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ESCLUSIVA F1, L’attore Orfeo Orlando: “Iachini, l’uomo di polso giusto per rialzare la Viola. Il mio Bologna coraggioso come Sinisa. Zalone è come la Juve, può non piacere”

Derby dell’Appennino alle porte, c’è una Fiorentina che vuole ripartire ed un Bologna con voglia di conferme. In vista della sfida del Dall’Ara abbiamo deciso di raccogliere le opinioni dell’attore bolognese Orfeo Orlando. Nel curriculum dell’artista una serie di presenze in note fiction (“Un ciclone in Famiglia”, “Don Matteo”, “Un medico in Famiglia”, “Boris”), mentre al cinema presente con il premiato film “L’uomo che verrà”, il toscano “Forse è solo mal di mare” e diversi altri progetti. Nella vita di Orfeo, oltre a televisione e cinema c’è spazio per lo sport, in particolare è noto il suo cuore a forti tinte bolognesi. Ecco la nostra intervista esclusiva all’attore Orfeo Orlando:

Orfeo, come nasce la sua passione per il Bologna?

“Nasce dal 1964 quando vincemmo l’ultimo Scudetto, dalla terrazza della nonna vidi i festeggiamenti della gente e la passione da allora non mi ha più mollato. Ricordo bene le due coppe Italia vinte dal Bologna negli anni ’70”.

Lei è ha partecipato a molti progetti televisivi e cinematografici. C’è qualcosa al quale è più affezionato?

“Prima di tutto la recitazione per me è una passione, così come il calcio ma lo sport in generale. Sono legato un po’ a tutto, alle diverse fiction partendo da “Un medico in Famiglia per arrivare a “Boris” ma senza escluderne nessuna. Al cinema ricordo molto volentieri “La terra buona”, “L’uomo che verrà” premiato anche con il David di Donatello ed il film pratese “Forse è solo mal di mare con l’amico e collega Francesco Ciampi. A Prato sono legato, ho una sorella che vive lì con il marito che è tifoso Viola. Non mancano le prese in giro in occasione dei Derby dell’Appennino”.

Passando da Prato a Firenze, che squadra le sembra la Fiorentina?

“Ad inizio stagione ero convinto che la Fiorentina avrebbe lottato quantomeno per la qualificazione all’Europa League, in particolare con gli arrivi di Commisso e Ribery e la permanenza di Chiesa. La conferma di Montella probabilmente è stata un po’ forzata, ma la Fiorentina come organico non è una squadra che merita quella classifica. Non mi fido dei Viola, spero da martedì che la squadra risalga e credo che sarà così. Iachini è un allenatore di polso, la persona giusta in questo momento delicato”.

Provando a fare un collegamento tra calcio e cinema, possiamo dire che la Juventus domina il calcio italiano e Zalone fa lo stesso nelle sale?

“Quanto a Zalone sono uno di quelli che dice che può piacere o non piacere, io ad esempio non sono un fan accanito del suo cinema, ma se un attore registra 8,5 milioni di incasso nel primo giorno di proiezione vuol dire che la gente va a vederlo. Questi dati chiudono un po’ la bocca a tanti. Quanto ai successi della Juve direi basta, poi ci lamentiamo che la gente non va più allo stadio o non segue più le partite. Sto scrivendo a tutti i miei amici e tifosi interisti, napoletani, romanisti per chiedergli di porre fine all’egemonia bianconera. Una squadra che vince tutti questi scudetti consecutivi non credo faccia molto bene al calcio italiano”.

Tornando alla partita del Dall’Ara, che partita sarà Bologna-Fiorentina?

“Prima di tutto deve restare una partita, negli anni passati abbiamo assistito ad episodi drammatici che speriamo di non vedere più. Tra l’altro Bologna e Firenze sono due città per tanti versi vicine, la rivalità deve rimanere sportiva e basta. Pensando a Iachini non credo che disprezzerebbe anche un punto, visti i momenti che stanno vivendo le due squadre. Il Bologna dovrà stare attento agli strappi di Chiesa e servirà cinismo, è una partita aperta a qualsiasi risultato. Credo che i ragazzi di Sinisa proveranno a fare la partita con coraggio, ma serve grande attenzione alla Fiorentina che può svegliarsi da un momento all’altro”.

A proposito di Sinisa, cosa ci ha insegnato in tutti questi mesi?

“Serve subito fare un plauso alla società che l’ha confermato pur sapendo le difficoltà del caso. Mihajlovic è un esempio per le persone che soffrono, è andato oltre al lato tecnico, anche lui chiaramente può piacere o non piacere ma ha avuto grande coraggio. A livello umano è stato enorme, quando è arrivato in panchina a Verona alla prima giornata ha trasmesso valori immensi in una situazione complicatissima”.

 

 

Articolo di Vincenzo Pennisi

 

 

 

 

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