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FIORENTINAUNO MAGAZINE – Speciale Fiorentina-Atalanta

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Editoriale

Sarà il lunch match di domenica, gara valevole per l’ottava giornata di campionato di serie A. Fiorentina e Atalanta si ritroveranno sull‘erba del Franchi proprio all’ora di pranzo, alle 12.30. La classifica parla chiaro, 8 punti per la squadra gigliata reduce dalla battuta d’arresto in trasferta nella gara di due settimane fa contro il Torino, a cui però manca all’appello una partita o meglio i 60’ di Genova. Risultato diverso per gli ospiti che hanno fatto bottino pieno, a sorpresa, con il Napoli di Sarri. Gli orobici sono fermi sul gradino più alto, ad una sola lunghezza, 9 punti in classifica.

COME GIOCHERA’ LA FIORENTINA
Paulo Sousa ritrova la sua rosa al completo dopo la sosta per le nazionali, a due giorni dalla gara con i bergamaschi. Il tecnico portoghese potrebbe decidere di riproporre il 4-2-3-1. In mediana oltre a Badelj, Sanchez dovrebbe spuntarla su Vecino, mentre in attacco Ilicic (non convocato) dovrebbe cedere il posto a Bernardeschi, con Borja Valero sulla destra a supporto dell’unica punta Kalinic. Ancora panchina per Babacar, l’attaccante senegalese autore delle ultime reti in casa viola dovrebbe essere utilizzato a gara in corso, così come Maurito Zarate in cerca di una conferma dal 1’. Discorso diverso per il pacchetto arretrato che vedrà Gonzalo Rodriguez nel mezzo tra Salcedo e Tomovic, panchina e quindi turno di riposo per Davide Astori.

1PUNTI PER LA CLASSIFICA
Dopo i risultati non esaltanti di inizio stagione, Sousa ed i suoi ragazzi sono chiamati ad una reazione, la classifica si sta allungando e la Fiorentina non può permettersi un altro passo falso. Bisogna adottare le contromisure necessarie, correggere gli errori e trovare le soluzioni tattiche adeguate per risolvere il problema del gol che sta attanagliando la squadra viola in questo avvio di campionato. L’imperativo è vincere, come non importa, giocando bene o male, il risultato finale dovranno essere i tre punti.
Nonostante il momento di incertezza di risultati ed un clima non euforico, la società ribadisce fiducia massima nei giocatori e nell’allenatore. L’insidia si chiama Atalanta, a Sousa il compito di restituire motivazioni e punti ad una squadra che è sembrata troppo spesso altalenante nei risultati e nel gioco espresso.

Alfredo Verni

La Viola, Firenze, l’Europa e… Prandelli. Thomas Ujfalusi si racconta: “Torno a vivere da voi. La ‘mia’ Fiorentina era una famiglia”

Per entrare nel cuore dei tifosi viola gli sono bastate quattro stagioni. Campionati da protagonista, al centro della difesa o sulla fascia destra. Leader carismatico anche senza fascia al braccio. Esempio per i compagni. Thomas Ujfalusi era uno dei pilastri della Fiorentina di Prandelli. Coriaceo e deciso, ma sempre corretto in campo. Tutte caratteristiche che gli hanno attirato le simpatie della gente. Ufo, per tutti, perché la pronuncia del cognome andava giù a fatica a più di qualche tifoso. Ufo, con affetto. Ha lasciato Firenze a malincuore, in una notte di festa per la conquista della Champions League, con la maglia strappata e portato in trionfo dai compagni. L’ultima immagine da giocatore viola è quella, ma il suo legame con la città del giglio è ancora oggi fortissimo ed immutato. La Redazione di FiorentinaUno lo ha intervistato in esclusiva.

8Thomas, partiamo dalla Fiorentina. Che impressione le ha fatto ultimamente? E che giudizio dà di Sousa?

“La Fiorentina ha fatto bene lo scorso anno ed il merito è di Sousa. Il gioco che ha dato alla squadra mi è piaciuto tanto. Adesso ho visto che è un po’ in difficoltà anche per un pizzico di sfortuna, ma sono convinto che alla fine del campionato sarà lì a lottare per un posto in Europa, come del resto accade tutti gli anni. In cima alla classifica non vedo grossi cambiamenti rispetto al passato. La Juventus è la più forte, poi ci sono Napoli, Roma ed Inter. Io, da tifoso viola, avrei piacere che lo Scudetto non lo rivincesse la Juventus…”.

Parla da tifoso viola. Il legame con Firenze è immutato…

“Certo, il mio rapporto con i tifosi viola è buonissimo. Quando sono tornato per la festa dei novant’anni del club ho sentito un calore incredibile. E’ un onore per me la loro stima. Ma vi dirò di più: sto pensando di tornare a vivere a Firenze. Appena mia figlia avrà completato il percorso di studio penso proprio di trasferirmi. Lei potrebbe frequentare l’Università a Firenze e la mia figlia tornerebbe nella vostra bellissima città. Per il momento l’idea è forte, vedremo”.

E quindi potrebbe tornare a lavorare per la Fiorentina…

“Vedremo cosa succederà. Al momento è prematuro parlarne. Sicuramente vi dico che in questo momento non mi piace fare l’allenatore (ha già ricoperto la carica di Direttore Sportivo nel Galatasaray, ndr). Ma in un paio d’anni cambiano tante cose: quando sarà il momento opportuno ne parleremo”.

Torniamo alla Fiorentina. Per risalire in classifica servono le due punte?

“E’ una possibilità che io mi giocherei. Kalinic è bravo, ma occhio perché Babacar ha un grande senso del gol. Mi piacerebbe vederli insieme, secondo me si completano bene. Alle loro spalle poi c’è sempre Borja Valero. Lui davvero è un grande giocatore, vedrete che si riprenderà presto. E’ intelligente e si prende le responsabilità. Lui per me giocherebbe sempre in qualunque squadra”.


contiCon l’Atletico Madrid ha vinto l’Europa League. La Fiorentina ambisce a fare parecchia strada quest’anno…

“Sono convinto che ce la possa fare. Anche perché la Fiorentina è un club che somiglia molto al mio Atletico. Quando ci giocavo io non era una squadra forte come quella di oggi, ma somigliava in tutto e per tutto alla Fiorentina. Eravamo subito alle spalle delle big in Spagna, proprio come la Fiorentina in Italia. Auguro alla Fiorentina di farcela, servirà però anche un po’ di fortuna in più”.

A Firenze c’è stata qualche critica ai Della Valle per un mercato sottotono. Lei che li conosce bene che cosa si sente di dire?

“Io li ho conosciuti da giocatore e mi sono sempre trovato bene con loro. Hanno deciso di fare calcio in questo modo e devo dire che lo stanno facendo bene. Capisco che ai tifosi piacerebbe avere in squadra qualche giocatore di maggior classe, ma loro hanno sempre deciso di avere questo equilibrio tecnico ed economico. Ed alla fine sono loro che decidono”.

Torniamo alla sua Fiorentina. E’ ancora in contatto con qualche ex compagno?

“Certo, ci mancherebbe! Eravamo un bellissimo gruppo e siamo ancora in contatto. Mi sento spesso con Dario Dainelli, con Mutu, con Toni e Jorgensen. Ci siamo visti da poco a Firenze per la festa dei novant’anni della Fiorentina ed è stata una bella rimpatriata. Sono sincero, gli anni a Firenze sono stati i più belli della mia carriera, eravamo come una famiglia”.

La chiusura è per il condottiero di quegli anni bellissimi. Cesare Prandelli ha appena iniziato la sua nuova avventura al Valencia. Cosa si sente di dirgli?

“Sono il suo primo tifoso, lo stimo tantissimo. Sono convinto che il mister farà un grande lavoro con i tanti giovani che ha nella rosa. Riporterà il Valencia dove merita, ovvero in Europa. Adesso allena un club glorioso che ha sempre disputato la Champions League e l’Europa League e sono davvero contento per lui perché meritava un’occasione del genere”.

Alessandro Latini

Calcio & Mercato

a5Talenti persi e sbocciati tra Firenze e Bergamo. Sportiello spera ancora…

Tanti, persino troppi da ricordare a mente i giocatori e gli allenatori che hanno vestito le maglie di Fiorentina ed Atalanta. La storia recente dei due club si è spesso intrecciata di nomi e storie. Prendete Cesare Prandelli. Oggi nuovo tecnico del Valencia, ieri allenatore della Fiorentina e prima ancora giovane tecnico emergente dell’Atalanta. Ma pure Delio Rossi. Più o meno stessa storia. In campo, poi, ne sono andati tantissimi. Ivan, Ariatti, Pazzini, Montolivo ed anche Lazzari, ad esempio. Ma anche Brivio, Kurtic, Vieri e Manfredini. Non abbiamo la presunzione di citarli tutti a memoria, ma solo la voglia di raccontare che in passato le due società hanno fatto affari. Ed hanno anche litigato per Andy Bangu, che Corvino strappò all’Atalanta e si prese anche di ‘sciacallo’ dalla famiglia Percassi. Storie ed aneddoti che legano due squadre che di giovani talenti ne hanno visti tanti. Da Bergamo hanno preso il volo fior di giocatori, ad impreziosire un vivaio che, da sempre, è fra i più floridi d’Italia.

CATENA SPEZZATA – In passato la Fiorentina si è tirata indietro raramente, quando c’è stato da pescare qualcuno di interessante. Negli ultimi anni, però, la catena sembra essersi spezzata. Fiorentina vigile ed attenta su Bonaventura prima, su Baselli e Zappacosta poi. Tutti talenti che da Bergamo hanno preso altre strade. Elementi trattati a lungo anche dai viola, quasi fino allo sfinimento. C’è chi giura che Bonaventura avesse già preso casa in città. Niente da fare, però, perché ormai in tanti hanno capito la bontà del progetto atalantino. Qui si che la parola ‘progetto’ può essere spesa con favore. Perché pure il prossimo anno ci sarà chi si strapperà dalle mani Kessiè a suon di milioni, tanto per fare un altro esempio.

a53POTEVA ESSERE E NON E’ STATO, MA… – Sul fronte Fiorentina non possiamo far altro che registrare chiacchiere e mezze trattative. Il Papu Gomez è stato vicino al trasferimento in Riva all’Arno. Lo voleva Montella, piaceva a Pradè. Trattativa, però, mai decollata veramente, perché alla fine l’Atalanta ha sempre chiesto parecchi milioni di euro. Sul fronte Sportiello, invece, i radar sono ancora accesi. Lascerà Bergamo senza troppa gloria. Dopo stagioni eccellenti è finito ai margini nella gestione Gasperini. Corvino lo ha trattato fino all’ultima ora utile di mercato, salvo poi doversi arrendere di fronte alle richieste del club orobico. Piace ancora, ovviamente, anche se la Fiorentina sembra essersi orientata su Costil, in uscita a parametro zero dal Rennes. Quel che è che certo è che Tatarusanu non sarà il portiere titolare viola il prossimo anno. Ma se ci dovessero essere complicazioni con Costil, Corvino tornerebbe con forza proprio su Sportiello.


Jacobelli: “Atalanta al Franchi con fame e fiducia. Giù le mani da Sousa e Borja Valero, ma Babacar deve giocare”

Direttore editoriale delle redazioni digitali di Tuttosport e del Corriere dello Sport, oltre che editorialista per Il Corriere dello Sport-Stadio, Xavier Jacobelli è sicuramente una delle penne più importanti del giornalismo sportivo italiano. Nato a Bergamo e con tanta esperienza alle spalle. A chi chiedere qualcosa in vista di Fiorentina-Atalanta se non a lui?

Jacobelli, che partita si aspetta da parte dell’Atalanta al Franchi?

“Mi aspetto una controprova da parte dell’Atalanta. La prestazione contro il Napoli è stata la migliore non solo della stagione, ma di tutto l’anno. Gasperini ha avuto coraggio, ponendo massima fiducia su ragazzi molto giovani, Petagna in primis. I nerazzurri adesso sono in fiducia, anche perché stanno assimilando gli schemi del nuovo allenatore, e sono una squadra veramente affamata e motivata”.

E pensare che fino a qualche settimana fa la panchina di Gasperini traballava e non poco…

“Sì, c’era molta apprensione. Lo stesso Percassi era titubante. Quando Gasperini gli ha comunicato la formazione anti-Napoli lui gli ha detto: “Ma sei pazzo?”. Non si aspettava tutti quei giovani in campo, ma dopo il triplice fischio finale era euforico. D’altra parte parliamo di un settore giovanile di estrema importanza”.

Dall’altra parte c’è una Fiorentina un po’ troppo in difficoltà…

“I viola mi hanno deluso molto. Dopo il successo rotondo ottenuto ai danni del Qarabag, avversario non di certo proibitivo, mi aspettavo che la Fiorentina superasse l’esame di maturità. Troppe incertezze in difesa e scelte non proprio felici. Mi può spiegare perché un Babacar in queste condizioni non scende in campo dal primo minuto? Se sta meglio di Kalinic allora deve giocare. A questo punto la partita contro l’Atalanta si trasforma in uno spartiacque: nel caso non dovesse vincere, la squadra gigliata si candiderebbe per un campionato da metà classifica. I tre punti sono obbligatori”.

pdfpiedefiorentinaunomagazineMa lei è fra quelli pro due punte o Kalinic esclude Babacar e viceversa?

“La questione dei moduli il più delle volte è mera teoria. Vede, io credo che, per il tipo di giocatore che è Kalinic, una spalla come Babacar possa essere utile. Ma al di là di questo, se il giovane attaccante viola sta meglio, allora deve giocare lui. Può accadere che il titolare attraversi dei momenti di difficoltà, ma è a quel punto che deve subentrare la riserva. Altrimenti perché la Fiorentina lo ha tenuto?”.

A Firenze sono tanti i giocatori in difficoltà e uno di questi è Borja Valero. Ha fatto bene Corvino a trattenerlo?

“Assolutamente sì. E’ chiaro che non si tratta del primo Borja Valero, ma è altrettanto vero che non può essere sempre lo spagnolo il fulcro del gioco viola. Può capitare che sia soggetto talvolta a delle pause di riflessione. Bisogna guardare al rendimento complessivo che Borja Valero ha garantito e, se si considera questo, allora Corvino ha fatto bene a trattenerlo a Firenze”.

5E che mi dice di Paulo Sousa? Molti dicono che abbia la testa altrove…

“Macché, Paulo Sousa è un protagonista molto serio. Ci sono state discrepanze e divergenze, come la cessione di Alonso. Parliamo comunque di un signor allenatore, che ha bisogno solo di risultati positivi. I viola sono arrivati a Torino in un clima tutt’altro che pesante, perché qualche giorno prima c’era stato il netto successo in Europa League, una competizione che i gigliati, per fortuna, hanno sempre onorato. Poi è chiaro che quando i risultati vengono meno, allora si lavora peggio. La battuta di arresto di Torino potrebbe diventare salutare se la squadra riuscisse ad alzare subito la testa. E poi i tifosi vogliono vedere fame e cattiveria, cose che con il Torino non si sono nemmeno intraviste”.

In estate è tornato Corvino: che voto da’ al suo mercato?

“Partiamo dal fatto che Corvino partiva da un deficit di mercato che doveva assolutamente colmare. I movimenti che ha fatto sono stati dovuti a questa necessità. A mio avviso ha fatto molto bene ma questo non mmi sorprende. Bisogna solo aspettare, perché anche quando arrivarono i vari Jovetic e Ljajic più di qualcuno storse il naso. Bisogna avere fiducia”.

Simone Golia

I consigli di Borja Valero, i rimproveri di Pizarro e le partite a ping pong con Pepito. Il giovane Bangu si racconta: “Sogno lo scudetto in viola e ai tifosi dico…”

Per un giovane della Primavera il salto nel calcio dei grandi non è proprio una passeggiata. Se poi come allenatore hai il figlio di Zeman beh, un po’ di paura è inevitabile: “Quando ho messo piede a Reggio, come prima cosa mi ha chiesto che tipo di preparazione avessi fatto – racconta Andy Bangu, passato dalla Primavera viola alla Reggina, in esclusiva ai nostri microfoni –. Mi vedeva in ritardo di condizione, poi ho recuperato. Da un punto di vista atletico è come il padre, molto esigente. Per fortuna alla Fiorentina ho sempre lavorato bene. Questo mi ha facilitato le cose e con il mister ho un rapporto ottimo”.

Poi per uno che adora questo sport, fare ceri sacrifici diventa quasi piacevole. Come ti sei innamorato del calcio?

“Devo ringraziare soprattutto i miei genitori. Con loro non ho mai parlato di calcio, perché hanno sempre dato un peso maggiore alla scuola e ad altre cose. Li ringrazio, perché per merito loro ho capito che il calcio è un piacere. Dopo una partita non mi chiedevano il risultato, ma solo se mi fossi divertito o meno”.

6A Reggio già ti amano: giochi sempre, segni, fai divertire. Che rapporto hai con la città e i tuoi compagni?

“Sì, devo dire che questa esperienza è iniziata bene. Non ho avuto esitazioni nello scegliere la Reggina, mi ha voluto fortemente, più di tutte le altre e per me conta solo la maglia che indosso in questo momento. Mi trovo bene, le mie prestazioni sono soddisfacenti, ma si può e si deve fare di più. La stagione è lunga”.

Con la Fiorentina non è un addio ma soltanto un arrivederci. Dura lasciare Firenze dopo tanti anni eh?

“Una città come Firenze è dura di per sé, se poi ci vivi da quando hai undici anni allora diventa ancora più complicato. Amici, compagni, allenatori… non è stata una scelta facile. Ma dovevo intraprendere una nuova strada e quindi, nonostante la paura di allontanarmi, ho parlato con il Direttore Corvino, con cui ho un grande rapporto, e di comune accordo abbiamo pianificato il passaggio alla Reggina”.

Sei arrivato a Firenze davvero presto: quali sono state le prime emozioni da fiorentino?

“Devo dire che, all’inizio, nemmeno mi rendevo conto di dove fossi. Mi sentivo confuso, quasi sperduto. Vivere a Firenze è tutta un’altra cosa rispetto ad averla visitata per qualche giorno. Poi però ho trovato gente fantastica, che mi ha sempre trattato bene. Mi sono reso conto che abitare a Firenze è una vera fortuna. Quando vai da qualche altra parte, ti accorgi subito della differenza”.

a51Tanti i ricordi a Firenze, lì hai vinto anche uno scudetto con i Giovanissimi. Se succedesse con i grandi…

“Beh, il sogno di ogni ragazzo è quello di vincere uno scudetto con la squadra con cui è cresciuto. A Firenze abbiamo vinto, ma anche ricevuto tante delusioni, con tante finali e semifinali perse, ma adesso guardate un po’ quanti ragazzi sono in prima squadra: Babacar, Bernardeschi, Lezzerini, Chiesa… queste sono le vittorie più belle per un settore giovanile. E non finirà qui, perché i vari Diakhate, Militari, Perez e Mlakar fra poco saranno pronti per il grande salto”.

Ti sei allenato molte volte insieme ai grandi: da chi hai cercato di imparare qualcosa in più?

“A dire il vero c’era l’imbarazzo della scelta. Tanti campioni e ragazzi eccezionali, che hanno sempre dato il massimo per la maglia. Ho un rapporto particolare con Baba, una persona davvero umile e divertente. E che dire di Borja Valero? Per un centrocampista come me poterlo osservare è il massimo, così come lo era con David Pizzarro. Quanto mi sgridava, ma quanti consigli mi ha dato! E poi c’era Giuseppe Rossi. Che guerre a ping pong con lui…”.

Ma purtroppo la Fiorentina non è partita molto bene: che sensazioni hai su questa squadra?

“Parliamo di una squadra forte. La società ha fatto un buon lavoro, portando molti giocatori interessanti. Magari la gente non li conosce, ma Corvino ha sempre dimostrato di saper fare il suo lavoro. Chiaramente, quando cambi tanto, ci vuole tempo per assimilare certi meccanismi. Ma quello che conta è che siano rimasti i migliori. E poi c’è Sousa, un bravissimo allenatore. Ai tifosi dico di stare tranquilli”.

Simone Golia

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