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E’ SEMPRE CALCIOMERCATO – Corvino e il 75% della discordia: la Fiorentina non investe e abbandona i progetti

E’ sempre il tempo giusto per fare buoni affari, se il momento è propizio. Lo sanno bene tutti gli esperti di calciomercato e soprattutto lo sanno i dirigenti delle varie società, i quali, a dispetto dei vincoli temporali delle due sessioni annuali, spesso iniziano a muoversi con largo anticipo sui potenziali rinforzi e sulle potenziali cessioni. Da questo presupposto nasce la rubrica “E’ sempre calciomercato” che, a cadenza settimanale, tratterà i temi del calciomercato della Fiorentina.

 

La Fiorentina è appena uscita dalla sessione estiva di calciomercato ed è tempo di fare i conti e le valutazioni sull’operato del dg Pantaleo Corvino. Come affermato da lui stesso in conferenza stampa pochi giorni fa “circa il 75% dei ricavi delle cessioni sono stati reinvestiti.“ Siamo veramente sicuri che sia così?

La lunga estate fiorentina ha visto una lunga serie di operazioni che ha portato a uscite (per i nuovi acquisti) di circa 72 milioni di euro di fronte a entrate superiori ai 110 milioni: sono cifre che dovranno essere valutate a tempo debito quando il bilancio societario sarà disponibile, in quanto molte operazioni potrebbero essere conteggiate sui bilanci futuri o meno (in particolare i prestiti con diritto/obbligo di riscatto), ma conti alla mano non si avvicina nemmeno lontanamente al 75% dichiarato.

Al di la delle questioni burocratiche e di contabilità, la Fiorentina ha subito un netto ridimensionamento soprattutto in termini di monte ingaggi (dai 77 milioni del 2015 agli attuali 40 circa). Considerando questi dati combinati (monte ingaggi molto più basso + plusvalenza di quasi 40 milioni tra entrate e uscite) è chiaro l’obiettivo della società: rientrare delle spese effettuate in questi 15 anni di gestione Della Valle (circa 220 milioni di spese, con una media di poco meno di 15 milioni l’anno) e mantenere almeno l’autosufficienza economica che favorisca la cessione della società, con i patron viola che hanno ormai abbandonato Firenze lasciando piena responsabilità (ma zero risorse) a Cognigni e Corvino, con la bandiera viola Giancarlo Antognoni a cercare di mantenere i buoni rapporti con città e tifosi.

Se da un lato è doveroso dire che ognuno ha piena libertà di gestire come meglio crede le sue aziende, è anche giusto sottolineare che il patron del Sassuolo Squinzi, tramite la sponsorizzazione della Mapei, regala ai neroverdi 15 milioni annui, pur avendo un appeal, un bacino d’utenza, una storia calcistica e prospettive molto diverse da quelle che la Fiorentina ha o dovrebbe avere: su queste basi non sembrano poi nemmeno molti i soldi concessi dai DV, soprattutto di fronte all’enorme ritorno mediatico su di se e sulle loro aziende.

Sembra ormai tra il ridicolo e il grottesco parlare di progetti e di investimenti in casa Fiorentina: lo stadio e la cittadella sono allo stesso punto di 15 anni fa, l’italianizzazione non si è attuata, la creazione di sinergie con altre società minori per fare crescere i ragazzi della Primavera ancora manca, infine gli investimenti sui mercati esteri crescenti sono stati abbandonati (del Pune City in India non si sa più nulla, così come sono stati accantonati eventuali accordi con realtà cinesi o statunitensi).

Tralasciando il depauperamento attuato sotto il profilo sportivo, Corvino si è meritato il rinnovo di contratto (fino al 2020) per avere perfettamente attuato le direttive arrivate da Casette d’Ete: ringiovanire la rosa nella speranza di creare future plusvalenze (Chiesa è il prossimo indiziato), mantenere autosufficiente un’azienda (ricordiamo che i tifosi per i Della Valle sono clienti) e lasciare ad allenatore e squadra il duro compito di mantenersi competitivi in Serie A. Vedremo il futuro cosa ci riserverà ma di fronte a questi dati sembra sempre più difficile mantenere l’ottimismo.

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