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Italia-Germania

Italia-Germania. Una partita dal sapore speciale. Negli anni anche un costante confronto tra la locomotiva tedesca e la formica italiana durante il dibattito sull’euro e la crisi. Adesso di nuovo Italia-Germania sulla gestione della crisi del coronavirus (in campo e in ospedale). Un confronto impari che vede i tedeschi ampiamente in vantaggio. La Bundesliga vola, la Serie A langue.

Ancora da soli. La ripresa degli allenamenti di squadra, attesa per domani, è rimandata. La notizie trapela in serata: il comitato tecnico scientifico non ha approvato ancora le linee guida per gli sport di squadra. In mancanza di questa validazione proseguiranno gli allenamenti solo individuali. Chiesa e compagni continueranno come hanno fatto in quest’ultimo periodo: uno solo in campo, due dentro il centro sportivo, mascherine, niente allenatore. Una ripresa farraginosa per la compresenza di più poteri decisionali, di troppe figure, di troppi pareri. Spesso contrastanti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Locomotiva d’Europa, anche nel calcio. Mentre la Ligue 1 si ferma, l’Italia non riparte, la Germania si gode la Bundesliga ritrovata e un’impennata degli ascolti. Oltre all’oggettivo spettacolo tecnico sul campo, seppur in stadi vuoti (niente Muro di Dortmund…), le sei gare della 26esima giornata hanno registrato un primato: 6 milioni di spettatori, connessi con il campionati da 160 paesi differenti. Sky Germania, detentrice dei diritti TV, gongola: era un’occasione troppo ghiotta e il ritorno è stato portentoso. Al di là di una capacità organizzativa differente, nei due estremi, Germania che riparte, Francia che si ferma, c’è una costante: una decisione presa dalla politica e, a caduta, applicata dal calcio con coerenza e rigore.

 

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