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ESCLUSIVA F1: Chiamate, esoneri, incontri e spogliatoio: Consonni racconta i mentori Allegri e Pioli

Fiorentina – Juventus è anche la sfida tra Stefano Pioli e Massimiliano Allegri. Due carriere sfioratesi in più occasioni, ma mai davvero incrociatesi. Pioli ha giocato nella Juventus per tre stagioni (1984/1987), Allegri la allena dal 2014. Pioli ha giocato nella Pistoiese nella stagione 1996/1997, Allegri in quella 2001/2002.  Allegri è stato allenatore del Grosseto nel 2005 – 2006. Pioli nel 2006/2007. Allegri ha guidato il Sassuolo nel 2007/2008, Pioli nel 2009/2010. A far collidere le loro storie ci abbiamo pensato noi di FiorentinaUno, andando a fare una piacevole chiacchierata con Luigi Consonni,  ex giocatore di Juventus, Napoli, SPAL e Grosseto ed ex allenatore di Roselle e Grosseto.

L’incontro con l’allenatore viola risale alle stagione 1997/1998. “Con lui ho giocato il suo ultimo anno da calciatore. Io ero agli inizi. Venivo dalla primavera della Juventus. Sono andato a fare una esperienza al Firenzuola in C1. Già allora si vedeva che era un allenatore in campo. Come Allegri, da quanto mi hanno raccontato” ha rivelato ai nostri microfoni.

Con l’allenatore bianconero invece il feeling scatta quando si trova sotto la sua guida alla SPAL. “Io giocavo nel suo ruolo, quindi mi rivedeva nelle sue caratteristiche. Quando dopo Ferrara andai a Napoli, Allegri venne a Grosseto e mi chiamò. Mi chiese se volevo aiutarlo in questa avventura. Devo ringraziarlo”. Una prima differenza con Pioli.  “Lui mi disse: “quando smetterò di giocare ti porterò con me”. Poi non si è mai avverato. Ma capisco che cambiano le vite delle persone e le situazioni”. Nessun rancore, anche perchè si rincontreranno comunque più avanti.

Per Allegri il periodo a Grosseto ha coinciso con alcuni momenti difficili. “Lui ha avuto due esoneri. Uno il primo anno, poi è tornato alla fine stagione e l’anno dopo è stato esonerato dopo 9 partite. Se non hai il carattere da farti scivolare addosso quello che ti succede si fa fatica. Lui c’è riuscito benissimo. E’ ripartito a Sassuolo e poi a Cagliari.” Il resto è storia, con il livornese a scalare le gerarchie sino ai vertici europei. Il segreto? “Allegri nella settimana è diverso. Ti lascia una tranquillità importante. Si nota anche nei giocatori in campo. Faccio un esempio, sono andato a vedere la finale di Coppa Italia contro il Milan. Gattuso sbraitava, mentre lui lo vedevi calmo. Dal mio punto di vista avere un allenatore col carattere di Allegri sarebbe più giusto, perché ti dà sicurezza.  E’ il migliore in Italia e uno dei migliori d’Europa. Ha quel qualcosa in più, soprattutto nel leggere la partita, che lo rende unico e speciale. Non è semplice andare al Milan e vincere, alla Juve dopo Conte e vincere, facendo anche meglio in Champions.”

A Grosseto nonostante la chiamata mancata ha ritrovato il suo vecchio compagno di squadra. “Pioli era abbastanza apprensivo. Anche perché subentro alla quarta quinta giornata a Roselli, il primo anno del Grosseto in Serie B. I risultati non venivano. Abbiamo fatto fatica a metterci in moto, ma verso la fine del girone d’andata era una squadra che giocava a memoria. Ha bisogno di tempo per far capire le sue idee e i suoi sentimenti. Non sembra uno che si emoziona, ma dentro quando le cose non vanno bene ci sta male, e quando le cose vanno bene è contento. Ma ha quell’ equilibrio giusto che deve avere un allenatore importante. Lui cura molti i dettagli, sia nella fase offensiva che in quella difensiva.”

Entrambi si distinguono per una grande attenzione nel rapporto con i propri giocatori.  “Allegri cerca di far sentire importanti tutti. Per alcuni allenatori ci sono 11/12 titolari e gli altri non vengono calcolati. Diceva che sono più importanti quelli che non giocano rispetto a quelli che giocano, perché se si impegnano fanno allenare bene quelli che giocano, mentre se non si impegnano si autoescludono e fanno allenare gli altri male”.  Una frecciata a Pioli, che alla Fiorentina ha sviluppato la tendenza ad usare i sui fedelissimi? Assolutamente no. “A ribaltare le panchine penso che Allegri si comporterebbe come Pioli e viceversa. La qualità della rosa fa la differenza. Spero che la Fiorentina sul mercato gli compri un attaccante, visto il periodo di Simeone. Con i grandi centravanti si vincono le stagioni.”

Da Grosseto sembra essere passata una vita. I cambiamenti però, a guardare bene non son stati poi troppi nei nostri due protagonisti. “In loro rivedo gli allenatori che ho avuto. A differenza per esempio di Sarri, che quando ho avuto a Grosseto (2010 ndr) non era un maniaco del possesso palla. Anzi, voleva andare alla verticalizzazione il prima possibile.“

Il rapporto con i mister rimane tuttora: “Con Allegri ci sentiamo ogni tanto per messaggio. Gli ho fatto i complimenti per le finali Champions, anche se non è riuscito a portarle a casa. Mi sento anche con il suo staff, persone fantastiche. Pioli ha lo stesso staff di Grosseto, persone altrettanto meravigliose. Non posso che fargli un in bocca a lupo affinchè possano portare la Fiorentina dove le compete. L’anno scorso sono andato a vedere Fiorentina – Inter e ho avuto modo di parlare col suo secondo Morelli e Osti. Mi han detto “Vienici a trovare”. Quando potrò lo farò. C’è sempre da imparare da persone che mi hanno dato tanto da giocatore”

Per quanto riguarda i match di domani il pronostico è scontato: “Spero un pareggio per non far torto a nessuno dei due mister. Spero sia una bella partita, sicuramente sentita da entrambe le società e tifoserie, all’insegna del rispetto. Mi aspetto grande determinazione da parte viola, per dare una soddisfazione ai propri tifosi visto l’annata che stanno passando.”

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