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BUON COMPLEANNO CAPITANO, Diego Lopez: “Era ambizioso e voleva sempre crescere. Rimarrà per sempre nei nostri cuori…”

Oggi, lunedì 7 gennaio, Davide avrebbe compiuto compiuto 32 anni. Nel giorno del suo compleanno, la redazione di FiorentinaUno.com, ha deciso di fargli un piccolo regalo, un pensiero rivolto a tutti coloro che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Così, attraverso la storia delle 7 maglie che ha vissuto nella sua carriera, grazie alle parole esclusive di 8 protagonisti che lo hanno accompagnato lungo questo viaggio, abbiamo cercato di svelare quel ragazzo dal sorriso solare, con il 13 stampato sulle spalle, entrato da sempre nel cuore di tutti.

Per leggere l’intero speciale e vedere tutte le foto inedite:

SPECIALE ASTORI – BUON COMPLEANNO CAPITANO!

Ecco di seguito le foto inedite e l‘intervista esclusiva a colui che Davide l’ha vissuto da compagno di squadra, allenatore ed amico. Queste le parole di Diego Lopez:

Lei ha giocato nel Cagliari insieme a Davide e poi lo ha allenato. Che ricordo ha? 

“Da compagno sapeva ascoltare, era giovane e parlava poco. Il primo anno giocò poco ma poi l’anno dopo abbiamo fatto coppia insieme. Ha iniziato a giocare con continuità, poi man mano è diventato il calciatore che tutti conosciamo. Quando sono tornato a Cagliari da allenatore ho notato in lui tantissimi progressi . Era completo, maturo e vice Capitano di quella squadra. Davanti a lui c’era solo Daniele Conti, aveva superato nelle gerarchie gente come Agostini e Cossu. Avevo lasciato qualche anno prima un ragazzo giovane che stava crescendo ma ritrovarlo a quel livello è stata una sorpresa anche per me. Abbiamo anche discusso, quando facevamo una riunione tecnica lui era uno di quelli che parlava di più ma sapeva confrontarsi e questo mi piaceva molto”. 

Un ricordo di Davide come leader? 

“Una volta alla partita di allenamento, la sua squadra stava perdendo e lui arrabbiato si rifiutò di rincorrere una palla, quando l’ho ripreso ha ammesso subito il suo errore. Gli dicevo sempre: ‘Asto tu non puoi mollare, se gli altri vedono che tu molli da Capitano è finita’. Lui, con grande umiltà, ha capito il mio messaggio. Per me era anche difficile perché eravamo veramente amici  ma lui ha sempre rispettato il mio ruolo. Non ho conosciuto la sua famiglia, venivano spesso a Cagliari… quando poi ho capito che persone erano ho trovato una spiegazione al modo di essere di Asto. Ho sentito spesso parlare del suo sorriso, ed è così che lo ricordo anch’io, era sempre disponibile al sacrificio per aiutare un compagno. Quando sono tornato in panchina, il primo a parlarmi del suo cambiamento fu Larrivey. Davide faceva da collante tra i giovani, come Matri e Lazzari, ai veterani di quel Cagliari. Anche alla Fiorentina ha conquistato in poco tempo la leadership dello spogliatoio… lui era fatto così”.

Avete mai parlato di un sogno che Davide cullava? 

“Abbiamo parlato molto, anche della sua carriera, e lui dopo la Nazionale desiderava andar fuori da Cagliari. Aveva tanta voglia di fare il salto di qualità e misurarsi in una squadra forte. Era ambizioso e voleva sempre crescere. E’ arrivata la Nazionale, la Roma e la Fiorentina…”. 

Le ha mai parlato di un eventuale futuro in panchina? 

“Gli raccontavo spesso la mia storia, non pensavo mai di fare l’allenatore, poi ho smesso in anticipo e Cellino mi ha convinto a restare in società. Davide aveva tutte le caratteristiche per farlo ma non ci pensava perché aveva ancora tanto da giocare. Lui aveva le doti per fare tutto”.

Vi siete più rivisti dopo Cagliari? 

“Ci siamo sempre sentiti per messaggio, mi mandò la foto della piccola appena nata. L’ultima volta l’ho visto a Cagliari. C’era la partita contro la Fiorentina e lui era in campo. Finita la partita lui venne da me negli spogliatoi e ci siamo fermati a parlare per diverso tempo… purtroppo, senza saperlo, è stata l’ultima volta che ho potuto parlarci”. 

Cosa ne pensa dell’amore di Firenze e Cagliari per Davide? 

“Quel giorno eravamo in campo per il riscaldamento, i ragazzi mi hanno visto rientrare e hanno notato dalla mia faccia che qualcosa non andava. Ho incontrato Barella e restò impietrito davanti alle mie lacrime… Queste due società hanno fatto un grande gesto nel ritirare la maglia numero tredici, ero presente ed è stato un momento speciale. Rimarrà per sempre nei nostri cuori…”.

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