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ESCLUSIVA – F1, Viaggio nella Romulea, la società che fa crescere i talenti del domani

Nel nostro paese mancano tante cose momentaneamente, un po’ in tutti i settori. Anche lo sport negli ultimi anni ha iniziato ad avere il fiatone, con pochi giovani italiani utilizzati e una generazione che non sembra andare molto d’accordo con il dono della classe. Anche nelle difficoltà, però, ci sono società che lavorano a testa alta, con umiltà e professionalità, provando a sfornare i talenti che un giorno potranno tornare a far sorridere i tifosi italiani. Una di queste realtà è la Romulea, società romana che vanta oltre 150 giocatori che hanno abbracciato il mondo del calcio professionistico, da qualche anno centro formazione Inter. Tra i tanti calciatori usciti da questo club c’è anche Lorenzo De Silvestri, ex terzino viola, che domenica sfiederà la Fiorentina da avversario con la maglia del Torino. Per conoscere meglio questa miniera calcistica, siamo andati ad intervistare in esclusiva un talent scout di questa società sportiva, Valerio Spadoni:

Valerio, che soddisfazione c’è a fare un mestiere come quello del talent scout? Si prende un giocatore e magari dopo qualche anno lo si ritrova in televisione…

“Il ruolo che ha chi fa questo mestiere è quello di trovare dei giovani talenti che giocano in campi di periferia, sperduti e successivamente farli crescere nella tua società, sia umanamente che calcisticamente. L’idea di vederli calcare campi importanti dopo un po’di tempo regala sicuramente molta soddisfazione.”

Secondo lei cosa penserà oggi chi ha scoperto De Silvestri?

“Provando ad immedesimarmi nei panni di chi gli ha dato le possibilità di diventare un calciatore di Serie A sicuramente oggi starà pensando che ha fatto un buon lavoro. Lorenzo ha mosso qui, alla Romulea, i suoi primi passi calcistici, per poi passare alla Lazio e fare tutta la trafila delle giovanili.”

Voi da qualche anno collaborate con un club italiano molto prestigioso, l’Inter…

“Si, noi già da qualche anno siamo centro formazione Inter, questo è per noi motivo di orgoglio e di grande soddisfazione. I nerazzurri sono una delle squadre più vincenti negli ultimi anni a livello giovanile, non è un caso perchè è una società che lavora in un certo modo con i giovani. Negli anni ha creato questi centri di formazione, ovvero delle società affiliate, dislocate in tutta Italia, con una sorta di atteggiamento privilegiato, visto che, periodicamente, il club milanese invia dei suoi tecnici o componenti dello staff che vanno a valutare da vicino i possibili giocatori del domani, svolgendo corsi e allenamenti che regalano sorrisi e nuove competenze ai ragazzi. Con noi, lavorano in sinergia sull’attività di base e molti di loro, in particolare i più piccoli, hanno addirittura la possibilità di andare a Milano e svolgere dei tornei con altri centri di formazione. Sicuramente è una bellissima esperienza di crescita, assolutamente.”

Quali sono le caratteristiche che un bambino oppure un ragazzo deve avere per diventare il campione del domani?

“La caratteristica principale, che oggi manca molto, purtroppo, è l’umiltà. Sia da parte della famiglia che dai più giovani, si vedono tanti genitori che pensano di avere il fenomeno di turno dentro casa. I ragazzi stessi, magari giocano una buona partita, segnando o regalando assist e di conseguenza credono di essere dei campioni. Per diventare un campione serve il talento abbinato all’umiltà, ed abbinata a quest’ultima non deve mancare la fame, quella voglia di migliorare giorno dopo giorno. Il tutto deve partire dal nucleo familiare, anche se poi alla fine è il giocatore che si allaccia gli scarpini e va in campo.”

Nelle vostre squadre, attualmente, ci può essere il campione del domani?

“Ci sono diversi giocatori bravi, a parer mio. Tutto dipende dal percorso che intraprendono i ragazzi, dalla consapevolezza che hanno nei propri mezzi. Un altro punto è che ci sono dei giovani che sanno giocare ma non sono consapevoli di quanto possano dare, crescere e lavorare per arrivare agli obiettivi che si pongono.”

Qualcosa sembra cambiato, ma il problema giovani italiani in campo persiste. Quali sono le cause di tutto ciò?

“L’essere umano è tarato per voler ottenere tutto e subito. In Italia, in particolare, abbiamo troppa fretta. Gli allenatori vogliono ottenere tutto e subito, senza dar fiducia ai talenti, ai giovani. Non si ha il coraggio di andare incontro a qualche sconfitta, chiaramente non si può pensare di far giocare tanti giovani e vincere subito, non tutti possono giocare subito ad altissimi livelli. All’estero, invece, questa cultura c’è ed i ragazzi vanno in campo. Il talento in Italia non manca, qualcosa si sta iniziando ad intravedere. Ad esempio la Nazionale U19, l’estate scorsa ha fatto un grande europeo, raggiungendo la finale e si è vista qualche individualità importante come Plizzari, Scamacca, Tonali, Bellanova. Sono dei ragazzi che hanno giocato un europeo addirittura sotto età, vuol dire tanto. Poi è anche un problema di generazioni, manca quel talento cristallino come Roberto Baggio, ma quello probabilmente nasce ogni 30 anni. In Spagna nel corso degli anni hanno raccolto i frutti dell’ottimo lavoro fatto a livello giovanile, partendo dai più piccoli per poi arrivare a vincere il Mondiale 2010.”

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