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ESCLUSIVA F1, Paolo Bacciotti del Ristorante Tullio: “Da noi Commisso ha mangiato la prima bistecca da presidente della Fiorentina. E’ un buon mangiatore con il cuore di un babbo. Aspettiamo Ribery”

Nella splendida cornice di Fiesole, da oltre 60 anni per mangiare una buona bistecca fiorentina non potrebbe esserci scelta migliore che il Ristorante Tullio a Montebeni. Da ormai diverso tempo, il locale è spesso luogo di ritrovo anche per la Fiorentina, infatti calciatori e staff spesso si cimentano in cene di squadra ma anche per semplici serate all’insegna della gustosissima cucina toscana. Il ristorante Tullio, gestito da Paolo Bacciotti e famiglia, inoltre è uno dei locali tipicamente fiorentini meglio recensiti sul web. La famiglia Bacciotti è molto attiva anche nel sociale grazie alla fondazione Tommasino Bacciotti, costituita agli albori del nuovo millennio. Con Paolo abbiamo voluto fare una chiacchierata in esclusiva, dove ci ha raccontato alcuni aneddoti e curiosità senza dimenticare il difficile presente delle aziende ristorative a causa della pandemia di Coronavirus:

Paolo, il filo diretto che unisce la Fiorentina con il suo locale parte da lontano…

“Assolutamente, il rapporto tra la Fiorentina ed il nostro locale risale a tantissimi anni fa, quando è nata anche la nostra fondazione. Sia la vecchia proprietà che la nuova ci hanno dimostrato vicinanza, a noi ed a tutte le associazioni mirate a fare il bene del nostro territorio”.

Il presidente Commisso è passato subito a farvi visita, giusto?

“Grazie ad Antognoni, la prima uscita del presidente Commisso in un ristorante fiorentino è stata da noi. E’ stata una bella serata, lui era con tanti suoi parenti. Gli abbiamo subito fatto provare i nostri piatti forti come la bistecca e lo “spaghetto dei cavalieri”. Da allora è tornato tante altre volte”.

Cosa mangia più volentieri quando torna da voi?

“E’ un buon mangiatore, sicuramente però la bistecca gli piace molto”.

Dal punto di vista umano come lo ha trovato?

“E’ un uomo molto intelligente, sa trasmettere forza ai suoi collaboratori. Ricordo che in una cena di pochi mesi fa con tutta la squadra al nostro ristorante parlava ai giocatori da babbo, con il cuore in mano. E’ una cosa bella ed importante che il presidente di una squadra importante come la Fiorentina trasmetta certi valori”.

C’è qualche giocatore della Fiorentina che è un vostro cliente abituale?

“Ne capitano diversi, così come dirigenti e membri dello staff. Quando vengono a mangiare qui è difficile non trovare una bistecca sui loro tavoli. La maggior parte della squadra di oggi sono ragazzi stranieri ma tutti veramente in gamba. Con il calciatore italiano invece prendiamo un’altra confidenza, c’è un contatto diverso ma sono tutti molto bravi”.

All’appello però manca un giocatore importante…

“Sì, Ribery è stato l’unico che ancora non è passato ma speriamo che arrivi anche lui”.

Capita di trovare da voi qualche giocatore degli anni passati?

“I giocatori che sono rimasti a vivere a Firenze passano spesso e siamo rimasti in ottimi rapporti, Antognoni invece è la persona che frequentiamo di più. Ricordo che della Fiorentina di Toni, Mutu, Frey venivano sempre tutti quanti, mentre all’arrivo della vecchia presidenza era consuetudine trovare da noi i nuovi acquisti del club”.

Passando dalla tavola al campo, cosa si aspetta dalla Fiorentina in futuro?

“Quando si cambia proprietà si è costretti a ripartire da zero come nel caso del club gigliato. Sono convinto che verrà costruita una bella squadra per il prossimo campionato, stanno lavorando bene”.

La situazione del mondo della ristorazione oggi invece è un gigantesco punto interrogativo e si parla di tante soluzioni. Lei ha in mente qualcosa in particolare?

“Purtroppo, all’interno di una situazione drammatica ci siamo attenuti come tutti quanti alle regole e abbiamo dovuto chiudere. Ho provato a pensare a nuove idee, rifletto a tante nuove soluzioni, adesso però ho deciso di aspettare le decisioni per poi agire di conseguenza. Sicuramente da 100 posti passeremo a 28, ma se il comitato scientifico ci impone questo non possiamo fare altro. Ci reinventeremo come ha fatto il nonno 62 anni fa e ripartiremo”.

La soluzione dell’asporto l’ha mai presa in considerazione?

“Ammetto di non averla presa in considerazione, la nostra posizione geografica è distante dalla città di Firenze ed il servizio non sarebbe sicuramente facilitato. La nostra è una cucina espressa, i nostri piatti sono fatti per essere mangiati sul momento. Però aspettiamo di capire se potremo riaprire dal 2 giugno e prenderemo in considerazione soluzioni diverse, 3 mesi di chiusura sono tanti”.

Qual è la principale caratteristica del vostro locale che tutti quanti ci auguriamo di trovare presto riaperto?

“La nostra forza è stata mettere la familiarità a servizio dei nostri clienti, noi lavoriamo con il 99 % di fiorentini, per un turista straniero non è semplicissimo raggiungerci. Abbiamo saputo costruire il nostro ristorante sulle fondamenta delle specialità che offriamo dal ’58”.

   

 

di Vincenzo Pennisi

 

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