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Fiorentina, i numeri del mercato: la metamorfosi di Corvino tra esuberi e certezza

I riflettori sul rettangolo di gioco si spengono, corrente solo al mercato, dove il duo Corvino-Freitas inizia a fare luce sulle concrete possibilità di alzare l’asticella di questa Fiorentina. Dopo la rivoluzione della passata stagione, permeata dalla necessità di sanare il bilancio, l’obiettivo è ora quello di introdurre in rosa 4/5 innesti già pronti a contribuire in modo determinante alla causa viola. Ad agosto erano quindici i nuovi acquisti in casa gigliata, diventati diciassette dopo l’arrivo a gennaio di Falcinelli e Dabo. Praticamente una rosa intera. La conclusione dell’era Pradè/Macia, o “epoca degli esborsi economici”, che in cinque stagioni raggiunse il picco più alto nel 2013/14 (anno dei fatidici 25 mila alla presentazione di “Super” Mario Gomez, mister 4,25 mln a stagione) con un rosa ingaggi da record (60,5 mln), porta via con sé investimenti ed euforia. Gli standard rispecchiano ora le precedenti ere del dg leccese, ristabilendosi a quota 35 mln (9 in meno rispetto alla passata stagione). storico_ingaggi_corvinoVisti i diktat societari, possiamo dire che Corvino ha compiuto un mezzo miracolo, riuscendo comunque a ricreare una squadra da zero e perlopiù competitiva. Dopo la partenza di Babacar e la drammatica scomparsa di capitan Astori, i giocatori con il maggiore stipendio tra le fila gigliate (rispettivamente 1,4 e 1,3 mln), le spese per la rosa si sono ulteriormente abbassate. Escludendo Federico Chiesa (1,5 mln a stagione a salire fino ad un massimo di 1,8 mln), e considerando l’addio di Badelj (ingaggio da 1,2 mln), la vetta degli stipendi è contesa ora a pari merito da Vitor Hugo e M. Benassi (1,1 mln annui). Quella che fu una vera e propria metamorfosi a settembre, ha rivelato, in perfetto “stile corviniano”, interessanti sorprese come drammatici flop. Decisamente in minor numero i primi rispetto ai secondi. Entusiasmano infatti Veretout, talento e grinta di questa nuova Fiorentina, Pezzella e Milenkovic, capisaldi della linea difensiva insieme ad un Vitor Hugo che ancora deve rivelare la sua reale fattezza, ed il “cholito” Simeone, bomber ormai consacrato. Il centrocampista francese, pagato 7 mln, è una delle certezze, per Pezzella invece, dopo i 500mila euro sborsati per il prestito fino a giugno, la società sembra pronta ad accontentare la richiesta per il riscatto (circa 10 mln) proveniente dal Betis. I problemi riguardano invece i numerosi punti interrogativi che rispondono ai nomi di Maxi Olivera, Bruno GasparCristoforoC. Sanchez, Gil Dias, Eysseric, FalcinelliThereau e Lo Faso. Insomma, praticamente un terzo di quella torta presentata dal dg Corvino a settembre. Maxi Olivera, Cristoforo e C. Sanchez sono stati riscattati all’avvio di questa stagione, avvolti da un alone di fiducia che, tuttavia, non è stata ripagata. Conseguenza diretta di un esubero al quale adesso si dovrà porre rimedio. C. Sanchez è stato rispedito al mittente dall’Espanyol (dove era andato i prestito a gennaio), mentre per Bruno Gaspar, viola a tutti gli effetti, sembra profilarsi l’ipotesi di un ritorno in Portogallo con il Benfica (addirittura possibile una plusvalenza sulla vendita, con i portoghesi che sarebbero pronti ad offrire 5 mln nonostante i numeri altalenanti dell’esterno difensivo). Gil Dias, che risiede alla corte dello stesso procuratore di CR7, ma che rispetto a Ronaldo sembra avere soltanto quest’ultimo punto in comune, è legato ai viola con un prestito fino al 2019. Tuttavia, dato lo scarso utilizzo dettato dal disastroso rendimento, la Fiorentina potrebbe decidere di liberarsi del giocatore e ancor più del suo ingaggio (500mila euro annui). Il riscatto è impensabile, soprattutto alla cifra prestabilita di 20 mln. Storia che si ripete per Eysseric, l’agenzia che cura gli interessi del giocatore è la stessa di Lewandowsky, Cavani e Douglas Costa, ma il francese non ha certo ripagato l’esborso di 3,5 mln versati nelle casse del Nizza. Passando invece al reparto attaccanti, l’ultimo arrivo risponde proprio al nome di Diego Falcinelli, acquistato in prestito con diritto di riscatto nell’affare che ha portato Babacar al Sassuolo. Comprensibile la scelta della Fiorentina di non pagare la clausola esosa (8 mln circa) per l’acquisto a titolo definitivo, aprendo così al ritorno in patria emiliana per la punta. Stesso discorso per Simone Lo Faso, il giovane talento palermitano (causa anche l’infortunio) non ha avuto modo di esprimersi quest’anno, data quindi la necessità viola di spendere con razionalità, i 2,70 mln previsti per il riscatto si traducono in “separazione” consensuale. Infine Thereau, il veterano ha attraversato probabilmente la stagione più buia della sua carriera, l’esborso ragionevole per l’acquisto a titolo definitivo non comporta drammi eclatanti, vedremo quindi se i dirigenti viola decideranno di tenerlo in rosa fino alla conclusione del contratto che lo lega a Firenze fino a giugno del prossimo anno. Passando così alle “certezze” virgolette con obbligo, Biraghi è senza dubbio l’emblema delle sorprese quantomeno protese al positivo; il terzino arrivato con un prestito (0,5 mln) seguito da un obbligo di riscatto in caso di salvezza dei viola (cifra fissata a 2 mln), ha fatto capire che in questa Fiorentina può rientrare a tutti gli effetti. Sulla fascia opposta qualche dubbio in più si cela intorno a Laurini, il cui obbligo di riscatto fissato a 1,60 mln si fa specchio di un investimento che, nonostante tutto, può rivelarsi ragionevole date le alternative economiche concesse dal mercato in quel ruolo. Discorso leggermente diverso invece per l’altro ex Empoli che risponde al nome di Saponara: il trequartista, anima di questa Fiorentina dopo il dramma Astori, a detta sua “ha vissuto quest’anno la stagione più significativa della vita a livello calcistico”. L’obbligo di riscatto sommato alle cifre del prestito conta un totale di 9 mln, cifra giustificata dal cuore enorme ma non ancora del tutto dalla sostanza del campo, da lui la Fiorentina si aspetta giustamente molto di più. Dato l’investimento l’ipotesi più plausibile coincide con la parola “fiducia”. Corvino e Freitas si dirigono dunque verso un’estate rovente, dove la priorità sarà nuovamente vendere per poi investire. La volontà di Pioli è quella di una rosa corta (15-17 giocatori) ma competitiva nella sua totalità. Sfoltire gli esuberi, eliminare i punti interrogativi e ripartire dalla sostanza. Unico obiettivo, la conclusione di questa metamorfosi. Le certezze in casa Fiorentina non sono molte ma sufficienti per costruirci sopra una squadra. Il riscatto di Pezzella per la leadership difensiva, il baluatsro Veretout a centrocampo e il tandem d’attacco, invidiato da mezza Europa, Federico Chiesa-Giovanni Simeone. Così Corvino è partito, proprio dal problema numero 1. All’appello manca un portiere…

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