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FIGC, Nulla di fatto dopo l’incontro con Cts: ci sono due nodi

Mancanza di disponibilità di tamponi in alcune zone d’Italia (particolarmente in Lombardia) e soprattutto modalità con cui affrontare il caso di una “positività in corsa” con l’obbligo di quarantena. Sono stati i due temi su cui le domande dei 20 membri del comitato tecnico-scientifico del governo alla delegazione della Federcalcio sono state più insistenti. La riunione è durata un’ora e mezza e non c’è stato un verdetto. Ora gli scienziati dovranno valutare tutte le cose illustrate e scrivere una relazione, come vuole la prassi dell’attività del Comitato, al ministro della salute Roberto Speranza. Che poi, naturalmente, si confronterà in sede governativa con il premier Giuseppe Conte e con il ministro dello sport, Vincenzo Spadafora.

Per ora, comunque, siamo ancora alla fase degli allenamenti. Lo stesso protocollo preparato dalla commissione medica della Figc infatti non arriva fino alla fase delle partite. E’ però indiscutibile che il passaggio dalla fase 2 (allenamenti soft, quelli di questi giorni) alla fase 3 (cioè gli allenamenti con contatto fra i giocatori che chiama in causa l’idea del gruppo chiuso) costituisce una premessa indispensabile per la ripresa dell’attività agonistica. Su cui, però, ci dovrà essere un nuovo approfondimento. L’altro tema, che non investe però la sfera sanitaria e quindi l’attività del Comitato, è quello della copertura assicurativa, visto che la positività per covid è considerata dall’Inail un vero e proprio infortunio sul lavoro. Lo scrive GdS

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