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La rivoluzione dei tacchetti a spillo

Negli ultimi vent’anni le quote rosa hanno rappresentato una realtà sempre più in crescita nel calcio, uno sport femminile quanto maschile. Può sembrare sconvolgente ma, a livello globale, oggi il calcio è lo sport più praticato dal gentil sesso.
Un dato che è stato incentivato dall’esplosione del calcio femminile in Nord America, dove si è ritagliato uno spazio di rilievo sfruttando il poco appeal di quello maschile.
Milioni sono i telespettatori a stelle e strisce che rimangono incollati davanti ai teleschermi per seguire il calcio in gonnella. Basti pensare che la partita che ha consegnato il terzo titolo mondiale alla nazionale statunitense è stata vista da ben 25,4 milioni di telespettatori, un record per la televisione americana. La finale iridata, disputata lo scorso luglio, è stata la partita di calcio (in lingua inglese) più vista nella storia.
È proprio alle detentrici dell’ultimo mondiale che Obama ha dedicato la sua attenzione di recente. Martedì scorso l’inquilino della Casa Bianca ha ricevuto la nazionale di calcio femminile degli Stati Uniti. “Il loro esempio insegna a milioni di ragazze a sognare in grande e a milioni di ragazzi a guardarle con occhi diversi” ha affermato Barack Obama durante la cerimonia di premiazione.
Un messaggio, quello del presidente, che acquisisce anche più importanza se a presentare la nazionale femminile più titolata del pianeta ci ha pensato una ragazzina di 13 anni del Massachusetts. Su Twitter Ayla aveva scritto al presidente americano una lettera nella quale rivendicava la parità tra i sessi, dopo che il fratello aveva affermato la superiorità dei maschi con il pallone. Se gli Stati Uniti gridano a gran voce di aver raggiunto la parità tra uomo e donna, il nostro paese deve, invece, fare i conti con preconcetti, stereotipi e frasi sessiste, pronunciate anche da colui che avrebbe dovuto promuovere il calcio rosa.
A differenza di altri paesi, dove le divisioni femminili militano in campionati parificati alle leghe professionistiche maschili, la Serie A femminile in Italia è relegata nell’ambito “dilettantistico”, il torneo è infatti gestito della LND (Lega Nazionale Dilettanti).
Le rappresentanti del calcio in gonnella non sono delle professioniste, aspetto che implica, tra gli altri, anche un ingaggio inferiore a quello dei colleghi. Per le giocatrici più forti c’è un tetto agli stipendi di 26.500 euro netti. Cifra che non tutte riescono a guadagnare e che non permette loro di vivere solo di calcio.
Situazione ben diversa in Germania o in Francia dove le sportive professioniste firmano contratti identici a quelli dei calciatori. Pioniera in questo campo fu l’Olympique Lyonnais, la prima squadra ad aver introdotto dei contratti professionistici anche nel mondo del calcio rosa.
Ma le differenze tra l’Italia e gli altri paesi europei non si fermano qui.
Da una ricerca UEFA effettuata nel 2014/15, emerge che il numero di calciatrici tesserate in Italia è pari 20,563, un numero esiguo rispetto alle 73,484 tesserate della Francia e microscopico se paragonato alla Germania (258,380).
Questo divario nei prossimi anni potrà essere, almeno in parte, colmato. Lo scorso aprile la FIGC ha stabilito che le squadre maschili di Serie A e Serie B sono obbligate ad avere una formazione femminile composta, inizialmente da 20 e poi 40 tesserate, inoltre entro il 2019 i club dovranno partecipare al campionato Giovanissimi e Allievi con almeno una squadra di calcio femminile. Una svolta epocale, partita dal basso, che potrebbe portare al raggiungimento del professionismo anche in Italia. In questo senso la Fiorentina ha già attuato la rivoluzione dei ‘tacchetti a spillo’, essendo la prima squadra professionistica ad avere acquisito il titolo sportivo e gestire una squadra femminile, la Fiorentina Women’s FC. Un progetto ambizioso che potrebbe lanciare i viola nella storia del calcio femminile, come affermato da Mencucci la società dei Della Valle ha l’opportunità di: “Scrivere una bella storia su una pagina bianca”.

 

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