo viola. Razzismo? Quando mi hanno detto negro di me*da mi sono messo a ridere”

Dalla sala Manuela Righini dello stadio Franchi la presentazione di Christian Kouamè, nuovo rinforzo offensivo viola arrivato dal Genoa durante il mercato di gennaio. Di seguito la diretta testuale di FiorentinaUno:

PRADÈ: “Siamo felici che Christian sia con noi, è forte, ha voglia. È un’operazione particolare, perché infortunato, ma il suo intervento è stato pulito. Il ragazzo può giocare da aprile. Ha caratteristiche importanti come prima punta, fortissimo di testa e attacca bene gli spazi. Parlare oggi di futuro ha poco senso, ma per diventare una grande società bisogna programmare. Interessati a Kouamè da Genoa -Fiorentina? Tutto parte dal suo agente che mi disse di seguirlo già dal cittadella. Nella partita contro di noi fu devastante. il suo percorso è anomalo, perché era già stato venduto al Crystal Palace, ma l’infortunio ha bloccato la sua cessione. Andare a comprare un giocatore a gennaio per averlo al 100% la prossima stagione deve essere una decisione di comune accordo. Attacco della Fiorentina a posto per la prossima stagione? Penso di sì, abbiamo anche un giocatore esperto che può supportare tutti. Kouamè è un calciatore che è migliorato piano piano”.

KOUAMÈ: “Sono felicissimo, quando mi ha chiamato il mio agente gli ho detto ‘non scherzare’, ma non ho pensato ad un trasferimento. Mi sono accorto alle 5.00 di mattina di avere un messaggio: dovevo fare visite e firme dalla Fiorentina, sono rimasto felicissimo. La Fiorentina? Mi piaceva vederla giocare da piccolo. Sul mio ruolo? Mi giocava giocare punta, prima e seconda. Il numero 9? Ho guardato subito l’11, ma era occupato. Il 9 era libero, ma prima ho chiesto alla mia ragazza, che mi ha detto di prenderlo. Mi ha detto che il 9 è il numero di Maria (noi siamo credenti), quindi ho scelto così. Un mio idolo? Drogba, mio connazionale. Ero anche innamorato di Eto’o. Cosa vorrei rubare a Drogba? I gol. Sull’infortunio? Ho subito pensato a curarmi prima di rientrare, poi piano piano andando avanti avevo sempre più voglia di tornare in campo. A Roma mi hanno detto che stavo bene e che sarei potuto rientrare dopo 2 mesi. Ma poi ho pensato che dovevo stare davvero bene, quindi sono rimasto fuori più a lungo per essere al top. I miei obiettivi? Quando sono partito dal mio paese volevo arrivare il più in alto possibile. Grazie alle preghiere e al lavoro sono arrivato in Serie A, ma miro a giocare la Champions League o il Mondiale. Genova? Devo ringraziare la gente perché ogni giorno che incontravo qualcuno, tutti si comportavano bene con me. Ma io difficilmente non vado d’accordo con la gente. Lo spogliatoio viola? Si sta bene. Vedo gente che dà sempre il massimo, poi è ovvio che in partita si perde e si vince. Dobbiamo cercare di far bene quello che sappiamo fare, quello che chiede il mister. I risultati si vedranno dopo. Non conosco ancora bene l’ambiente, ma mi trovo molto bene. La proprietà? Ho incontrato Barone a Milano per la firma, ci siamo subito messi a scherzare e abbiamo avuto immediatamente un rapporto padre-figlio, lo stesso con Pradè. Dopo ho parlato con Commisso, il quale mi ha detto che la prima volta ad avermi visto è stato a Genova quando ho segnato alla Fiorentina. Ribery? È una grandissima emozione stare con lui nello spogliatoio. Quando mi siedo negli spogliatoi lo guarde sempre, era un modello da seguire da quando sono arrivato qui 7 anni fa. Colpo di testa? Non so se mi viene bene per la mia altezza, prima di saltare dico sempre ‘la palla è mia’. La velocità è naturale per me, forse anche per le gambe lunghe. Rimpianto per la Premier League? Non l’ho avuto, perché quando ho visto il direttore ho detto che era destino, anche se la Premier era uno dei miei sogni. Evidentemente non era il momento di andare in Inghilterra. La Nazionale? Il mio sogno è vincere con la Costa d’Avorio, non penso ci sia qualcosa di più bello di vincere qualcosa col proprio paese. Nel 2021 ci sarà la Coppa d’Africa e le qualificazioni, ma per ora penso a curarmi. Se verrò chiamato, andrò. Altrimenti resterò qua a lavorare. Firenze? Ho il babbo tifosissimo viola, che sperava di vedermi un giorno giocare qui. Quando ha visto le notizie mi ha chiamato per sapere se era vero che mi sarei trasferito qui. Il mio sorriso? Non lo posso perdere, sono fatto così. Quando ho fatto la risonanza in Italia col mio agente e ho scoperto del crociato rotto non mi sono abbattuto, mai ho pensato a tornare in campo, solo a curarmi. Futuro nella Fiorentina? Parlando col direttore mi è stato detto di fare una squadra per andare in Europa e competere contro tutti. Io quando sono in campo cerco di fare tutto quello che posso fare. Gli obiettivi? Ce li abbiamo, il mio è volare più in alto possibile e la società vuole andare a combattere contro tutti. Razzismo? Un giorno, giocando alla Sestese, un difensore avversario non faceva che picchiarmi.  Io ci ridevo e lui si inca**ava sempre di più, poi mi ha detto ‘negro di me*da’. Io gli ho detto ‘più mi dici queste cose, più ci rido’, poi il mio compagno ha riportato il fatto all’arbitro e ha espulso l’avversario”.

 

 

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