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LA NAZIONE, German racconta Pezzella

Particolare di intervista rilasciata da German Pezzella per il quotidiano La Nazione.

Tutti conoscono il Pezzella giocatore. Proviamo invece a scoprire chi è il German di tutti i giorni «Volentieri, proviamo (ride, ndr)». Il suo pregio? «Sono sincero». Il suo difetto? «Troppo pensieroso». La qualità che apprezza di una donna? «Il cuore». La qualità migliore di un allenatore? «La personalità». E quella migliore di un giocatore? «La testa» La qualità migliore di un arbitro? «Saper guidare una partita sempre allo stesso modo» Il suo compagno preferito? «Simeone (ride, ndr)». Giocatore che apprezza? «Muriel». Ronaldo o Messi? «Messi, per forza. E’ argentino». Allora la metto in crisi. Passarella o Batistuta? «Buona questa. Passarella, ma solo perché gioca nel mio ruolo». L’allenatore che apprezza? «Pioli» Un aggettivo per Montella? «Deciso, convinto delle sue scelte». Un aggettivo per Pioli? «Uomo di grandi valori». Cosa vorrebbe dire a Pioli che magari non ha detto? «Niente perché gli ho sempre detto tutto nel bene e nel male. Il nostro rapporto era questo» Un aggettivo per i fiorentini? «Facile: passionali» La partita che non dimenticherà mai? «Fiorentina 1, Benevento 0 (la prima senza Astori, ndr)». La partita che dimenticherebbe volentieri? «Fiorentina 1 Benevento 0». Avversario più difficile da affrontare? «Quello che preferisco: Messi». Champions o Coppa del Mondo? «Coppa del Mondo, ovvio». E la coppa Italia? «Il nostro obiettivo». Legge quello che dicono di lei, magari le pagelle dopo una gara? «Lo dico con rispetto: no». Sport preferito, escluso il calcio? «Il basket e penso che Ginobili sia tra i tre sportivi più grandi della nostra storia» Che scuole ha fatto? «Tutto il percorso scolastico e ho iniziato a studiare per giornalista sportivo. Magari un giorno…». La materia preferita e quella odiata? «Matematica e storia» La persona più importante della sua infanzia? «Il babbo e la mamma». Da bambino voleva fare? «Il calciatore» Quando smette l’idea è diventare? «Vorrei restare nel mondo del calcio. Le cose però cambiano» Ora chi è la persona più importante per lei? «Mia moglie Agustina». Paese dove vivere? «Tra Italia e Spagna». Città preferita? «Firenze, naturalmente». Ha un animale domestico? «Si uno Yorkshire: Mora» Cosa fa Pezzella quando non si allena? «Cerco di fare il turista e sto a casa» Sa cucinare? «Sì e l’asado è un rito; sempre e rigorosamente in compagnia» Libro preferito? «La biografia di Johan Cruijff». Film preferito? «300. Ha molti significati». Attore preferito? «Will Smith» Attrice preferita? «Le più belle…». Serie tv che segue di più? «Breaking Bad» Musica? «Un po’ tutto, soprattutto rock argentino» Videogioco preferito? «Fifa, ovviamente». Cartone animato preferito? «Dragon Ball» Gioca al Fantacalcio? «No». Scaramanzie? «Tante, ma non le posso dire». La delusione più grande? «Essere escluso dal Mondiale». La soddisfazione più grande? «Essermi sposato» Resta a Firenze? «Conoscete tutti come funziona il calcio, che non c’è mai nulla di certo. Ma posso dire che a Firenze sto molto bene». Nel girone di andata la difesa è stato il reparto che ha funzionato di più, poi siete andati in difficoltà «Eravamo impegnati a lavorare a testa bassa; tutti impegnati a difendere la porta. Poi abbiamo provato a fare un calcio più offensivo e siamo andati in difficoltà». Sfrontatezza e forza fisca dovrebbe essere le armi di una squadra giovane. Nell’ultimo periodo pare venuta meno. «La squadra giovane ha sempre più intensità di altre, poi la testa è fondamentale. Magari in un periodo duro la reazione è stata più difficile. Quando le cose vanno male, magari si da l’impressione di non essere intensi». Inconsciamente avete pensato più all’Atalanta che al campionato, è da due mesi che si parla di questa partita. «No. Se non sei lì con la testa non puoi giocare. Non abbiamo trovato i risultati che meritavamo». Si può battere l’Atalanta? «Squadra forte e tosta, alla fine conta solo vincere. In una partita può accadere di tutto». Come? «Conteranno gli episodi». Cosa è cambiato da Pioli a Montella? Basta anche un aspetto. «C’è stato un cambio tattico. Ogni allenatore ha le sue idee, credo sia normale». Quante bugie ha detto? «Quante domande sono, 60? Allora la metà (ride, ndr)»

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