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AL GENOA L’ARDUA SENTENZA

Expect di unexpectable, direbbero gli inglesi. Ebbene sì, con la Fiorentina il motto calza a pennello. Chi mai si sarebbe aspettato, otto mesi fa, di mettere in discussione anche solo una papabile retrocessione? Probabilmente nessuno, visto che gli obiettivi erano ben altri. A dire il vero risulta difficile descrivere la situazione imbarazzante che sta avvolgendo il gruppo da ormai quattordici partite. A Firenze è tornata una brutta aria, quella della discordia, quella di coloro che sono abituati a divertirsi, a godere di una squadra di medio-alta classifica e che da un momento all’altro si ritrovano sprofondati alle porte degli inferi. Questa città ne ha vissute di delusioni, anche ben più grandi di quella che potrebbe arrivare la prossima domenica; ma rischiare una regressione ai piani del campionato cadetto in questo modo, forse, è veramente troppo per chi ama i colori viola. L’impressione è quella di una squadra inerme, incapace di reagire dopo un gancio dritto in piena tempia, ma comunque un solo colpo. A questo punto non esistono più argomentazioni da scartare e chissà se non sia stato proprio l’addio del tanto contestato Stefano Pioli a mettere ko questo gruppo. Del resto basta osservare per qualche minuto Vincenzo Montella in campo:  gesti veementi, urla, sbracciate, segnali di tutti i tipi, ma il tecnico campano sembra parlare col nulla, come se tra lui e la squadra ci fosse un vetro oscurato e isolante. Così poco ascoltato da perdere la pazienza e sfogare tutta la propria frustrazione, arrivando involontariamente a recare danno ad uno steward.

Chissà che non sia proprio il campo il problema, o forse il gruppo stesso, che potrebbe non aver accettato di buon grado l’arrivo improvviso del nuovo/vecchio allenatore e, di conseguenza, aver giocato le ultime cinque partite con la testa da tutt’altra parte. Teorie del complotto escluse, i fatti affermano che l’ultima delle ipotesi potrebbe diventare a breve una certezza. Basta un altro passo falso e la Fiorentina potrebbe dire addio alla Serie A dopo circa diciassette anni. Ma ora poco importa parlare, tante parole saranno spese dopo il prossimo 26 maggio, argomentazioni a cui dovranno seguire fatti e, in seguito alle quali, dovranno emergere i colpevoli di una simile disfatta. Di fare i conti si sono stancati tutti, dai tifosi, alla stampa, alla città intera. Chi di dovere, si assuma le proprie responsabilità, a prescindere da come andrà a finire questo malinconico epilogo. Alla sfida contro il Genoa l’ardua sentenza.

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