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Il caso resta aperto, Astori non morì nel sonno

Secondo quanto sarebbe emerso dalla perizia medico legale disposta dalla procura di Udine, Davide Astori avrebbe avuto una patologia cardiaca. Come riportato da TuttoSport, gli inquirenti fiorentini sarebbero adesso al lavoro per stabilire se la patologia avrebbe potuto essere diagnosticata in anticipo e se, una volta effettuata la diagnosi, sarebbe stato possibile intervenire per evitare la tragedia del 4 marzo.

Dunque continuano gli accertamenti sull’improvvisa scomparsa di Astori che ha sconvolto la sua famiglia, il club viola, tutto il mondo del calcio e non solo. Il caso insomma è ben lontano dall’essere chiuso: la relazione di una trentina di pagine frutto di tre mesi di lavoro da parte dei professori Carlo Moreschi e Gaetano Thiene e consegnata alla procura di Udine la scorsa settimana ha innescato più ipotesi: a partire da quella secondo cui il difensore viola e della Nazionale avrebbe potuto essere salvato se non avesse alloggiato da solo.
Inoltre sembrerebbe che a fermare il cuore di Davide per sempre non sarebbe stata, come ventilato in un primo momento, una bradiaritmia, ovvero un rallentamento progressivo dei battiti, bensì una tachicardia ventricolare, un’accelerazione cardiaca improvvisa e fatale.

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